Ferrucci: Il percorso tracciato dai più recenti sviluppi della politica unionale e internazionale in materia di tutela della natura, dipanato in un crescendo di interventi di hard e soft law, è improntato ad una visione integrata e sinergica della protezione di quest’ultima e della lotta al climate change, in linea con le evidenze scientifiche sulle interconnessioni genetiche e funzionali che legano l’erosione e la perdita di biodiversità ai cambiamenti climatici, con indubbi riflessi sulla protezione della salute e del benessere dei cittadini, nonché sulla sicurezza alimentare. In questa cornice normativa è agevole individuare un fil rouge che lega i provvedimenti più datati a quelli più recenti e tra questi, in particolare il Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework, adottato nel Dicembre 2022, in sede di COp15 della Convenzione sulla Diversità Biologica, e la Strategia dell'UE sulla biodiversità per il 2030, presentata dalla Commissione europea nel maggio 2020: il riconoscimento del ruolo strategico che nell’ottica della protezione della biodiversità, rivestono le aree naturali protette, delle quali entrambi i provvedimenti sollecitano la creazione di una rete coerente che, alla luce della Strategia UE, sia tale da coprire almeno il 30% della superficie terrestre unionale e il 30% della sua zona marina entro il 2030. Nell’ottica del legislatore è però indispensabile accompagnare la creazione di nuove aree protette con la garanzia della custodia attiva e della adeguata gestione delle stesse. In Italia è indubbiamente preziosa l’attività che in questo ambito svolgono i Carabinieri per la Biodiversità: quali sono le vostre principali linee di intervento in materia?
Mancini: Ha colto un punto davvero centrale, le aree protette non si tutelano semplicemente istituendole per legge, ma attraverso una presenza quotidiana e una gestione attiva sul territorio. Il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità è organizzato in 28 Reparti distribuiti in tutta Italia. Il Reparto di Cecina, che ho l’onore di comandare, si occupa direttamente della gestione di quattro Riserve Naturali Statali Biogenetiche – Tomboli di Cecina, Calafuria, Bibbona e Caselli – e condivide con la Regione Toscana la gestione di diversi siti della Rete Natura 2000. Si tratta di contesti molto diversi tra loro, che vanno dalle dune costiere agli ambienti forestali collinari, fino alle aree marine, e proprio questa varietà rende il nostro lavoro tanto complesso quanto stimolante. La nostra attività si sviluppa lungo tre direttrici che, in realtà, sono profondamente intrecciate tra loro. Da un lato c’è la gestione concreta degli ecosistemi, che significa intervenire sugli habitat, applicare pratiche di selvicoltura naturalistica e contrastare la diffusione di specie aliene invasive. Accanto a questo, lavoriamo molto sul piano della ricerca applicata, collaborando con Università e centri di ricerca per fondare le nostre scelte su dati scientifici solidi. Infine, svolgiamo un ruolo importante, anche se meno visibile, nei processi decisionali e amministrativi, partecipando a valutazioni, conferenze di servizi, piani e procedure che incidono direttamente sulla tutela dei territori. Se dovessi rispondere in modo diretto alla sua domanda, direi che il nostro contributo consiste proprio nel rendere operativi gli obiettivi fissati a livello europeo e internazionale. Il traguardo del 30% di aree protette, di per sé, rischia di rimanere un dato sulla carta se non è accompagnato da una gestione efficace. Il nostro compito è fare in modo che questo non accada, assicurando una presenza costante, una gestione qualificata e un coordinamento reale tra le diverse istituzioni coinvolte. È in questo passaggio, da obiettivo formale a tutela concreta, che si gioca la vera efficacia delle politiche per la Biodiversità e per il contrasto ai cambiamenti climatici.
Ferrucci: Il coinvolgimento della collettività e degli stakeholders nella declinazione fattuale delle politiche di protezione della biodiversità, impone la necessità imprescindibile di una capillare opera di sensibilizzazione, formazione e talvolta alfabetizzazione alla conoscenza e alla cura della natura, alla consapevolezza della sua fragilità e del suo ruolo salvifico nell’ottica One Health. Quali sono le attività che i Carabinieri per la biodiversità svolgono in questo ambito?
Mancini: La parola “Biodiversità” è oggi molto utilizzata, spesso evocata con facilità nel dibattito pubblico, ma proprio per questo rischia di essere semplificata o persino fraintesa. In realtà è un concetto complesso, che non riguarda soltanto la varietà di specie presenti in un territorio, ma include le relazioni tra ecosistemi, la diversità genetica e gli equilibri dinamici che rendono possibile la vita. Ridurla a uno slogan significa, in qualche modo, svuotarla del suo significato più profondo. Le rispondo quindi in modo molto diretto: se la Biodiversità resta confinata agli addetti ai lavori, il problema è già perso in partenza. Per questo, tutto ciò che riguarda la sensibilizzazione, la formazione e la diffusione della conoscenza non è un’attività collaterale, ma una componente essenziale del nostro lavoro. Nel Reparto di Cecina accogliamo ogni anno centinaia di studenti nelle nostre Riserve, ma anche all’interno di strutture che per noi hanno un valore strategico, come il vivaio forestale e l’arboreto didattico. Sono luoghi in cui la biodiversità diventa immediatamente visibile e comprensibile: non è più un concetto astratto, ma qualcosa che si può osservare, toccare e seguire nel tempo. Quando un ragazzo cammina in Riserva o visita il vivaio e l’arboreto, iniziando a riconoscere specie, habitat e relazioni ecologiche, cambia il suo modo di guardare il territorio. È lì che nasce una consapevolezza autentica. Accanto al lavoro con le Scuole, portiamo avanti un dialogo costante con Amministrazioni locali, operatori economici e Associazioni. L’approccio One Health impone infatti di superare le barriere tra ambiti diversi: la salute degli ecosistemi, la gestione del territorio, la produzione agricola e la fruizione turistica sono aspetti strettamente interconnessi e richiedono confronto continuo, non semplici indicazioni calate dall’alto. Stiamo inoltre investendo molto negli strumenti digitali, come piattaforme WebGIS e sistemi di cartografia interattiva, per rendere il dato ambientale accessibile a chiunque. Perché un territorio che si riesce a leggere e comprendere è un territorio che si è più portati a rispettare e a tutelare. In questo senso, anche la conoscenza diventa una forma concreta di protezione della Biodiversità.