Ortofrutta, servono più consumi e nuovi mercati per l’export

di Lorenzo Frassoldati
  • 14 January 2026

Mentre si rimettono in marcia i trattori legati ad una sigla (COPOI) relativamente nuova nel panorama sindacale italiano, e mentre rimane caldo il fronte di lotta con Bruxelles e la Commissione Von-der-Leyen 2, per il mondo dell’ortofrutta (che neppure nella settimana di Natale ha spiccato il volo nei consumi) le buone notizie che ci lascia il 2025 sono una e mezza. La prima è la conferma di un export in forte crescita nei primi 9 mesi dell’anno passato: secondo i dati ISTAT elaborati da Fruitimprese le esportazioni in volume sono aumentate del 7,8%, mentre il valore esportato è cresciuto del 13,2% rispetto allo stesso periodo del 2024. Tutti i principali comparti segnano numeri positivi. La frutta fresca registra un aumento dell’export del 11,9% in volume e del 17,5% in valore, gli agrumi del 14% in quantità e del 20,7% in valore, la frutta secca del 29,3% in volume e del 37,5% in valore; pressoché costanti le esportazioni di tuberi, legumi e ortaggi (+1% in quantità e 2,8% in valore). Per quanto riguarda i prodotti più esportati, molto bene le mele con circa +20% sia in quantità che in valore, i kiwi con +19,34% in quantità e un ottimo +31,9% in valore, grazie all’apporto delle nuove varietà gialle e rosse. Non benissimo l’uva da tavola che già nei primi mesi di commercializzazione dava segnali di una campagna che si sarebbe dimostrata difficile, con un export costante in termini di valore, ma in discesa del 7,45% in quantità. L’uva da tavola resta comunque il secondo nostro prodotto più esportato con quasi 560.000 tons nei primi 9 mesi del 2025.
Più export ma anche più import: + 7% in quantità e + 19,5% in valore. Quindi bilancia commerciale che dopo molti trimestri torna in area negativa: le importazioni hanno superato le esportazioni di circa 39 milioni di euro. Particolarmente preoccupante il segnale che viene dal comparto ortaggi-tuberi-legumi che vede il nostro paese avviato a diventare importatore netto.
La seconda (mezza) buona notizia riguarda i consumi che sono in recupero costante dopo una caduta che sembrava inarrestabile. I primi 9 mesi del 2025 (analisi CSO Italy) hanno visto una ripresa strutturale dei consumi domestici di ortofrutta, grazie anche ad una stagione estiva molto calda e quindi favorevole. Tra gennaio e fine settembre 2025 la frutta registra acquisti per 2,11 milioni di tonnellate (+ 2% sul 2024). La verdura consolida un recupero più robusto: i volumi raggiungono 1,97 milioni di tonnellate (+6% rispetto all’anno precedente); il valore cresce del 5%. Banane e mele i frutti più acquistati; in evidenza i kiwi +15%. Patate e pomodori gli ortaggi primi nel gradimento dei consumatori, ma in evidenza anche zucchine, peperoni e insalate. La Grande Distribuzione Organizzata (GDO) si conferma il principale canale di acquisto per le famiglie italiane con più dell’80% dei volumi di ortofrutta acquistati, con i supermercati (49%) in prima linea. Continua l’espansione dei discount (+28% nei volumi rispetto al 2021) con la forza del prezzo medio più basso della GDO. Sempre in sofferenza il canale tradizionale:  ambulanti – 1%, fruttivendoli -3%.
Cosa ci si può aspettare dal 2026? Nei consumi, di consolidare questa mini-ripresa confidando in un maggiore potere d’acquisto delle famiglie. Nell’export, di continuare a crescere, pur in un mare di difficoltà, perché senza export la nostra ortofrutta, strutturalmente eccedentaria, crollerebbe nelle superfici e nel valore.
Riassume il sentiment delle imprese esportatrici Marco Salvi, presidente di Fruitimprese: “Per il futuro abbiamo bisogno di aprire nuovi mercati, come il Messico, il Sud America e la Cina dove permangono barriere fitosanitarie.  Al Commissario UE Sefcovic abbiamo chiesto che l’Europa pretenda reciprocità negli accordi commerciali e si presenti come unico interlocutore per i dossier fitosanitari, oggi ne risultano aperti oltre 500 perché ogni paese europeo è costretto a negoziare singolarmente le condizioni”.  Altro tema prioritario il fitosanitario. “Sul fronte UE – aggiunge Salvi - continuano a ridursi le alternative a disposizione degli agricoltori per contrastare il cambiamento climatico e le fitopatie. Anche nel 2026 una decina di principi attivi molto importanti sono candidati ad essere ridotti o addirittura eliminati; per fortuna arrivano buone notizie per le nuove Tecniche di Evoluzione Assistita-TEA. Bisogna andare avanti, e in fretta, perché senza ricerca non c’è futuro”.
Infine una grande novità arriva dal mondo GDO, dei grandi retailers che stanno chiudendo i conti del 2025. Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop (72 cooperative di consumatori con ricavi 2024 per 16,4 miliardi, 2.200 supermercati con oltre 9 milioni di clienti ogni settimana) lancia la proposta di tornare alla chiusura domenicale e festiva dei negozi e chiede di aprire “tavoli di confronto con Federdistribuzione e l’Associazione della distribuzione moderna (Adm), per vedere se si può arrivare a una visione condivisa”, riporta il Sole24Ore. Un vero e proprio sasso nello stagno che la dice lunga sull’aria che tira nei piani alti delle catene GDO alle prese con un cronico calo dei volumi di vendita e con margini sempre più esigui.