La flavescenza dorata in Europa e in Italia: aggiornamenti scientifici

di Assunta Bertaccini
  • 08 May 2024

La flavescenza dorata è una grave malattia della vite nota in Francia dal 1922 dove è stata studiata a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso. Poiché la sintomatologia di questa malattia non è distinguibile da quella associata alla presenza di altri fitoplasmi che, pur infettando la vite, hanno caratteristiche epidemiologiche diverse è fondamentale che venga effettuata l’identificazione del patogeno ad essa associato tramite metodiche diagnostiche molecolari specifiche. Le epidemie di flavescenza dorata sono ricorrenti nei vigneti europei, dalla Francia, al Portogallo e Spagna passando per Italia settentrionale, Svizzera, Austria, Ungheria, Slovenia, Croazia e Serbia. La conoscenza della malattia permette di affrontare la problematica in vigneto in maniera efficace solo quando tutte le conoscenze e le competenze vengono messe in campo ed attivate in maniera appropriata. Il fitoplasma associato a questa malattia della vite, come tutti i patogeni, è in grado di differenziare in 10-15 anni ceppi che in campo possono esprimersi in maniera più o meno aggressiva e quindi colpire le piante in maniera più o meno grave. La presenza nel vigneto di fitoplasmi di flavescenza dorata non indica automaticamente la presenza di una situazione grave o gravemente epidemica, ma solo la conoscenza del ceppo del patogeno permette di prevedere l’andamento in campo nel tempo, aiutando a ridurne l’impatto economico mettendo in atto misure appropriate ed ecosostenibili. Che fare per garantire il contenimento della diffusione di flavescenza dorata? Occorre basare le azioni da intraprendere su solide conoscenze scientifiche che derivano da studi di campo e sulla produttiva interazione fra ricercatori, tecnici e produttori. Un inquadramento storico scientifico della flavescenza dorata è disponibile in un recente numero dell’Informatore Agrario (Bertaccini, 2024).

