Sostenibilità della filiera del malto in Italia

Il ruolo delle dimensioni aziendali e della logistica.

di Mauro Moresi e Alessio Cimini
  • 08 April 2026

Introduzione: Un mercato tra espansione tecnica e contrazione economica
L'industria maltaria italiana si trova oggi ad affrontare un profondo mutamento di scenario. All'espansione tecnica dell'ultimo decennio, trainata dal comparto artigianale, si contrappone una fase di forte incertezza. Secondo l'ultimo Annual Report di AssoBirra (https://www.assobirra.it/wp-content/uploads/2025/07/AnnualReport-2024.pdf), il mercato nazionale ha registrato segnali di sofferenza con una contrazione dei consumi interni e una pressione fiscale che continua a gravare sulla competitività della filiera.
Questa crisi non risparmia i giganti del settore: emblematico è il caso di Heineken, che ha recentemente intrapreso un drastico piano di riorganizzazione globale comportante il taglio di circa 6.000 unità di personale, giustificato dalla necessità di fronteggiare la riduzione dei volumi di vendita e l'impennata dei costi operativi (https://www.lastampa.it/economia/2026/02/11/news/heineken_tagliera_fino_a_6mila_posti_di_lavoronei_prossimi_due_anni-15503268/).
Parallelamente, il comparto delle birre artigianali e agricole, che aveva rappresentato il motore della diversificazione, sta vivendo una fase di "selezione naturale" dovuta alla saturazione e all'incremento dei costi energetici e delle materie prime. In questo scenario, la sostenibilità non è più solo un vessillo etico, ma una leva strategica per l'ottimizzazione dei costi e la resilienza aziendale.

Analisi del Ciclo di Vita (LCA) e Hotspots Ambientali
La produzione di malto rappresenta una delle fasi a maggior intensità energetica nella filiera brassicola; tuttavia, i suoi impatti ambientali complessivi sono ancora poco caratterizzati, specialmente in contesti di piccola e media scala. Questo studio ha analizzato, tramite la metodologia Life Cycle Assessment (LCA), il profilo ambientale di tre malterie italiane di diversa dimensione (piccola, A; media, B; grande, C) e un caso studio di importazione dalla Germania (D) con l'obiettivo di identificare i punti critici (hotspots) su cui agire per migliorare l'efficienza globale.
L'unità funzionale considerata è 1 kg di malto d’orzo consegnato al birrificio, mentre in Figura 1 si illustra lo schema dei confini del sistema (Cradle-to-Gate), dal campo alla consegna al birrificio.

Scarica Figura 1.jpg: Schema dei confini del sistema (Cradle-to-Gate), dal campo alla consegna al birrificio. Simbologia: B, orzo; BM, malto; CB, orzo pulito; CCB, orzo pulito e calibrato; EE, energia elettrica; PW, acqua di processo; SP, scarti di pulitura; SC, scarti di calibrazione; SR, radichette; SPP, scarti pellettizzati; ThE, energia termica; TR, trasporto; WE, acqua evaporata; WW, reflui.

Dall'analisi sono emersi tre nodi fondamentali:
- Predominanza della Fase Agricola: La coltivazione dell'orzo incide per il 79-92% sull'impatto totale (misurato come Product Environmental Footprint - PEF). Le criticità maggiori derivano dalla gestione dei nutrienti e degli agrofarmaci, che pesano drasticamente sulla categoria di ecotossicità delle acque dolci (36-42% del PEF).
- Efficienza energetica e scala produttiva: Il processo industriale mostra forti diseconomie nelle strutture produttive più piccole. Nelle micro-malterie, l'energia elettrica arriva a pesare per il 16,2% dell'impatto totale, contro il 2,2-2,8% delle grandi strutture. La fase di essiccazione (kilning) è l'operazione termica più energivora, assorbendo circa il 90% del calore totale richiesto.
- Logistica e Trasporti: Per il malto importato (es. dalla Germania), il trasporto su gomma incide per il 9,2% sull'impatto ambientale totale, contro valori quasi nulli per le malterie situate in prossimità dei birrifici.
Per comprendere l'entità delle differenze tra i diversi modelli produttivi, è utile confrontare in Tabella 1 i valori puntuali non solo delle emissioni di gas serra, ma anche della richiesta cumulativa di energia (CED) e dell’impronta ambientale di prodotto (PEF). 

