“Dialoghi sul suolo e l’acqua”: Inquinamento del suolo, una minaccia subdola

Dialogo con Gianniantonio Petruzzelli, Dirigente di Ricerca del CNR.

di Marcello Pagliai e Gianniantonio Petruzzelli
  • 07 January 2026

Pagliai – Caro Gianni, intanto è bello ritrovarsi dopo 51 anni a parlare ancora di suolo e in particolare di inquinamento (proprio allora già studiavi i metalli pesanti!) e, nonostante i nostri studi e i numerosi allarmi della comunità scientifica, questo problema rappresenta, ora più che mai, una preoccupante minaccia per la produttività agricola, la sicurezza alimentare e la salute umana ma, come sottolinea la FAO ad esempio, si sa ancora troppo poco sulla portata di tale minaccia a livello globale. L’inquinamento del suolo, infatti, spesso non può essere percepito visivamente o direttamente valutato, rendendolo un pericolo nascosto dalle gravi conseguenze.

Petruzzelli – Caro Marcello hai ragione, l'inquinamento del suolo rappresenta ancora una problematica ambientale delle più importanti e delle più trascurate. A differenza di altri tipi di inquinamento, come quello dell’aria e dell’acqua il deterioramento del suolo spesso non è percepibile con l'olfatto, non è visibile a occhio nudo, ma i suoi effetti negativi possono manifestarsi e permanere per molti anni. Queste caratteristiche rendono l’inquinamento del suolo particolarmente pericoloso, soprattutto in ambito agricolo, dove la qualità del terreno è strettamente legata alla qualità degli alimenti e alla salute umana. Il legame tra suolo e salute è evidente: un terreno contaminato può trasferire questi inquinanti alle colture, e quindi agli animali da allevamento e all’uomo.

Pagliai – L’inquinamento influisce, infatti, sulla sicurezza alimentare sia compromettendo il metabolismo delle piante e riducendo così i raccolti, sia rendendo le colture non sicure per il consumo poiché elementi pericolosi come arsenico, piombo e cadmio o sostanze organiche come i policlorofenili, idrocarburi aromatici policiclici, possono entrare nella catena alimentare presentando gravi rischi per la salute umana. L’inquinamento del suolo colpisce quindi il cibo che consumiamo, l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo e la salute dei nostri ecosistemi. La quasi totalità di tale inquinamento è dovuto alle attività antropiche, tuttavia, anche se la produzione industriale, l’urbanizzazione ecc. continuano a crescere a un ritmo rapido, non è mai stata effettuata una valutazione sistematica dello stato di inquinamento del suolo a livello mondiale. 

Petruzzelli – L'agricoltura è la principale utilizzazione del suolo in Europa e rappresenta circa il 25% della copertura del suolo europeo. La FAO considera l'agricoltura una potenziale fonte di inquinamento diffuso a causa dell'uso di prodotti agrochimici, perché molti suoli agricoli contengono residui di pesticidi e alcuni anche di cadmio. Tuttavia, un conto è la presenza di sostanze contaminanti e un conto è la loro effettiva pericolosità per la catena alimentare o per le falde acquifere. I processi di mitigazione nel suolo sono molteplici e molto efficaci.

Pagliai – Stime recenti ci dicono che nel mondo 100 milioni di ettari di suolo sono contaminati e 20 milioni nell’Unione Europea dove abbiamo anche 150.000 siti contaminati.
A questo proposito occorre però sgombrare il campo affermando che l’agricoltura non è responsabile di questo massiccio inquinamento, quindi, le fonti di inquinamento vanno ricercate altrove a cominciare dallo sviluppo industriale. Talvolta viene puntato il dito, ad esempio, contro l’eccessiva fertilizzazione o l’eccessivo uso di fitofarmaci ma non è così perché da tempo gli agricoltori hanno ridotto all’essenziale l’apporto chimico e poi non si tiene conto, ad esempio, che elementi ritenuti inquinanti come il fosforo vengono trattenuti dal terreno con il suo potere assorbente. Questo è il mio parere da vecchio agronomo ma, a tuo avviso, l’agricoltura è realmente esente da colpe? E ancora, tu che hai dedicato una vita allo studio dell’inquinamento del suolo, qual è la reale situazione in Italia?

Petruzzelli – Concordo con la tua opinione, infatti, oltre 30 anni di indagini e studi sui siti contaminati indicano che le fonti primarie di contaminazione derivano dalle attività industriali, dalla gestione inadeguata dei rifiuti urbani e industriali, e in specifiche aree dalle attività minerarie. Si deve rimarcare come i principali siti contaminati siano stati ritrovati in aree industriali dismesse, discariche, ecc. In generale l’agricoltura non ha niente a che fare con la problematica dei siti contaminati e dei relativi interventi di bonifica, anche se esistono ovviamente casi di suoli agrari inquinati ad esempio per sversamenti abusivi di materiali tossici, o rotture di condotte petrolifere la cui frequenza è elevatissima si parla di uno al giorno. Indubbiamente la primaria importanza dei suoli agrari in relazione alla salute umana rende indispensabile una particolare attenzione, agli effetti derivanti dall’utilizzo in agricoltura di fitofarmaci, fertilizzanti chimici e materiali di riciclo. Però più che problemi di gravi inquinamenti del suolo, si tratta di valutare la necessità di aggiustamenti nell’impiego di questi materiali in modo da ridurre al minimo i possibili effetti negativi
Quanto allo stato dei suoli italiani in particolare dei suoli agrari ci possano essere alcune problematiche di sovra fertilizzazione ma in generale lo stato dei suoli è buono. Ad esempio, considerando il Cadmio (come noto il più pericoloso dei metalli pesanti) in un recente lavoro del 2024, un’analisi dei suoli riguardante questo elemento effettuata sulla base del “LUCAS topsoil database” mostra che in ambito europeo i suoli italiani sono sostanzialmente esenti da contaminazione da Cadmio nonostante un rilevante impiego di fertilizzanti fosfatici. E anche una previsione di lungo periodo basata su machine learning considera i suoli italiani privi di pericoli di aumento di questo metallo.
Quanto ai contaminanti organici, i più frequenti casi di inquinamento dei suoli agrari derivano dalla rottura dolosa delle condotte di carburanti, si possono verificare quindi inquinamenti rilevanti di idrocarburi nelle aree dove c’è stata l’effrazione. Tuttavia, è possibile intervenire con tecnologie soft come la bioremediation e il fitorisanamento che nel caso di composti organici riescono a essere efficaci anche in tempi ragionevolmente rapidi. 

