“Notizie Forestali”: Dal Paraná all’Italia, una scelta politica strategica

di Paolo Mori
  • 07 January 2026

Il 15 ottobre 2025 l’International Timber Trade Organization (ITTO) ha annunciato che la produzione legnosa fuori foresta ha registrato un risultato particolarmente significativo per il Paraná. Si tratta di uno degli stati più piccoli della federazione brasiliana (esteso quanto circa due terzi dell’Italia) ma capace, nel 2024, di raggiungere il secondo posto nazionale nella produzione legnosa.
Un primato ancora più rilevante se si considera che questo risultato non esercita quasi alcuna pressione sulle foreste naturali: nel Paraná, infatti, la produzione deriva in maniera schiacciante da sistemi piantati e programmati.
Il dato chiave è che le piantagioni forestali generano il 92% della produzione legnosa dello Stato, pari a 1,24 miliardi di dollari USA su un totale di 1,35 miliardi, in crescita del 27% rispetto al 2023. Si tratta quindi di una filiera che non sottrae biodiversità, non spinge alla conversione di habitat naturali e non depaupera il patrimonio forestale nativo: al contrario, lo protegge indirizzando la produzione su superfici dedicate, pianificate e ad alta produttività.

Italia: senza una decisione politica non si costruisce una filiera efficace
Il confronto con il Paraná presenta ovvie differenze, ma una similitudine strutturale appare evidente: anche in Italia esistono vaste superfici agricole incolte o che potrebbero avere una destinazione produttiva differente (in pianura, in collina e in mezza montagna) che potrebbero essere reinserite in un circuito produttivo moderno e sostenibile, invece di rimanere improduttive.
La lezione brasiliana è chiara:
una filiera basata sulle piantagioni forestali nasce solo quando la politica decide che è una priorità strategica.
Solo dopo questa scelta diventa sensato definire modelli colturali, scenari produttivi, assortimenti richiesti dall’industria e livelli di investimento.
Se l’Italia assumesse questa direzione, le opportunità sarebbero considerevoli:
valorizzare decine di migliaia di ettari oggi abbandonati, orientandoli ad assortimenti industriali di qualità
attivare sistemi produttivi in collina e mezza montagna, contribuendo a filiere dell’arredamento, della bioedilizia e degli imballaggi
ridurre la forte dipendenza dalle importazioni, inclusa la legna da ardere
rafforzare l’industria nazionale del legno con approvvigionamenti stabili, programmati e competitivi (si parla tanto di legno Made in Italy, ma poi non si investe nulla per averlo della qualità richiesta, nella quantità necessaria e al momento giusto!)

Solo dopo la scelta politica, può arrivare la risposta tecnica
Il settore forestale italiano dispone delle competenze per progettare piantagioni moderne e sostenibili, complementari alla gestione dei boschi esistenti. I tecnici possono definire rotazioni, densità, materiali genetici, modelli economici e criteri di gestione avanzati.
Ma senza una scelta politica chiara e dichiarata, ogni soluzione tecnica resta di fatto inapplicata.
Il caso del Paraná dimostra che una filiera basata su piantagioni dedicate può crescere rapidamente, generare valore e, soprattutto, farlo senza erodere le foreste naturali.
Per l’Italia, questo dovrebbe rappresentare un segnale inequivocabile su dove orientare le priorità strategiche nei prossimi anni.