Con circa l’80% della popolazione europea residente in aree urbane, le città rappresentano oggi il principale contesto in cui si concentrano sia le sfide ambientali sia le opportunità per la transizione verso modelli di sviluppo più sostenibili. In tale scenario, le amministrazioni urbane stanno progressivamente incrementando gli investimenti in infrastrutture verdi, quali alberature stradali, raingarden (giardini pluviali), bioswales (canali vegetati per la gestione del deflusso superficiale), tetti verdi, parchi e altre soluzioni basate sulla natura (nature-based solutions). Numerosi studi dimostrano come tali interventi contribuiscano in modo significativo al miglioramento della salute pubblica, alla mitigazione degli effetti delle isole di calore urbane, alla gestione sostenibile delle acque meteoriche e alla riduzione delle concentrazioni di gas serra e inquinanti atmosferici.
Nonostante il crescente riconoscimento dei benefici ambientali, sociali ed economici delle infrastrutture verdi, la loro distribuzione spaziale e funzionale all’interno delle città risulta spesso iniqua. Le comunità a basso reddito e socialmente vulnerabili tendono a beneficiare in misura minore di tali investimenti, vivendo in quartieri caratterizzati da una ridotta copertura arborea, una maggiore presenza di superfici impermeabili e un accesso limitato a parchi e spazi verdi di qualità. Questa disuguaglianza ambientale è associata a una peggiore qualità dell’aria e dell’acqua e a un aumento dell’esposizione a stress termico e inquinanti, con ricadute negative sulla salute fisica e mentale degli abitanti.
La letteratura evidenzia, inoltre, come tali contesti urbani siano spesso correlati a tassi più elevati di patologie respiratorie e cardiovascolari, a livelli inferiori di attività fisica e a maggiori condizioni di stress psicosociale, nonché a più alti tassi di disoccupazione e precarietà economica. In questo quadro, si pone una questione centrale per le politiche urbane contemporanee: è possibile colmare il deficit di infrastrutture verdi nelle aree svantaggiate generando simultaneamente opportunità occupazionali e benefici socio-economici per le comunità locali?
Numerosi casi studio documentati a livello internazionale suggeriscono che la risposta a tale interrogativo sia positiva. Programmi di sviluppo delle infrastrutture verdi che integrano esplicitamente obiettivi di equità sociale hanno dimostrato la capacità di creare occupazione stabile e qualificata, promuovendo al contempo l’inclusione di lavoratori provenienti da comunità marginalizzate. Questi programmi prevedono spesso percorsi di formazione professionale mirati allo sviluppo di competenze tecniche per la progettazione, realizzazione e manutenzione delle infrastrutture verdi, garantendo una rappresentanza equa delle comunità locali a tutti i livelli della forza lavoro.
Dal punto di vista economico, diversi studi hanno evidenziato l’esistenza di un rilevante effetto moltiplicatore associato agli investimenti nel verde urbano. In particolare, è stato osservato che per ogni posto di lavoro a tempo pieno creato direttamente attraverso progetti di infrastrutture verdi, se ne generano quasi due nell’economia complessiva, mentre per ogni unità monetaria investita il ritorno economico può avvicinarsi al doppio dell’investimento iniziale. Tali risultati confermano il ruolo strategico delle infrastrutture verdi non solo come strumenti di sostenibilità ambientale, ma anche come leve di sviluppo economico locale.
La ricerca globale indica quindi che la costruzione e la gestione degli spazi verdi urbani rappresentano un’opportunità concreta per la creazione di occupazione inclusiva, con la possibilità di indirizzare tali benefici verso persone provenienti da contesti socialmente ed economicamente svantaggiati. Approcci quali le imprese sociali, i programmi di sviluppo della forza lavoro e le partnership intersettoriali tra enti pubblici, settore privato e organizzazioni della società civile emergono come strumenti particolarmente promettenti. Tuttavia, l’efficacia di tali iniziative risulta massima quando gli obiettivi di equità sociale e ambientale sono chiaramente esplicitati e quando i programmi sono accompagnati da meccanismi di responsabilità e rendicontazione nei confronti delle comunità interessate.
In conclusione, l’integrazione tra politiche di infrastrutturazione verde e strategie di inclusione socio-economica consente di promuovere ambienti urbani più sani, resilienti e vivibili, rafforzando al contempo la coesione sociale e la giustizia ambientale. Attraverso un impegno coordinato tra amministrazioni pubbliche, stakeholder locali e comunità, è possibile contribuire allo sviluppo e al mantenimento di una foresta urbana inclusiva, accessibile e rigogliosa, capace di generare benefici ambientali, sociali ed economici duraturi.