I prodotti con indicazione geografica (IG), ossia i prodotti DOP, IGP e STG, sono una componente essenziale del sistema agroalimentare dell’UE e, in particolare, del sistema agroalimentare italiano.
In Italia il sistema delle IG coinvolge un grandissimo numero di operatori (183.000), occupando (864.000) addetti, e esprime un’offerta che ha raggiunto un valore di 21 miliardi di euro nel 2024, circa il 25% in più rispetto al 2020. Il sistema delle IG è tuttavia sottoposto a una pressione competitiva che sta attivando processi di riorganizzazione strutturale che viene rivelata, in Italia, da una riduzione del numero degli operatori, a fronte di una crescita degli occupati (Ismea-Qualivita, 2025).
L’offerta dei prodotti con IG si confronta con una congiuntura economica che dal 2020 è stata particolarmente critica, prima per la pandemia, successivamente per le conseguenze economiche della pandemia e poi per quelle della guerra in Ucraina, cui ora si aggiungono le conseguenze del conflitto in Medio Oriente che limita il potere di acquisto di ampie fasce di consumatori e induce anche in chi non vede una contrazione del reddito disponibile una minore propensione agli acquisti. Ciò nonostante, nei consumatori rimane elevato l’interesse per il tema della sostenibilità. Una recente indagine su scala globale di P&W (2025) sul rapporto tra consumatori e acquisto di prodotti alimentari evidenzia che più dell’80% dei consumatori è preoccupato per il cambiamento climatico e il 62% per la presenza di pesticidi nel cibo; a fronte di questo, però, solo il 44% dei consumatori è disposto a pagare un premio di prezzo per prodotti sostenibili e il 43% è incerto. Per tutte le aziende coinvolte nelle filiere dei prodotti IG si impone, quindi, un affinamento delle strategie commerciali, un’ottimizzazione dei costi di produzione innalzando gli standard della qualità sensoriale e l’attenzione ai temi della sostenibilità.
In questo contesto, il regolamento (UE) 2024/1143 sulle IG è intervenuto mutando il quadro istituzionale nel quale di svolge l’attività di produzione e distribuzione dei prodotti con IG. Questo regolamento, infatti, prescrive che la qualità dei prodotti con IG non sia solo una qualità monodimensionale, limitata alle caratteristiche sensoriali, dovendo essere intesa come una qualità tetradimensionale, aggiungendosi alla qualità sensoriale gli aspetti ambientali, sociali ed economici della sostenibilità, nel comune interesse dei consumatori, dei territori che ospitano le produzioni IG e di tutti i soggetti che partecipano direttamente con diverse funzioni alle produzioni con IG (articolo 4). In questa nuova cornice ai gruppi di produttori (in Italia i Consorzi di Tutela) - la cui natura, responsabilità e poteri sono definiti dagli articoli 32 e 33 del regolamento IG - viene assegnata una responsabilità che va oltre quella delle tradizionali funzioni di tutela e vigilanza e dell’adeguamento del disciplinare di produzione in funzione del miglioramento nel tempo della qualità sensoriale della produzione tutelata; infatti, ai gruppi di produttori viene di fatto assegnata la responsabilità realizzare la qualità multidimensionale dell’offerta delle IG, quindi una responsabilità di governo dell’offerta nel senso più pieno.
In questa prospettiva, il presidio degli aspetti economici della sostenibilità impone compiti di stimolo della domanda e di regolazione dell’offerta, garantendo equa remunerazione a tutti gli attori coinvolti, tenendo conto della dimensione sociale e ambientale. Relativamente a quest’ultima, i gruppi dei produttori sono chiamati a un grande sforzo di coinvolgimento di tutti i produttori nei processi di trasformazione dei processi produttivi, mettendoli in grado di adottare le soluzioni tecnologiche e gestionali necessarie per ottenere riduzioni significative degli impatti ambientali, senza impatti negativi sui costi di produzione; ciò è necessario per non compromettere l’aspetto economico della sostenibilità e consentire i livelli retributivi, le politiche per il personale e le azioni sul territorio che consentono di raggiungere anche gli obiettivi relativi alla dimensione sociale della sostenibilità.
Nell’attuale scenario di mercato e istituzionale, l’evoluzione dei processi produttivi nella direzione della riduzione degli input e delle emissioni, salvaguardando la biodiversità e quindi la salute del suolo e dell’aria, senza incrementi o possibilmente riduzioni dei costi di produzione, è certamente la sfida principale e più urgente. In tutti i comparti non si parte da zero, ma la sola osservazione riferita all’Italia, che su 12 milioni di ettari di SAU solo 1 milione risulta condotto secondo i principi di produzione integrata fissati dal SNQPI, rivela quanta strada si deve percorrere. La letteratura ci dice però che una transizione verso assetti produttivi sostenibili sotto il profilo ambientale senza impatti rilevanti sui costi è possibile, ma richiede, più che investimenti materiali, un cambio di mentalità e una condivisione di conoscenze anche create dal basso (Deguine, 2021). Sarà uno dei compiti principali per i gruppi di produttori creare quindi le condizioni necessarie, sviluppando strategie di denominazione e che possono trovare nella PAC risorse importanti per la loro attuazione, sia per quanto riguarda le azioni di divulgazione e produzione di nuova conoscenza nel quadro del modello AKIS, sia la realizzazione di investimenti materiali e immateriali.
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