Pagliai – Franklin D. Roosevelt nel 1936 affermava: “The history of every Nation is eventually written in the way in which it cares for its soil”. Adesso, purtroppo, di rado (si fa per dire!) i governi considerano il degrado e l’inquinamento del suolo una questione urgente, nonostante le evidenze, talvolta catastrofiche, e i numerosi appelli, formulati non solo dalle comunità scientifiche. Forse è già troppo tardi ma sarebbe auspicabile, almeno nel nostro Paese, porre in atto, con urgenza, una seria politica di protezione ambientale a cominciare proprio dalla difesa del suolo. E una visione pessimistica la mia o c’è qualche spiraglio?

Petruzzelli – La protezione del suolo dovrebbe essere uno degli aspetti prioritari delle politiche ambientali. Sarebbe opportuno attivare sistemi di monitoraggio della qualità dei suoli soprattutto in aree agricole a rischio vicino a possibili fonti di inquinamento, ad esempio le discariche, o le attività industriali. Penso che potrebbe essere utile affiancare alle analisi di laboratorio, indispensabili per l’individuazione dei contaminanti, tecnologie di telerilevamento e sensori ambientali integrati con efficaci sistemi di reporting in modo da prevenire eventuali danni che potrebbero compromettere la fertilità dei terreni, la produzione alimentare e la salute pubblica. Per quanto riguarda l’inquinamento il problema più importante per cui il suolo è stato sempre trascurato nelle normative ambientali deriva dalle difficoltà delle analisi e soprattutto dalla loro corretta interpretazione. Mentre un valore di concentrazione nelle acque o nell’aria fornisce una valutazione immediata della qualità di queste matrici, nel suolo questo valore ha in sé una scarsa se non nessuna relazione con la pericolosità per l’uomo e per l’ambiente. Questa realtà è stata però finalmente recepita nelle nuove normative sulla bonifica dei siti contaminati dalle quali sono stati eliminati i limiti tabellari per valutare l’inquinamento del suolo (si parla di soglie e non di limiti) e la valutazione della reale contaminazione è affidata all’analisi di rischio. Va inoltre sottolineata la presenza di una normativa specifica per i suoli agrari (Decreto Ministeriale 1 marzo 2019, n. 46) nella quale la valutazione dei valori di fondo per i metalli è di importanza primaria e le soglie di contaminazione sono diverse da quelle dei siti contaminati  ad esempio per l’arsenico il valore di CSC è 30 mg/kg e non 10 mg/kg  e per il rame è 200 mg/Kg e non 150 mg/kg valori indicati per la bonifica dei siti contaminati dal Decreto legislativo n. 152 del 2006, inoltre la contaminazione è valutata anche sulla base delle analisi dei contaminanti nelle piante. Questo implica di conseguenza un approfondimento analitico (ad esempio valutazione della biodisponibilità) con un aggravio di costi e un allungamento dei tempi di indagine, accompagnati però da una stima più realistica della effettiva contaminazione. Però un’attenta valutazione delle caratteristiche dei suoli è indispensabile per comprendere l’inquinamento. Per l’ennesima volta voglio rimarcare, a titolo di esempio, l’importanza di un parametro di facile misura come il pH.
Il pH del suolo è un fattore critico che influenza un’ampia gamma di processi chimici e biologici determinando la speciazione, la solubilità, l’adsorbimento e il destino di molti contaminanti. In condizioni acide, la mobilità dei metalli pesanti aumenta a causa della maggiore solubilità e del ridotto assorbimento, portando potenzialmente a fenomeni di contaminazione delle acque e della catena alimentare. Il pH alcalino, al contrario, spesso favorisce la precipitazione dei metalli in forme insolubili, riducendone così la mobilità. Tuttavia alcuni elementi molto pericolosi, come l’arsenico, sono molto più biodisponibili nei suoli con pH alcalino. Quindi le molteplici interazioni fra contaminanti e proprietà del suolo determinano, la reale pericolosità dell’inquinamento.

Questi aspetti sono tuttavia poco accettati dall’opinione pubblica, che per anni è stata educata dai mezzi di informazione ad una visione allarmistica e senzionalistica, tanto è vero che ancora oggi si continua a parlare di suolo contaminato come un rifiuto, mentre in realtà è essenziale guardare al suolo come a una risorsa indispensabile da recuperare per la funzionalità di tutti gli ecosistemi terrestri.