“Offrire un pasto adeguato, sicuro e dignitoso a chi fatica a deglutire o a chi ha perso la memoria, è l’atto politico più forte che possiamo compiere per ricucire i legami di una società che rischia di diventare disumana”. Lo ha detto qualche giorno fa Elena Beccalli, rettrice dell’Università Cattolica, nel corso del Dies academicus della sede di Piacenza-Cremona dell’Ateneo dedicato al tema della nutrizione.
Messaggio forte, che deve far pensare, che ripropone anche tutta l’importanza dell’agricoltura e della sua funzione principale: la produzione cibo adeguato e sano per tutti. L’agricoltura è infatti punto di partenza di una filiera, quella agroalimentare, che da una parte è sempre di più al centro delle grandi relazioni internazionali e, dall’altra, elemento di normale quotidianità per una porzione dell’umanità e di affannosa ricerca di un pasto per un’altra parte. E tutto senza dimenticare le relazioni ormai intense tra produzione agricola, economia e ambiente.
Proprio nella giornata della Cattolica dedicata alla nutrizione si ritrovano i due estremi della questione agricoltura-alimentazione che si declina nella necessità di una “nutrizione corretta”.
Da un lato, stando all’OMS citata dalla stessa rettrice, “nel 2026, lo scenario globale descrive una realtà paradossale: per la prima volta nella storia, il numero di bambini e adolescenti obesi ha superato quello dei sottopeso”. Dall’altro, secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite, “673 milioni di persone hanno sofferto la fame nel 2024, pari a circa l’8,2% della popolazione mondiale”. Detto in altri termini, l’umanità si divide in due parti: quella che può decidere cosa mangiare e quella che mangia ciò che trova (molto spesso troppo poco o nulla). Non è solo questione di “nord e sud del mondo”.
Il problema alimentare non è solo nelle aree di guerra e in quelle dimenticate da tutti (e se già fosse “solo” così sarebbe comunque troppo). La necessità di una corretta alimentazione – e quindi di un cibo adeguato e sano per tutti – è anche nelle nostre città, nei rapporti tra giovani e anziani, la si vive ogni giorno nelle famiglie di chi è disoccupato, la si coglie nei quartieri-ghetto, nelle file di senzatetto fuori dalle mense. Ecco perché il futuro dell’agricoltura e dell’agroalimentare è tema di tutti.
(Pianeta Verde - Avvenire, 15 marzo 2026)