Il mosaico dei geni: come il pangenoma racconta tutto ciò che una specie può essere

di Nunzio D’Agostino
  • 14 January 2026

Dal 2000, con la pubblicazione del genoma della pianta modello Arabidopsis thaliana, la genetica vegetale ha fatto un salto concettuale fondamentale. Per la prima volta abbiamo potuto pensare al genoma di una pianta come a un unico libro ufficiale, una “versione standard” che racconta come è fatta una specie. Questo libro di riferimento ci ha permesso di comprendere le basi genetiche di ogni pianta: quali geni servono per crescere, riprodursi e reagire allo stress.
Col tempo, però, ci siamo resi conto di una cosa importante: un singolo libro non basta a raccontare tutta la storia di una specie. Ogni pianta, ogni varietà, porta con sé dettagli unici, capitoli diversi, talvolta versioni alternative di pagine già conosciute. Così è nata l’idea di raccogliere molti “libri” diversi, dando vita a una vera e propria biblioteca genetica. Questa biblioteca è ciò che oggi chiamiamo pangenoma: il grande catalogo di tutti i geni di una specie e dei suoi parenti selvatici, che descrive tutto ciò che una specie può essere.
Per capire meglio, possiamo usare un’analogia culinaria. Il genoma di riferimento è come la ricetta classica di un piatto tradizionale, che indica ingredienti e procedimento. Il pangenoma, invece, raccoglie tutte le varianti di quella ricetta, tramandate da famiglie e regioni diverse: chi aggiunge spezie, chi sostituisce un ingrediente o usa un metodo di cottura alternativo. In questo modo, possiamo vedere non solo la ricetta “ufficiale”, ma tutte le versioni possibili che la rendono più ricca e adattabile.
All’interno del pangenoma si distinguono due categorie principali di geni. Il genoma core comprende quei geni presenti in tutti gli individui, il vero “kit di base” della vita, indispensabile per svolgere funzioni fondamentali come crescere e riprodursi. Accanto a questi esistono i geni del genoma accessorio, presenti solo in alcuni individui o varietà. Questi geni “extra” non sono sempre necessari, ma diventano preziosissimi quando le piante devono affrontare condizioni ambientali variabili. La presenza di un genoma accessorio ricco e diversificato è quindi un indicatore della capacità di adattamento di una specie, mostrando quanto essa possa resistere e prosperare in ambienti diversi.
La grande variabilità genetica dei pangenomi nasce da una storia evolutiva intensa e dinamica: duplicazioni del genoma, incroci tra specie affini e pressioni selettive, sia naturali sia guidate dall’uomo durante la domesticazione. Ogni gene “extra” è il frutto di milioni di anni di esperimenti naturali, un’opportunità pronta da usare.
In pratica, il pangenoma è come una mappa completa delle soluzioni genetiche già presenti in natura. Non serve inventare nuovi geni: bisogna solo scoprire, comprendere e combinare in modo intelligente quelli che l’evoluzione ha già creato.
Questa biodiversità genetica non è un lusso, ma una vera e propria assicurazione sul futuro del cibo. Il repertorio di geni e combinazioni genetiche presente in un pangenoma ci permette di identificare caratteristiche preziose, riscoprire geni persi nelle varietà moderne, combinare alleli utili e progettare colture capaci di affrontare stress ambientali, malattie emergenti e condizioni di crescita variabili, sfruttando pienamente la ricchezza naturale che l’evoluzione ha creato.
Ecco perché possiamo immaginare il pangenoma come un vero e proprio mosaico di geni: ogni pezzo, ogni variante, contribuisce a costruire la forma completa della specie, rendendola flessibile, resistente e capace di adattarsi alle sfide di un mondo in continuo cambiamento.