L’agricoltura contemporanea attraversa cambiamenti epocali, in larga parte preordinati da una visione europea dirigista, agronomicamente ed economicamente scoordinata, da cui emerge il crescente fabbisogno di dati per comprendere la dimensione della sfida ed affrontare la competitività sempre più globalizzata. Uno degli effetti più evidenti di questa dinamica nel comparto dei sistemi colturali erbacei, per ottenere risultati a lungo termine, è la maggiore necessità di inserire negli ordinamenti produttivi specie alternative, auspicabilmente in filiere ed organizzazioni di prodotto strutturate e contrattualizzate.
In questo contesto, a breve termine emerge che i volumi importati di ortaggi surgelati sono dello stesso ordine di grandezza (e in parte superiori) rispetto ai consumi domestici di vegetali surgelati, conseguentemente i sistemi colturali nazionali risultano strategici per ridurre la dipendenza dalle importazioni che oggi è stimata in circa 100.000 tonnellate/anno. Nel nostro Paese il consumo di vegetali surgelati è cresciuto di circa il 2% (nel 2024 rispetto al 2023), con oltre 300.000 tonnellate consumate nel canale Retail (Rapporto Annuale Istituto Italiano Alimenti Surgelati, 2024). Un dato destinato a crescere, confermato dalle stime sui primi 9 mesi del 2025 nel solo canale Retail che registrano un aumento dei consumi a volume di oltre +0,4% rispetto all'analogo periodo del 2024. Pertanto, uno scenario agronomico di sicuro interesse è rappresentato dalla coltivazione di specie orticole industriali da pieno campo destinate alla surgelazione, prevalentemente fagiolino, patata, pisello e spinacio, caratterizzate da cicli colturali brevi ed un elevato grado di meccanizzazione, diffusamente integrata con tecnologie di precisione e sistemi di supporto decisionale, a tutto vantaggio delle indispensabili rotazioni colturali.
In questa prospettiva, un’altra filiera agroindustriale ritrovata, grazie al progressivo aumento dei consumi per l’importanza crescente della frutta secca nelle diete e l’impiego in preparati alimentari, riguarda l’arachide. Gran parte del prodotto consumato è di importazione e soggetto a diverse segnalazioni di non conformità per contaminazione da micotossine, da qui la straordinaria opportunità per l’arachide italiana, coltivata secondo rigorosi criteri di sostenibilità lungo tutta la filiera, di garantire le caratteristiche igienico-sanitarie, oltre alla possibilità di reintrodurre una leguminosa d’interesse agronomico per determinate “aree vocate”. Ed è in questo virgolettato che risiede l’innovazione agronomica più attuale, in sostituzione di decisioni empiriche che portano a reintrodurre specie e varietà coltivate, senza la preliminare ed oggettiva indagine di vocazionalità dei terreni e degli ambienti di coltivazione. Infatti, le moderne tecnologie di osservazione satellitare e l’impiego di procedure avanzate di Intelligenza Artificiale, permettono di sviluppare mappe di vocazionalità a scala di singolo appezzamento di terreno coltivato. Le successive elaborazioni del fabbisogno razionale dei fattori agronomici, oltre all’analisi della suscettibilità alle condizioni predisponenti l’insorgenza di ricorrenti stress biotici e abiotici, integrano dati multisorgente e conoscenze avanzate, inscindibili per stimare indici di sostenibilità da correlare al profitto economico in agricoltura, determinante nelle scelte degli imprenditori di prossima generazione, attori chiave del futuro.
Pertanto, la necessità di adeguare gli ordinamenti produttivi a specifiche esigenze e consentire adattamenti rapidi ai frequenti cambiamenti, indirizzando i sistemi agroalimentari verso la sostenibilità, risponde efficacemente alla crescente domanda di interventi differenziati per gestire la variabilità delle unità produttive, fino alla singola pianta, offrendo allo stesso tempo quell’indispensabile tracciabilità a valle del processo produttivo, per i consumatori, i mercati. In questa ottica, alcuni innovativi sistemi di gestione, quali l’Agricoltura Conservativa, Rigenerativa, di Precisione, dispiegano con chiara evidenza la difficoltà di una definizione univoca, in quanto non si tratta di una singola tecnica o insieme di pratiche, bensì di modelli integrati da evidenze scientifiche e approcci olistici che generano ampie categorie applicative, corrispondenti a livelli di adozione basati su risultati realizzabili e verificabili, preferibilmente con tecnologie satellitari. Una visione strategica che, oltre a produrre e migliorare la biodiversità autoctona, con l’obiettivo di incrementare la fertilità del suolo e la salute dell’agroecosistema, prevede misure e monitoraggio periodico degli effetti diretti ed indiretti della produzione agricola. Il vantaggio economico orientato su questi risultati grazie alle tecnologie emergenti, mantiene intatta l’attualità e il valore dell’agricoltura, estendendosi all’ambiente ed al clima e di riflesso al benessere collettivo.