Una cavalletta dannosa alle kentie

di Santi Longo
L’entomologia applicata, studia le specie che interferiscono negativamente con le attività umane, complessivamente stimate intorno all’1% di quelle note. Nel suo ambito, un importante settore dell’entomologia agraria è quello relativo alla definizione del tipo e dell’entità delle alterazioni che i fitofagi causano alle piante con la loro attività trofica e riproduttiva, e a quantificare le alterazioni in termini di danni fisiologici, sulla fotosintesi, sulla traspirazione, ovvero in danni alla produzione, che diventano economici se possono essere tradotti in termini di perdita monetaria a causa della riduzione quali-quantitativa dei prodotti vendibili. Per le piante ornamentali, notevole importanza assume anche il danno estetico imputabile al deprezzamento e alla effettuazione di pratiche di tolettatura delle parti alterate. Di norma vengono monitorate le specie-chiave per stabilire l’esigenza di specifiche misure di controllo. Tuttavia molti insetti “indifferenti” possono divenire “fitofagi indotti” per esempio nelle monocolture dove hanno a disposizione un ricco substrato alimentare e le condizioni ambientali sono sfavorevoli ai loro nemici naturali. E’ il caso della cavalletta Eyprepocnemis plorans, Ortottero Acridide, ampiamente diffuso negli ambienti aridi e soleggiati dell’Europa meridionale, dell’Africa, e del Medio Oriente, dove si nutre delle foglie di varie piante spontanee e coltivate. La specie svolge una sola generazione annua e può rivelarsi dannosa, nel periodo estivo-autunnale, per le sue caratteristiche biologiche quali la polifagia, l’elevata capacità di dispersione e il gregarismo che le consentono di adattarsi a molte situazioni. Le uova schiudono in giugno-luglio e le neanidi, attive in questi mesi, raggiungono lo stadio di ninfa in agosto e completano lo sviluppo in settembre; i maschi e circa il 50% delle femmine attraversano 4 stadi neanidali e 2 di ninfa, mentre il restante 50% delle femmine svolge 5 stadi di neanide e 2 di ninfa. Gli adulti, hanno il corpo lungo circa 4,5 cm, di colore grigio-brunastro, con una banda scura sul pronoto; i femori posteriori presentano striature dal verde al cobalto al giallo. Gli adulti svernano e le femmine, che si accoppiano con più maschi, possono conservare lo sperma per circa due mesi. Tutti gli stadi attivi hanno apparato boccale masticatore e possono attaccare numerose piante spontanee (Solanum niger) e coltivate quali patata, fagiolo, spinaci, senza, di norma, arrecare danni degni di nota e pertanto la specie è considerata “indifferente”; tuttavia da alcuni anni le kentie (Howea forsteriana), coltivate in un ombraio, in provincia di Catania vengono infestate dagli stadi giovanili dell’Acridide che, da luglio ad agosto, rodono le foglie della nuova vegetazione estiva causando danni estetici rilevanti dal punto di vista economico. Per limitare tali antiestetiche alterazioni sono necessari interventi di tolettatura consistenti nell’eliminazione delle foglie erose e, in presenza di gravi pullulazioni, trattamenti insetticidi preferibilmente con esche granulari (pellet) a base di clorpirifos, interrate, alle dosi di 1-2 gr mq.

Foto in apertura: Danni su kentia  provocati da Ninfe di Eyprepocnemis plorans

Foto 2: Femmina adulta di Eyprepocnemis plorans