Il confronto sviluppato il 19 giugno 2026 nell'ambito del convegno “Cambiamento climatico, Vaia, bostrico: quale futuro per le foreste alpine?”, ospitato nell'Aula Nievo del Palazzo del Bo dell'Università di Padova, ha restituito un messaggio chiaro: il futuro delle foreste alpine non potrà essere affrontato come una semplice sequenza di emergenze. Vaia, le infestazioni di bostrico e l'intensificarsi degli stress climatici indicano piuttosto l'ingresso in una fase nuova, nella quale gestione, ricerca e società dovranno imparare a operare dentro condizioni più instabili, meno prevedibili e più interconnesse.
L'iniziativa, promossa dall'Accademia Italiana di Scienze Forestali – Sezione Nord e dall'Università di Padova, attraverso i Dipartimenti DAFNAE e TESAF, ha posto al centro non soltanto la descrizione dei fenomeni in atto, ma l'individuazione di strumenti utili per orientare le scelte future. Dai contributi dei relatori è emersa la necessità di passare da una gestione prevalentemente reattiva a una capacità di anticipazione, fondata su conoscenze scientifiche, competenze operative e partecipazione dei territori.
Il primo risultato riguarda il modo di produrre e utilizzare conoscenza. La disponibilità crescente di dati, immagini satellitari, rilievi da remoto, modelli previsionali e strumenti di intelligenza artificiale apre nuove possibilità per monitorare i disturbi, valutare la vulnerabilità dei popolamenti e sostenere decisioni più tempestive. Tuttavia, questi strumenti potranno incidere davvero solo se inseriti in sistemi condivisi, interoperabili e comprensibili anche da chi opera quotidianamente sul territorio. La ricerca, dunque, non è chiamata soltanto a generare nuovi dati, ma a costruire linguaggi comuni con tecnici, amministratori, imprese e portatori di interesse.
In questa direzione è stata indicata come prioritaria la costituzione di tavoli interdisciplinari permanenti, attivi a scala nazionale, regionale e locale. Non luoghi formali di consultazione episodica, ma spazi di lavoro capaci di armonizzare conoscenze scientifiche, esperienze operative ed esigenze dei territori. Solo attraverso questo scambio continuo sarà possibile assumere decisioni più informate, applicabili e durature.
Un secondo risultato riguarda le competenze. La foresta del futuro richiederà professionisti in grado di leggere dati complessi, utilizzare tecnologie avanzate, coordinare cantieri post-evento, dialogare con la Protezione Civile, affrontare la frammentazione fondiaria e accompagnare proprietà pubbliche, private e collettive in scelte difficili. La meccanizzazione e l'automazione non ridurranno il bisogno di professionalità forestale; al contrario, ne modificheranno il profilo, chiedendo più capacità di interpretazione, responsabilità e coordinamento.
È emersa inoltre una visione più ampia del valore del bosco. La produzione legnosa resta una funzione rilevante, ma non può più essere considerata ovunque come obiettivo unico e prevalente della gestione forestale. Protezione del suolo, biodiversità, paesaggio, carbonio, fruizione, identità culturale e qualità della vita delle comunità montane entrano nello stesso quadro decisionale. La resilienza non riguarda quindi solo gli ecosistemi, ma anche le istituzioni, le filiere, le imprese e le popolazioni che abitano o frequentano i territori forestali.
Il terzo risultato, forse il più innovativo, riguarda la dimensione sociale e culturale. Fotografia, arte e antropologia hanno mostrato che le foreste colpite da Vaia e dal bostrico non sono soltanto superfici danneggiate o patrimoni economici compromessi. Sono paesaggi trasformati, luoghi di memoria, spazi nei quali le comunità ridefiniscono il proprio rapporto con l'ambiente. Raccontare questi cambiamenti significa aiutare la società a comprenderli, ma anche creare nuove forme di partecipazione e consapevolezza.
Dai contributi raccolti emerge dunque una prospettiva di lavoro: non ricostruire semplicemente il bosco com'era, né affidarsi a soluzioni uniformi, ma accompagnare l'evoluzione delle foreste alpine con strumenti flessibili, cooperazione tra saperi e una più matura responsabilità collettiva. In questo senso Vaia e il bostrico non rappresentano soltanto eventi traumatici del passato recente, ma segnali di un futuro che chiede nuove alleanze tra scienza, gestione e società.
Per maggiori dettagli: https://www.rivistasherwood.it/t/disturbi/vaia-bostrico-workshop-padova.html