Scarica Tabella 1.jpg: Caratterizzazione ambientale (richiesta cumulativa di energia, CED; riscaldamento globale a 100 anni, GWP100; impronta ambientale di prodotto, PEF) delle malterie A-D esaminate in questo studio.

Dalla Tabella 1 emerge che la Malteria B (media dimensione) presenta il miglior profilo ambientale complessivo (177 µPt/kg), superando anche il grande impianto industriale (192 µPt/kg), grazie al vantaggio logistico (minori distanze di trasporto) che compensa ampiamente la minore efficienza termica. Al contrario, la Malteria A sconta pesantemente la micro-dimensione con un consumo elettrico specifico molto elevato (0,38 kWh/kg), mentre la Malteria D (import) vede il proprio impatto aggravato sia dai trasporti internazionali che da un uso del suolo e dell'acqua meno efficiente nel bacino di produzione tedesco.

Proposte di Mitigazione per una Filiera Resiliente
Per rispondere alla contrazione del mercato, l'efficienza ambientale deve procedere di pari passo con quella economica attraverso:
1. Sourcing Sostenibile: L'approvvigionamento da fornitori che adottano pratiche agricole a basso impatto è la strategia più efficace. Solo questa misura può ridurre il punteggio PEF totale da 192 a 81 µPt/kg, riducendo significativamente l'eutrofizzazione e l'uso del suolo.
2. Efficientamento del kilning: Data l'alta intensità della fase di essiccazione, è prioritario l'uso di scambiatori di calore per il recupero termico e l'integrazione di energie rinnovabili (pompe di calore o biomasse) per slegare la produzione dalla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili.
3. Ottimizzazione Logistica: Promuovere la "filiera corta" (riducendo le distanze tra campo, malteria e birrificio) non solo taglia le emissioni di CO₂, ma riduce i costi di trasporto, rendendo le medie imprese competitive rispetto ai grandi poli industriali grazie all'abbattimento delle distanze di consegna.
4. Valorizzazione dei Sottoprodotti: Il recupero di radichette e scarti di pulitura per uso zootecnico può contribuire a una gestione circolare, sebbene il loro attuale valore economico limitato ne riduca il peso nelle allocazioni ambientali standard.

Conclusioni e Raccomandazioni
In un frangente macroeconomico caratterizzato dalla contrazione dei consumi e dal ridimensionamento strutturale dei grandi player globali, la filiera maltaria italiana è chiamata a rispondere attraverso un modello basato sulla qualità territoriale e l'efficienza sistemica. Per garantire resilienza e competitività, è necessario agire su tre direttrici strategiche:
1. Valorizzazione dell'origine mediante contratti di filiera: Incentivare accordi che premino l'impiego di orzo nazionale, riducendo la dipendenza dalle importazioni e garantendo stabilità agli agricoltori e qualità costante ai trasformatori.
2. Innovazione tecnologica e recupero energetico: Fornire supporto tecnico e finanziario alle piccole e medie malterie per l'adozione di sistemi di recupero termico (specialmente nella fase di kilning) e l'integrazione di energie rinnovabili, colmando il gap di efficienza rispetto alla grande scala.
3. Trasparenza e comunicazione del valore (Etichettatura LCA): Implementare sistemi di etichettatura ambientale basati sull'Analisi del Ciclo di Vita per rendere esplicito il minor impatto del prodotto locale. Questo strumento permette di intercettare un consumatore che, pur in tempi di crisi, manifesta una crescente sensibilità verso il valore etico, la tracciabilità e la sostenibilità reale del prodotto.

LEGGI QUI L'ARTICOLO INTEGRALE (Open Access):
Moresi, M.; Cimini, A. - Effect of Malthouse Size and Transportation on the Environmental Profile of Malt Production. Sustainability 2025, 17, 5077. https://doi.org/10.3390/su17115077