Il convegno che si è tenuto il 20 marzo 2026 all’Accademia dei Georgofili rappresenta un’occasione molto interessante di approfondimento che ha consentito a tutti di comprendere con chiarezza il valore della proposta delle Foreste modello come di un sistema organizzato ma flessibile di gestione di un territorio, del suo paesaggio, delle sue foreste e dei terreni agricoli e pascolivi attraverso il coinvolgimento delle persone che lo abitano, con grande apporto del volontariato. Ogni foresta modello rappresenta un anello della rete internazionale, nata in Canada, e che oggi è stata presentata nei suoi numeri e nelle sue qualità dal Segretariato mondiale. Si è potuto apprezzare l’attività della Rete mediterranea il cui Segretariato ha sede in Italia, grazie alla Regione Toscana. Si sono poi presentate le due Foreste modello italiane, Montagne fiorentine e Valle dell’Aterno. È così evidente per tutti che l'azione delle foreste modello parte dalle foreste, ma si allarga al paesaggio, alla cura del territorio, ai pascoli, alle coltivazioni agricole, ai prodotti agroalimentari, alla salute, al tempo libero, all'educazione ambientale. Le foreste modello italiane, stimolate da progetti europei di ricerca, partecipano anche a percorsi di rivoluzione digitale della filiera forestale attraverso sperimentazioni con nuovi strumenti, ma anche con eventi dimostrativi per testare e favorire la replicabilità delle esperienze.
Alcune riflessioni conclusive possono essere tratte dalle discussioni svolte durante il convegno, chiarendo prioritariamente che, per questo tema, nulla è concluso ma è tutto in progresso. Prima di tutto possiamo osservare che c'è ancora molto da scoprire nelle foreste italiane e ancor di più sui loro proprietari, noti o sconosciuti. Poi, che ci sono molte opportunità per uscire dalla frammentazione e dalla polverizzazione delle proprietà che le caratterizza e che costituisce un fortissimo ostacolo alla gestione forestale sostenibile. E le maggiori opportunità hanno in comune il modello reticolare. Dalla semplice associazione dei proprietari, alle comunità di bosco, alle reti di impresa, agli accordi di foresta, alle foreste modello, sono molti ormai gli strumenti che ogni territorio può attivare per contrapporsi alla logica dell'abbandono, che è colturale ma soprattutto culturale, rendendo protagoniste le persone che quel territorio desiderano continuare a far vivere, anche dedicando del tempo proprio, a titolo di volontariato. Le foreste modello apportano alcuni caratteri specifici ai sistemi di rete che le rendono diverse dagli altri strumenti e per molti aspetti molto affascinanti e dense di risultati. Intanto è evidente che la presenza di una rete mondiale a sostegno anche solo per mimesi, delle reti locali ha una fortissima forza di stimolo e motivazione. Il recente evento mondiale tenutosi in Canada nel maggio del 2025 è stato ricchissimo di testimonianze, di temi, di presentazioni, di modelli replicabili, di approfondimenti, di confronto su temi che dalle foreste e dalla sostenibilità, si sono spostati verso la discussione sui valori condivisi: l'equità, la solidarietà, l'accoglienza, il gender gap, con diverse declinazioni in tutto il mondo. È altrettanto evidente ed importante l'attenzione alla flessibilità del modello ed alla valorizzazione delle specificità locali, come formula base per garantire il successo della proposta. Più volte si è accennato, ad esempio, che molti dei risultati si costruiscono già durante il percorso verso il riconoscimento internazionale. Infine, mi pare opportuno riflettere sul valore del modello proposto anche da un punto di vista giuridico e amministrativo. Anche in Italia, soprattutto da quando una fondamentale sentenza della Corte costituzionale ha sgombrato il campo dai tanti dubbi e freni (Corte cost. n. 131 del 2020) il tema dell'amministrazione condivisa si sta facendo strada e consolidando come modalità ordinaria ma innovativa di relazione tra pubblica amministrazione e volontariato, anche in ragione del consolidamento degli Enti del terzo settore. La differenza con i modelli di partenariato pubblico-privato risiede nella logica che presiede allo strumento: non adesione ad un servizio definito unilateralmente dalla pubblica amministrazione, ma una definizione condivisa di azioni sulla base della comunanza di uno scopo. Nel caso delle foreste modello, l'adesione della pubblica amministrazione avviene durante un percorso non di sua iniziativa promosso, elaborato da cittadini volontari, anche non proprietari di superfici boschive, e si configura come un passaggio che possiamo considerare epocale per le amministrazioni italiane. Vediamo all’opera un nuovo cittadino ed una nuova pubblica amministrazione che dialogano sul piano della parità per il bene comune. Oltre al tema del welfare, il tema dell'ambiente è il luogo ideale per sperimentare questi modelli di collaborazione. In effetti, possiamo datare fin dal 1975 i primi sperimentali prototipi della presenza auspicata e sollecitata del volontariato alle attività pubbliche, grazie alla legge n. 47 in materia di incendi boschivi e ad altre attività promosse dal Corpo forestale dello Stato; l'aiuto dei volontari sempre più specializzati è stato pionieristico. poi ampliatosi fino ad alimentare il modello italiano della Protezione civile.
Sono certa che l'Accademia dei Georgofili è pronta ad approfondire e accompagnare l'affermarsi di nuovi modelli di collaborazione e di questa ed altre reti per il bene delle foreste, dei paesaggi e dei territori delle aree montane interne; i risultati non tarderanno a manifestarsi.