La risicoltura è storicamente uno dei sistemi colturali più idroesigenti. Richiede grandi volumi irrigui in tempi ristretti, sistemazioni idrauliche rigide e mantiene il terreno in condizioni di prolungata anaerobiosi. Questo modello, che ha plasmato paesaggi e tecniche agronomiche per decenni, oggi si confronta con maggiore variabilità climatica e disponibilità idrica meno prevedibile. Diventa quindi necessario aumentare l’efficienza d’uso dell’acqua nella produzione di riso. Tra le alternative esplorate, la microirrigazione è una delle innovazioni più radicali. Gestire il riso in ambiente prevalentemente aerobico, rinunciando alla sommersione, non significa semplicemente trasferire a questa coltura principi già consolidati in altri sistemi colturali, ma prevede una trasformazione del modello colturale, con conseguenze sull’organizzazione aziendale e sulle strategie agronomiche.
Un primo punto di forza a favore della microirrigazione è la maggiore flessibilità nella scelta dei terreni. Non dovendo realizzare arginature stabili diventano coltivabili superfici che, per giacitura o frammentazione, sarebbero poco idonee o troppo costose da sistemare per la sommersione. Si riducono così gli oneri di livellamento e manutenzione e aumenta la possibilità di riconvertire rapidamente gli appezzamenti verso altre colture, senza vincoli strutturali permanenti. Un secondo punto di forza è legato alla gestione idrica. Nella risaia tradizionale si impiegano elevati volumi idrici in brevi intervalli di tempo. Nella microirrigazione l’acqua è invece erogata in modo continuo e modulato, in funzione del suolo e dei fabbisogni reali. Questo attenua i picchi di richiesta e distribuisce la domanda lungo il ciclo colturale, aspetto cruciale in condizioni in cui si disponga di portate limitate. In prospettiva, con tariffe basate sul volume di acqua impiegato e non sulla sola superficie irrigata, l’efficienza d’uso dell’acqua potrebbe assumere un crescente rilievo economico. Inoltre, un terreno caratterizzato da condizioni di aerobiosi riduce la mobilizzazione di elementi come l’arsenico, il cui assorbimento è favorito dai lunghi periodi di anaerobiosi e, parallelamente riduce le condizioni favorevoli alla metanogenesi limitando le emissioni di metano, gas serra di cui la risicoltura tradizionale rappresenta una delle principali sorgenti per l’ambito agricolo. In fine, la gestione con microirrigazione consente una gestione più efficiente dei nutrienti, in particolare l’azoto, con un effetto positivo sulla stabilità delle rese.
Oltre ai vantaggi, emergono, però, criticità rilevanti. L’installazione e la rimozione delle ali gocciolanti, il monitoraggio di pressioni e portate e la gestione di rotture e occlusioni comportano un fabbisogno di manodopera superiore rispetto alla risaia tradizionale. L’affidabilità dell’automazione diventa quindi cruciale. Malfunzionamenti e rotture si traducono facilmente in disuniformità irrigue, con ricadute negative sulla produttivà. L’assenza dello strato d’acqua modifica poi il microclima interno alla coltura determinando in genere un ritardo fenologico di alcune settimane, con spostamento di levata, fioritura e maturazione verso periodi potenzialmente più critici per gli stress abiotici. Ciò impone di rivedere il calendario colturale e di prestare particolare attenzione alle scelte varietali. Il passaggio da un terreno con condizioni anaerobiche ad uno aerobico modifica anche la flora infestante, favorendo la comparsa di infestanti tipiche di altre colture primaverili-estive e spesso difficili da gestire in assenza di erbicidi registrati per il riso. Di conseguenza, la strategia di diserbo va spostata dalla singola coltura alla rotazione pluriennale, sfruttando le colture in avvicendamento per contenere le specie più problematiche. Tutto questo si riflette sui costi. La microirrigazione aumenta le spese fisse (impianto, filtrazione, controllo) e variabili (ali gocciolanti e sostituzione), innalzando il costo irriguo per ettaro rispetto alla sommersione, soprattutto dove l’acqua è tariffata a superficie.
Nel complesso, la microirrigazione del riso è una tecnica promettente per efficienza idrica e benefici ambientali, ma ancora in fase di consolidamento agronomico ed economico. La sua adozione richiede un ripensamento dell’intera tecnica colturale (varietà, rotazioni, organizzazione del lavoro, automazione, regole di tariffazione) e va considerata come una innovazione da adattare ai diversi contesti in cui essa deve essere applicata, piuttosto che come una soluzione immediatamente standardizzabile.