Gli anziani agricoltori sanno bene che dopo una bella pioggia, le colture sono più “sorridenti” e “felici” dal punto di vista agronomico.
L’acqua piovana, a differenza di quella di irrigazione, diffonde uniformemente nel terreno migliorando la crescita e l’assorbimento degli apparati radicali; se scende dal cielo con regolarità, riduce, inoltre, i pericoli di alterazione della struttura e delle relative proprietà fisico-chimiche del terreno da essa dipendenti. Mentre l’acqua irrigua, localizzata, “impigrisce” le radici, quella di pioggia stimola l’allungamento e la crescita di queste in tutte le direzioni.
Per sua natura, l’acqua che cade dal cielo ha una bassa durezza ed è povera di sali, con pH leggermente acido (≈5,5) grazie alla CO₂ in essa contenuta. Contiene tracce di elementi minerali (es. NO₃⁻- NH4+) e carbonio organico disciolto (DOC ≈2–6 mg/L) derivati da deposizione atmosferica. L’anidride carbonica disciolta può abbassare (neutralizzare) il pH di suoli alcalini, migliorando così la disponibilità di micronutrienti (Fe, Mn, Zn). In confronto, le acque di falda o di superficie sono spesso neutre o alcaline (pH 6,5–8,5) per la presenza di bicarbonati/carbonati. L’ossigeno disciolto nell’acqua piovana dipende dalla temperatura, ma in genere è alto, mentre nelle acque sotterranee è più basso. Con bassa salinità e pH neutro-basso, le radici crescono più fitte e profonde, esplorando maggiormente. L’assenza di stress osmotico consente alle piante di mantenere stomi aperti più a lungo, favorendo così la fotosintesi.
Al contrario, le acque sotterranee o di superficie hanno tipicamente un pH neutro o basico (6,5–8,5) e concentrazioni di ioni molto più elevate (diverse decine-centinaia mg/l di Ca2+, Mg2+, Na+, Cl-, HCO₃⁻ ecc.), quindi conducibilità elettrica elevata. Questi valori rendono l’acqua piovana “acqua dolce”.
Dal punto di vista microbiologico l’acqua piovana può inoculare il suolo/foglie con batteri presenti nell’aria (alcuni benefici), ma può anche veicolare patogeni se raccolta da tetti sporchi (lieviti, E. coli, Salmonella, Pseudomonas); a differenza delle acque potabili clorate, essa non contiene disinfettanti; perciò, non inibisce la microflora del suolo.
Una ricerca su pomodoro innaffiato con pioggia artificiale ha rilevato circa cento taxa batterici “diffusi” dalla pioggia. Questi microbi erano simili a quelli naturali del suolo e potevano includere specie utili (per es. biocontrollo di patogeni).
Per quanto riguarda la temperatura, l’acqua piovana cade a temperatura ambiente (leggermente rinfrescata dall’evaporazione durante la caduta) e può essere più fredda o calda dell’acqua sotterranea (che tende a pH costante vicino alla temperatura annua media del suolo). La differenza di temperatura può influenzare l’assorbimento radicale immediato, ma nei normali regimi irrigui estivi è minima. In sintesi, l’acqua piovana non introduce shock termici rilevanti e ha solitamente temperatura adeguata alla stagione.
Le gocce di pioggia lavano poi polveri e depositi, riducendo cariche di patogeni superficiali e depositando nutrienti minerali (es. ossidi di azoto, silicato). Essendo le foglie “più pulite”, le piante svolgono meglio la fotosintesi, che è essenziale per il loro sviluppo.
L’acqua piovana che cade direttamente sulle foglie viene assorbita dalle cuticole e stomi, integrando la nutrizione idrica e riducendo la perdita tramite traspirazione cuticolare. Non tutti i tipi di “pioggia” sono però eguali. In aree industrializzate o a forte inquinamento atmosferico, l’acqua piovana può essere acida (pH <5) e contenere metalli tossici e solfati in eccesso. In questi casi può danneggiare alcuni terreni (ad es. liberando alluminio tossico in suoli fortemente acidi). È quindi opportuno monitorare periodicamente il pH dell’acqua raccolta e, se necessario, correggerlo (es. con calce prima dell’uso su specie sensibili).
Un’ultima riflessione, relativa all’acqua delle piogge, riguarda la bagnatura del fogliame e delle radici. Mentre con l’irrigazione viene bagnata un’area di terreno localizzata e “determinata” dall’uomo, spesso non corrispondente all’intera superficie/volume delle radici, l’acqua piovana viene intercettata dalle foglie e costretta a “sgrondare” su quelle parti del suolo dove sono più numerose e attive le radici assorbenti.
Generalmente, quando le radici di una pianta tendono ad estendersi orizzontalmente, allontanandosi dal ceppo, le foglie sono disposte in modo da versare all’infuori, in senso centrifugo, le acque che raccolgono. Invece, quando le radici si sviluppano molto in profondità, in modo da concentrarsi lungo l’asse verticale della pianta, le foglie raccolgono l’acqua conducendola verso il fusto, in senso centripeto, versandola su quelle parti di terreno dove sono più abbondanti le radici. Negli alberi è molto evidente la conduzione centrifuga dell’acqua piovana. Il suolo attorno al tronco e sotto i rami più grossi si mantiene lungamente asciutto poiché l’acqua che cade sulle parti più alte ed esposte della pianta è fatta cadere gradatamente, di foglia in foglia, e condotta in modo da accumularsi nelle foglie più basse e periferiche, dalle quali si riversa, sotto forma di grosse gocce, sopra quella porzione di terreno dove più numerose e si ramificano le radici assorbenti.
Per irrigare bene, basterebbe semplicemente imitare la natura!