Il cambiamento climatico non è soltanto uno sfondo ambientale, ma il fattore trainante primario che sta trasformando radicalmente i sistemi agricoli e favorisce l'ingresso di specie aliene.
L’area del Mediterraneo può essere identificata come un vero e proprio "hotspot" di vulnerabilità che reagisce alle sollecitazioni atmosferiche con una rapidità e un'intensità decisamente superiori rispetto alla media globale. I dati osservati dipingono un quadro inequivocabile caratterizzato da un innalzamento termico costante, con temperature che nell'area mediterranea crescono più velocemente della media mondiale segnando un +1,5°C rispetto all'era pre-industriale, mentre parallelamente i regimi pluviometrici risultano profondamente alterati con una diminuzione delle precipitazioni annuali stimata tra il 10% e il 20% negli ultimi quarant'anni e un concomitante aumento degli eventi estremi, come siccità prolungate e ondate di calore che hanno visto incrementare la loro frequenza del 50% e la loro durata di diverse settimane. Questi driver climatici esercitano un impatto diretto e immediato sulla fisiologia delle colture agrarie, influenzando pesantemente sia la quantità che la qualità dei raccolti attraverso meccanismi come l'accelerazione dei cicli vitali dovuta al calore eccessivo, che porta a maturazioni anticipate a scapito della qualità, e il cosiddetto "caos fenologico", ovvero uno sfasamento delle fasi di crescita come fioriture precoci che espongono le piante a gelate tardive e disallineano i tempi con gli insetti impollinatori, fino ad arrivare a blocchi fisiologici totali quando, per difendersi dalla carenza idrica, le piante chiudono gli stomi arrestando di fatto la fotosintesi e la crescita.
La pressione climatica sta ridisegnando la geografia agricola europea, provocando uno spostamento fisico degli areali di coltivazione che mette in crisi le zone storiche tradizionalmente vocate a colture simbolo come vite e olivo, le quali perdono la loro idoneità ottimale, spingendo le colture a "migrare" verso Nord o verso quote più elevate alla ricerca di temperature più fresche, fenomeno che spiega ad esempio la comparsa di vigneti in zone montane precedentemente inadatte. Contestualmente, si assiste a una "tropicalizzazione" del Sud Europa, dove si creano nuove nicchie ecologiche favorevoli all'affermazione di colture non tradizionali e spesso aliene come mango, avocado e papaya, la cui coltivazione è ormai consolidata in Sicilia, Calabria e Spagna meridionale; questo fenomeno apre inaspettate opportunità di riconversione economica per filiere tradizionali in crisi come quella agrumicola, permettendo la nascita di un mercato dell'"esotico mediterraneo" a filiera corta, apprezzato per la maggiore sostenibilità e freschezza rispetto ai prodotti importati dai tropici. Guardando al futuro, i modelli previsionali per i prossimi decenni confermano trend preoccupanti con un ulteriore innalzamento termico fino a +5°C e una riduzione delle piogge ancora più marcata, scenari che renderanno le ondate di calore una minaccia critica per la sopravvivenza stessa delle piante e che imporranno una gestione estremamente delicata dell'adattamento, dove la sfida cruciale sarà bilanciare il bisogno economico di sfruttare le nuove colture con la necessaria tutela degli ecosistemi locali dai rischi biologici legati alle specie invasive e ai nuovi parassiti.