Gli alimenti industriali hanno un buon gusto, facilità di conservazione e uso, prezzo accessibile a larghi strati di popolazione, dai bambini agli anziani, anche per chi ha un limitato reddito e sono prodotti da industrie attente alla sicurezza usando materie prime controllate e con additivi approvati, non raramente anche naturali. Quanto di meglio di questi alimenti che sono pericolosi perché causa o concausa di malattie come sovrappeso, obesità, diabete, papillomi diverticoli e tumori intestinali? Da dove viene questo pericolo da parte di alimenti ottenuti da ingredienti sani e sicuri? Non da quello che contengono, ma da quello che questi alimenti semplificati NON contengono ed è invece necessario per il nostro organismo di onnivori composti da trenta, quaranta trilioni di cellule e altrettanti microrganismi dei microbiomi che ospitiamo.
Siamo onnivori che hanno bisogno di un’alimentazione naturale complessa e da qui i pericoli di una nutrizione costituita da materiali semplificati come zuccheri cristallizzati, farine semplificate fino a polveri di amidi, grassi purificati vegetali quasi deprivati di pectine e cellulose che invece sono alla base degli alimenti ultratrasformati. Molte sono le caratteristiche delle alimentazioni con cibi ultratrasformati usati nell’uomo, considerando anche i loro sistemi di microbiomi che spesso sono trascurati, se non ignorati. Anche per questo se gli alimenti ultratrasformati possono essere considerati sicuri in quanto privi di componenti tossici sono però sbagliati per una nutrizione buona e salutare e bisogna anche considerare come avviene la nutrizione con cibi naturali e con alimenti industriali ultratrasformati.
In una nutrizione umana naturale il cibo di origine animale e vegetale contenenti strutture complesse come le fibre dei vegetali è ben masticato (prima digestio fit in ore) e incorporato con la saliva e il suo enzima, poi nello stomaco e duodeno subisce una digestione enzimatica e una parte dei nutrienti è assorbita. Strutture vegetali e molte molecole complesse non digerite arrivano nel grosso intestino dove sono fermentate dal microbioma, un “organo” del peso di circa un chilogrammo che produce acidi grassi volatili, peptidi e aminoacidi, vitamine e molecole bioattive che proteggono la parete intestinale e che una volta assorbite agiscono sull’intero organismo fino a cervello, in un asse entero-nervoso. Il processo fin qui descritto si svolge in un elevato numero di ore, evita rapidi picchi glicemici e posticipa il ritorno della fame.
In una alimentazione con cibi ultratrasformati costruiti da elementi semplici soprattutto zuccheri, farine e grassi, questi sono semplicemente succhiati e arrivati nello stomaco e duodeno sono quasi immediatamente digeriti e assorbiti per cui ben poco arriva nel grosso intestino. Ne consegue un elevato e rapido picco glicemico al quale segue il ritorno della fame e la ricerca di nuovo cibo soprattutto se di buon gusto dolce (da qui sovrappeso e obesità). Il microbioma del grosso intestino non più adeguatamente nutrito subisce cambiamenti (disbiosi) e diminuisce le sue funzioni non solo di una protratta nutrizione, ma anche protettiva della parete intestinale e da qui patologie come papillomi diverticoli e tumori del colon e del retto.
Se da un punto di vista chimico-calorico tra cibi tradizionali e alimenti ultratrasformati possono esserci somiglianze e similitudini, ben diverso è di quanto avviene quando sono mangiati. Consideriamo cosa avviene con una bruschetta di fetta di pane bianco con olio extravergine d’oliva o con una fetta di pane di cereali integrali mangiata assieme ad olive. La prima è quasi per niente masticata e con il suo olio è rapidamente digerita tra stomaco e duodeno. La seconda è a lungo masticata e insalivata, solo in parte digerita tra stomaco e duodeno e il resto va ad arricchire anche di microrganismi vegetali (endofiti) il microbioma del grosso intestino con una lenta produzione di metaboliti che agiscono sia sul colon-retto e sull’intero organismo umano. Lo stesso si ha confrontando un succo di pesca, o peggio una bevanda all’aroma di pesca, e una pesca mangiata con la sua buccia.
Da quanto brevemente esposto si comprende perché gran parte degli alimenti industriali ultratrasformati composti di materie alimentari semplificate sono sbagliati in un’alimentazione umana se usati in quantità elevate e per lunghi periodi di tempo, come sta avvenendo nella moderna cultura urbano-industriale, soprattutto in popolazioni a basso e anche medio potere d’acquisto.
La presenza e diffusione di questi alimenti ultratrasformati ha molte cause e condizioni che riguardano la produzione e il consumo e modificabile solo considerando i motivi che hanno portato questa condizione. Da una popolazione prevalentemente agricola che si alimenta di quanto produce nelle odierne società vi è solo il tre, quattro per cento di agricoltori con prezzi e tempi di alimentazione calati. Nella prima metà del secolo scorso una famiglia italiana per il cibo spende in media un terzo del suo bilancio e tre e più ore per fare cucina e mangiare, oggi la spesa è meno di un quinto e il tempo è calato a meno di un’ora. Tutto questo usando alimenti che sono in gran parte delle commodity governate da sistemi corporativi e industriali sempre più mondializzati che difendono i loro interessi. Con alimenti primari a basso costo, ingegnose preparazioni, lunghi periodi di conservazione, efficienti mezzi pubblicitari il sistema alimentare industriale produce alimenti ultratrasformati con elevati profitti ai quali non vuole rinunciare, anzi cerca di aumentare anche in Italia dove vi è un calo della popolazione e un aumento di quella anziana che consuma meno cibò.
Per i rischi sanitari degli alimenti ultratrasformati vi è un comportamento analogo a quello del fumo di tabacco: meglio il piacere immediato di un rischio futuro non considerato o solo ipotetico. Tutto questo quando di fronte ai danni degli alimenti ultratrasformati (obesità, diabete, patologie e tumori intestinali ed altro) non si pensa ad una prevenzione, ma solo di intervenire a carico della collettività (Sistema Sanitario Nazionale) con mezzi medicamentosi, aprendo nuove e attraenti prospettive economiche all’industria farmaceutica, come dimostra l’uso di farmaci per il trattamento dell’obesità, con una pericolosa connessione tra industria alimentare e industria farmaceutica. Ma questa è un’altra storia.