Il ruolo delle piante infestanti

di Silverio Pachioli
  • 01 April 2026

Tempo fa, leggendo una pubblicazione sulle piante infestanti, mi sono fermato un attimo a riflettere su questo titolo che racchiude tanti concetti che vanno dall’agronomia classica ai principi più moderni dell’ecologia degli agroecosistemi.
Una volta considerate “malerbe”, e oggi meglio definite come “flora infestante”, queste hanno un ruolo estremamente importante nel complesso sistema ecologico dei campi coltivati. Secondo i calcoli, nella sola Spagna la flora spontanea di un oliveto può annoverare 800 specie diverse, e non è infrequente trovare 100 specie in un solo ettaro in Andalusia.
La semplificazione floristica e faunistica, che caratterizza i moderni ambienti agricoli, ha modificato e semplificato gli ecosistemi naturali originando habitat specializzati che hanno favorito la selezione di infestanti più competitive e opportuniste. Nonostante la loro interferenza sulla produzione agricola, esse sono importanti componenti biologiche dei nostri ambienti rurali, tanto da essere definite come “piante di servizio.
Questo è documentato, fra gli altri, nel progetto Disco-Weed, pubblicato il 28 maggio 2020 su Frontiers in Sustainable Food Systems. Utilizzando dati raccolti su 184 appezzamenti coltivati nella Zona Atelier Plaine & Val de Sèvre, una pianura cerealicola di 450 km², che si estende intorno al Centre d'études biologiques de Chizé (CNRS/Università di La Rochelle), i ricercatori hanno dimostrato che la diversità delle “malerbe”, e in particolare delle specie rare, contribuiva alla fornitura simultanea di diverse funzioni ecologiche (multifunzionalità): a) controllo dei parassiti delle colture; b) miglioramento della fertilità del suolo e delle funzioni associate ai cicli del carbonio, azoto e fosforo; c) riduzione dell’erosione; d) incremento dell’impollinazione; ecc.
Le piante infestanti rappresentano, inoltre, validi “corridoi ecologici” (ambienti che collegano habitat vitali per una specie) per la salvaguardia di specie animali e vegetali potenzialmente minacciate.
Uno studio effettuato nei campi di mais del Malawi (Africa sud-orientale) ha mostrato come la copertura del terreno offerta dalle piante infestanti riduca efficacemente l’erosione: 12,1 t/ha di perdita di suolo nei campi diserbati e 4,5 t/ha in quelli non diserbati (Weill, 1982).
L’erosione dei suoli inizia generalmente con la distruzione della copertura vegetale, fenomeno conosciuto dai tempi di Platone (400 anni a.C.), quando, in uno dei suoi ultimi dialoghi (Crizia), così si esprimeva: “La nostra terra è diventata, rispetto a quella del passato, come lo scheletro di un corpo consumato dalla malattia. Le parti molli e grasse sono colate tutte attorno, e non resta che la sua carcassa nuda”.
Nelle pianure tropicali di Tabasco, in Messico, esiste una particolare classificazione delle piante non coltivate in base al loro uso potenziale, da un lato, e all’effetto sul suolo e sulle colture dall’altro (Agroecologia, M.A. Altieri, 2015).
In questo sistema gli agricoltori distinguono, nei loro campi di mais, 21 piante definite mal monde (malerbe) e 20 definite buen monde (erbe buone). Queste ultime servono come cibo, medicinali, materiali da cerimonia, per infusi e come miglioratori del suolo (Chacon e Gliessman, 1982).
In tutti i settori, probabilmente, l’importanza di un soggetto o gruppo di più individui può essere meglio compresa analizzando le possibili conseguenze di una loro assenza. Ciò vale anche per le erbacce”, dove una loro completa eradicazione può, a lungo andare, comportare una eccessiva semplificazione degli ecosistemi, specialmente quelli non coltivati e improduttivi, con forti rischi per il territorio e le popolazioni locali.
L’obiettivo centrale di una moderna gestione della flora infestante deve essere, dunque, non la loro “eliminazione esclusiva”, ma un controllo integrato che consideri, principalmente, l’interazione coltura/malerba in modo che la crescita della prima sia favorita rispetto a quella della seconda.
In quest’ottica bisognerà mettere in atto tutti i tentativi per prevenire la riproduzione delle infestanti, per interrompere la diffusione dei loro propaguli, per impedire l’introduzione di nuove malerbe, per rendere minime le condizioni che forniscono nicchie per l’infestazione e per contrastare le condizioni che permettono alle infestanti di persistere in ambienti disturbati (Altieri M.A., 2015).
Qualunque strategia di gestione della flora infestante (e dei parassiti delle colture agrarie in generale), in definitiva,  è da considerarsi una piccola “porzione” dell’intero sistema agro-colturale produttivo e non può limitarsi a una “visione” esclusiva di “eradicazione totale” mediante misure reattive, peraltro poco probabile se effettuata con una logica assoluta di diserbo chimico, ma deve valutare un approccio globale olistico di misure proattive e preventive basate sulla conoscenza degli aspetti botanici, fisiologici, ecologici, agronomico-produttivi della flora infestante nel suo ruolo ecologico della biodiversità dei sistemi agricoli.
Se non fosse stato per le erbacce il mondo avrebbe perso più terra di quanto non ne abbia perso fino a oggi e l'umanità avrebbe potuto soffrire la fame di massa