Vino e normative: serve adeguare le leggi?

di Stefano Campatelli
  • 11 March 2026

Il comparto vitivinicolo italiano è cresciuto molto in questi ultimi decenni e ha definitivamente fatto propria l’idea di produrre qualità, particolarmente attraverso la sempre più importante crescita delle Indicazioni Geografiche e delle Denominazione di Origine.
Oggi in Italia la commercializzazione dei vini IGT è oltre il 25% e le DOC e DOCG superano il 50%, quindi il mercato dei vini base (Vino Rosso, Vino Rosato e Vino Bianco) senza riferimenti geografici non va oltre il 20-25% del totale. Ma non è sempre stato così. Se guardiamo indietro di pochi decenni vediamo che fino alla fine degli anni ’80 dello scorso secolo i vini IGT (allora Vini da Tavola con Indicazione Geografica) non arrivavano al 15% e i vini a DOC e DOCG faticavano ad arrivare al 12% della commercializzazione: in pratica i vini base (all’epoca definiti Vini da Tavola) pesavano per oltre il 70% del mercato, molto spesso con prodotti di qualità piuttosto bassa.
I passaggi per modificare quella situazione e per sviluppare in senso qualitativo le produzioni vitivinicole italiane attraverso la legislazione sono stati molti, provengono da lontano e la loro definizione non è sempre stata semplice. Potremmo forse dire che la ratificazione delle leggi è avvenuto in parallelo allo sviluppo della cultura della qualità nei produttori e in tutti i soggetti che operano nella filiera vitivinicola. Ma questo ha purtroppo portato via molto tempo.
La legge 930 del 1963 è la prima vera pietra miliare della legislazione sui vini di qualità in Italia e, se pur con molte contraddizioni e difficoltà applicative, rappresenta una svolta culturale per il vino italiano. La sua stesura si deve al senatore Paolo Desana che ne è considerato il padre.
La legge 930/63 introduce delle novità importanti che permetteranno un cambio di passo per i vini italiani di qualità e in definitiva per la crescita del comparto. Per la prima volta era stato istituito un sistema per il riconoscimento, la tutela e la valorizzazione del vino di qualità in Italia. Con l’introduzione della DOC venne creata una categoria che dava un messaggio molto preciso al consumatore. L’acronimo DOC è entrato nell’uso comune come accezione di qualità, non solo per il vino. Seppure con mille problemi e difficoltà il mondo della produzione fece un salto culturale e lentamente comprese la necessità di proporre qualità ai consumatori.
Negli anni seguenti all’emanazione della legge 930/63 iniziò il lavoro per l’emanazione dei Disciplinari di Produzione, ma si dovrà attendere il 1966 per la prima DOC.
Dal 1963 a oggi si sono susseguite varie leggi (in particolare la 164/92 e la 61/2010) e sono stati emanati numerosi Regolamenti della UE.
Gli operatori della filiera del vino hanno da sempre rivendicato la complessità delle norme del settore e in particolar modo la necessità di consultare tante leggi e normative. Si è cercato di porre rimedio a tale situazione con una legge che raccogliesse tutte le principali norme ed eliminasse le sovrapposizioni di molte leggi del settore vitivinicolo: nasce così il 12 dicembre 2016 la legge 238, conosciuta come testo unico del vino, la quale non modifica quasi niente delle normative preesistenti, ma ha il pregio di essere una legge organica e di più facile lettura.
Come abbiamo visto i vini a IG e a DO assumono oggi grande importanza e sono la parte di gran lunga più importante della commercializzazione. La politica di valorizzazione dei territori di produzione, portata avanti in questi ultimi decenni dai produttori e da tutti gli stakeholder coinvolti, è il più importante elemento di sviluppo della vitivinicoltura del nostro paese.
Ma va tutto bene o dobbiamo ancora una volta aggiornare le normative sui vini? Ci sono dei problemi nel comparto che devono essere affrontati con la necessaria incisività? Le leggi che abbiamo adesso, quindi in sostanza la legge 238/2016, sono adatte a sfidare le incertezze del mercato? E’ giunto il momento di affrontare, anche dal punto di vista legislativo, i problemi attuali e futuri?
Le risposte sono indubbiamente complesse. I problemi ci sono e le aziende ce lo stanno facendo capire. Alcuni sono problemi contingenti assimilabili ad altre crisi di questi ultimi decenni a tutti ben note, ma ci sono anche problemi strutturali di non facile soluzione e che ci porteremo dietro per molti anni. Le attuali leggi, pur essendo adeguate nella loro struttura di base, potrebbero essere aggiornate per rispondere meglio alle problematiche della gestione delle DO e delle IG in relazione al mercato, ai cambiamenti climatici, alla presentazione e designazione dei vini e a molte altre questioni minori ma che sarebbe opportuno chiarire.
In definitiva potrebbe essere giunto il momento di iniziare un percorso per migliorare le leggi che regolano le produzioni vitivinicole. Le aziende ci stanno chiedendo di agire in tempi rapidi, perché il mercato si muove velocemente e non può attendere.