Accolgo di buon grado l’invito dell’Accademia dei Georgofili, che mi chiede un contributo per ricordare la personalità e le realizzazioni scientifiche e tecniche del grande Maestro, il Professor Alessandro Morettini [Montefalco (PG) 1887 - Firenze 1979], del quale mi onoro di essere stato “l’ultimo allievo ed erede scientifico”.
Maestro nel senso più ampio del termine: per il suo magistero, costruito su competenza e passione per la didattica, pazienza e comprensione verso le schiere di suoi discepoli, dedizione agli studi; per le sue alte doti intellettuali; per le sue intuizioni da pioniere, capaci di precorrere i tempi; per i suoi scritti e numerose pubblicazioni, di natura sia scientifica sia tecnico-divulgativa, disseminati lungo una carriera costellata di ambìti riconoscimenti. Sommamente, Morettini fu Maestro per l’amore verso una disciplina - le scienze agrarie - di cui, attraverso applicazione e innovazione, ha contribuito in misura determinante a estendere i confini e ad approfondire le tematiche.
Una volta approdato a Firenze, dopo esperienze di insegnamento che dalla natia Umbria già lo avevano portato in altre parti d’Italia, Alessandro Morettini trovò la sua seconda vocazione: complice la possibilità di operare nell’azienda agricola sperimentale delle Cascine, associata all’allora Istituto Tecnico Agrario Statale, trasferì il suo interesse dalla specializzazione originaria in coltivazioni erbacee a quella in coltivazioni arboree e pomologia dell’Università di Firenze. Nell’azienda “Il Barco”, dove giornalmente si recava per dirigere le strutture del CNR di cui era fondatore e responsabile (appunto quella e, a Scandici, “Il Pino”, nonché la SOI), Morettini era uso girovagare sul mezzo di trasporto preferito, la bicicletta, coadiuvato nel lavoro dal bravo tecnico Sirio Mangiavacchi, a cui io sarei poi succeduto nell’incarico. In bicicletta il Professore percorreva le carreggiate aziendali, salutando i collaboratori e seguendo le sperimentazioni. La frutticoltura e l’olivicoltura divennero il terreno di elezione della sua lunghissima attività accademica e di ricerca, durata oltre sessant’anni e caratterizzata dal numero eccezionale di nuove cultivar da lui selezionate, ben trentotto: ventiquattro di pesco (tredici a polpa gialla e undici a polpa bianca), otto di pero, due di susino, una di ciliegio, tre di olivo.
Un piccolo episodio che estraggo dalla mia memoria racconta quanto Morettini tenesse alla pomologia, quanto l’interesse per questa branca delle scienze agrarie fosse totalizzante. Negli anni 1977-’78, ero in California, al Pomology Department della UC Davis a consumare la borsa di studio concessami dal CNR. Il Professore mi scrisse una lettera, il succo era che potevo studiare le piante da frutto solo “dall’esterno” e mi esortava vivamente a “non entrarci dentro”. All’epoca, presso l’Università di Davis (e altrove) si ricercavano con molto entusiasmo gli isoenzimi che sottintendevano i loci, cioè i caratteri genetici delle specie e varietà. Morettini temeva che diventassi un genetista e che abbandonassi la pomologia. Nonostante la tentazione ci fosse, ciò non è avvenuto anche per l’intervento di quella lettera. Dopo il decesso di Morettini, il Professor Scaramuzzi mi convinse definitivamente portandomi in cattedra, così passai dal CNR all’Università.
Va detto che il Professor Morettini ebbe sempre un approccio anche pragmatico alla scienza: la fece uscire dalle mura delle aule didattiche e dai laboratori, la fece entrare nella quotidianità degli operatori del settore, seppe divulgare saperi e metodologie. Il Professor Morettini aveva realizzato molti campi sperimentali, presso enti pubblici e privati per valutare le sue selezioni avanzate. Tra i suoi obiettivi, un posto di primo piano aveva infatti quello di migliorare la produzione “creando” piante sempre più forti, sane, prolifiche con frutti che potessero incontrare il gusto dei consumatori, magari nel contempo educandoli. Ed era - Morettini - uno studioso generoso. Certo, come ogni docente degno di tal nome, condivideva volentieri conoscenze e scoperte, ma la generosità qui ha un senso molto concreto: se dai risultati del suo lavoro era possibile ottenere dei ricavi, legati ad esempio ai brevetti d’invenzione, li destinava tutti agli Istituti di ricerca che fondò e diresse. Anche in questo “insegnamento” ho seguito il suo esempio.
All’Accademia dei Georgofili appartenne fin dal 1932, anno di ingresso in qualità di membro corrispondente. Sotto l’egida dell’Accademia, fu tra i soci fondatori della Società Orticola Italiana, impresa a cui si dedicò senza lesinare energie: con Morettini la SOI nacque, crebbe e consolidò le sue benemerite attività.
Grazie a lui si sono formate più generazioni di agronomi di vaglia, che hanno continuato a spingere l’arboricoltura italiana verso traguardi man mano più avanzati mentre ne incrementavano il prestigio internazionale. Scusandomi con i molti di cui non faccio menzione, cito soltanto (per adozione didattico-scientifica): il “fiorentino” Franco Scaramuzzi, che fu allievo prediletto di Morettini e che è stato mio grande collega, amico e compagno di Accademia (di lui il consesso dei Georgofili vorrà di sicuro parlare, essendone stato a lungo Presidente); il “bolognese” Enrico Baldini; il “palermitano” Francesco Giulio Crescimanno; il “veronese” Giorgio Bargioni; il “perugino” Nestore Iacoboni; il “padovano” Piero Luigi Pisani Barbacciani.
Per tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo, o anche soltanto di studiarlo, il Professor Morettini è stato un faro, e lo rimane tuttora.
Per me, quando ero suo dipendente e “studente lavoratore”, rappresentò ciò che di meglio l’Università poteva offrirmi, ossia una guida attenta, autorevole e, dove necessario, severa; quando diventai “collega” tra i suoi allievi, ho continuato ad ispirarmi al Mentore che indirizza e aiuta; adesso che sono un semplice “cultore veterano” di discipline da entrambi amate, il Professor Alessandro Morettini è un amico di cui sento la mancanza. Verso la sua persona nutro stima e nostalgia infinite. A rendermelo ancora più caro è il dolore crudele che entrambi abbiamo avuto la sventura di provare: la perdita prematura di un figlio, il suo Igino e la mia Laura.
Foto: il professore Alessandro Morettini ammira compiaciuto la fruttificazione della sua pera “Santa Maria Morettini” (foto del Dipartimento di Ortoflorofrutticoltura, Firenze)