Due giornate di studio a Verona
Nelle giornate del 25 e 26 gennaio 2024 si è tenuto a Verona un “European workshop on flavescence dorée, recent acquisition and management strategies” che ha visto la partecipazione di quasi tutte le nazioni europee coinvolte da flavescenza dorata con la presenza di 130 studiosi, ricercatori e tecnici provenienti da Italia, Francia, Spagna, Svizzera, Germania, Slovenia, Croazia, Serbia e Cina. L’evento è stato organizzato dai professori Nicola Mori e Annalisa Polverari dell’Università di Bologna, dalla dottoressa Elisa Angelini del CREA e da me, professoressa Assunta Bertaccini presidente dell’”International Phytoplasmologist Working Group (IPWG) e docente dell’Università di Bologna.
Gli studiosi hanno presentato la situazione delle epidemie di flavescenza dorata in varie aree viticole europee con particolare riferimento alle possibilità di gestione della malattia in un contesto di ecosostenibilità. L’incontro si è articolato su temi specifici quali l’interazione del fitoplasma della flavescenza dorata con la vite e gli insetti vettori, l’individuazione di geni o caratteristiche genetiche correlate alla suscettibilità della vite alla malattia e l’applicazione di tecniche innovative rapide di individuazione del patogeno in laboratorio ed in campo.
Dopo i saluti delle autorità e degli organizzatori, una relazione introduttiva tenuta da Sandrine Eveillard (INRAE e Università di Bordeaux), ha illustrato le conoscenze relative alla interazione pianta fitoplasma della flavescenza dorata in funzione della diversa suscettibilità di alcune varietà di vite nell’ambito della individuazione di fattori di resistenza o suscettibilità all’interno del genoma della vite. Gli studi condotti prevalentemente in Italia, Svizzera e Francia sono effettuati a livello genetico, trascrittomico e metabolomico comparando viti sane ed infette che presentino diversa suscettiblità alla malattia. È stato inoltre descritto il ruolo di effettori dei fitoplasmi, molecole specifiche che ne favoriscono la colonizzazione a livello della pianta ospite e la disseminazione tramite insetti vettori. A questa relazione hanno fatto seguito alcune relazioni che vertevano sulla interazione fra patogeno e pianta. Sono stati presentati i risultati ottenuti da ricercatori italiani comparando due genomi completi di ceppi di flavescenza dorata da Chardonnay e Pinot gris di cui sono state verificate struttura e similitudini a livello genetico e filogenetico con lo scopo di individuare caratteristiche utili per contenere la diffusione del patogeno. Ulteriori ricerche si sono focalizzate sulla abilità differenziale di infestazione da parte di Scaphoideus titanus in Brachetto, Moscato bianco ed alcuni portinnesti tolleranti a flavescenza dorata per verificare l’importanza di questo aspetto nella resistenza al patogeno. Studi su Tocai friulano hanno dimostrato l’abilità di questa varietà di compartimentalizzare il patogeno in alcuni settori della pianta ed in parallelo, in popolazioni derivate da incroci fra Tocai friulano e Chardonnay, tramite applicazione di metodiche molecolari avanzate, è stata scoperta la presenza di polimorfismo di un singolo nucleotide (SNP) associato alla suscettibilità a flavescenza dorata. In Refosco e Friulano, varietà che presentano diversa suscettibilità a flavescenza dorata, osservazioni ultrastrutturali hanno permesso di correlare la degenerazione dei tubi cribrosi alla intensità dei sintomi osservati, inoltre è stata individuata la presenza di un accumulo vacuolare di sostanze fenoliche a livello delle cellule parenchimatiche del floema probabilmente responsabile di questa limitazione del danno. Ricercatori prevalentemente italiani hanno presentato la situazione attuale relativa alla diffusione dei ceppi della malattia con particolare riferimento alle aree che hanno visto recenti recrudescenze della epidemia quali Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige. Un gruppo di ricerca croato ha inoltre presentato un metodo di rilevamento rapido che permette di discriminare i ceppi del patogeno sul gene map, mentre un gruppo di ricerca tedesco ha rilevato la presenza del patogeno mediante l’uso di un drone dotato di apparecchiature per individuare differenze colorimetriche nella vegetazione della vite per localizzare le piante sintomatiche che accoppiato ad un laboratorio mobile per le analisi molecolari permette l’individuazione in campo delle piante infette. Quest’ultima metodologia di analisi è stata sperimentata in Trentino-Alto Adige ove h permesso di ottenere risultati incoraggianti anche se non ancora discriminanti a sufficienza per la flavescenza dorata. I ricercatori ritengono che una volta che i dati raccolti verranno elaborati mediante intelligenza artificiale si possa ottenere un sistema discriminatorio direttamente in campo anche in assenza di analisi molecolari di conferma. Dalla Toscana sono state presentate una applicazione della tecnica LAMP che permette una diagnosi rapida e semplificata di flavescenza dorata ed una applicazione basta sulla misura della riflettanza fogliare che si permetterebbe, nei mesi estivi, di individuare le piante infette da flavescenza dorata.
La seconda giornata è iniziata con la relazione introduttiva tenuta da Domenico Bosco (Università di Torino) sulla situazione delle conoscenze relative a insetti vettori di flavescenza dorata fra i quali il principale è Scaphoideus titanus. Sono stati illustrati studi relativi alle relazioni molecolari di questo vettore con il fitoplasma e alla sua diffusione nei vari areali europei in cui è presente la malattia. Uno studio specifico francese ha inoltre presentato studi in corso su specifiche proteine di membrana dei fitoplasmi che hanno un ruolo importante nella trasmissione del fitoplasma da parte dell’insetto vettore, unitamente ai potenziali effetti, per ora verificati solo in laboratorio, dell’uso di RNA interferente (RNAi) nel ridurre la colonizzazione da parte del fitoplasma delle ghiandole salivari di insetti vettori. Sono stati presentati altri insetti vettori o potenziali vettori di flavescenza dorata identificati in condizioni agro ecologiche diverse in aree vitate di Serbia, Veneto, Germania, Russia e Svizzera. In particolare, da ricercatori italiani è stato messo in evidenza il ruolo di Orientus ishidae nella diffusione del patogeno in alcune situazioni epidemiche e sono stati presentati insetti vettori o potenziali vettori individuati infetti da fitoplasmi in alcune zone viticole. Sono infine stati illustrati alcuni dei metodi di contenimento basati principalmente sulla eradicazione delle piante infette e la loro applicazione a livello legislativo in realtà viticole di Spagna, Slovenia e Veneto. Le ultime due relazioni, presentate da gruppi italiani hanno illustrato la potenzialità dell’uso di biocomplessi molecolari nel ridurre l’efficienza di trasmissione di ceppi virulenti di flavescenza dorata da parte di S. titanus e quella di tecniche innovative per il controllo dell’insetto vettore basate sull’impiego di RNA interferente. 

I riassunti di tutte le presentazioni sono raccolti nel volume degli atti scaricabile al link: https://meetings.ipwgnet.org/fd2024 

A questo incontro internazionale ha fatto seguito un evento per i tecnici del settore con relazioni ad invito che hanno fatto il punto della situazione in Italia tenute da Assunta Bertaccini (flavescenza dorata tra passato e futuro), Valerio Mazzoni (metodi innovativi per il controllo di S. titanus), Claudio Colla (impatto e controllo della malattia nella filiera vivaistica) e Paola Gotta (situazione della flavescenza dorata in Italia ed orientamenti sui metodi di contenimento 2024). A questa parte hanno fatto seguito interventi interattivi da parte dei presenti in sala e collegati via web (l’evento ha visto la partecipazione di circa 400 persone). Sono seguiti brevi interventi di tecnici focalizzati su casi specifici relativi a monitoraggio territoriale, gestione del vigneto ed innovazioni. Quest’ultima parte è risultata compressa da una tempistica stringente che non ha permesso in molti casi una discussione esauriente. L’incontro è stato però registrato ed è disponibile al link youtube.com/watch?v=PkpT9NGDzGk. Chi volesse approfondire alcuni degli argomenti trattati può contattare i relatori mediante e-mail o telefono. Solo uno scambio costruttivo di informazioni e conoscenze potrà infatti permettere di mettere a fuoco le problematiche nelle diverse situazioni viticole per poter poi applicare strategie utili a mitigare l’impatto di questa malattia sia nel breve che nel lungo periodo.