La produzione dell'olio di oliva non è un optional

di Franco Scaramuzzi
Nella rubrica "Cara Nazione" del QN dell'11 settembre, il Quotidiano nazionale ha pubblicato una brevissima nota su "La produzione dell'olio non è un optional" di Annibale Cherubini (PG) che merita di essere divulgata come segno di buon senso e di saggezza. 


Basterebbe leggere il breve articolo "Non c'è da lottare solo contro la mosca" pubblicato da Teatro Naturale il 9 settembre (http://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/l-arca-olearia/23392-marciumi-e-funghi-sulle-olive-italiane-non-c-e-da-lottare-solo-contro-la-mosca.htm). 

La mancanza di cure colturali nei piccoli oliveti, le cui famiglie hanno ormai perso un gran numero di membri anziani, lasciano a desiderare fortemente perché tutti gli altri membri sono impegnati in lavori che non riguardano i loro olivi. Questi oliveti che già qualche anno fa erano stati complessivamente ritenuti circa 1/3 della superficie olivicola toscana, non possono essere sostituiti da altre coltivazioni per imposizioni dell'attuale Legge regionale. Attraversando queste zone olivicole si può constatare la carenza di lavorazioni del terreno e tantomeno di irrigazioni e di concimazioni e di trattamenti antiparassitari. La potatura è ormai poliennale e viene compiuta con seghe meccaniche. Non ne subiscono le conseguenze solo le olive, ma è ampiamente visibile una perdita di foglie che riduce fortemente il pregio paesaggistico di questi alberi. Non sono considerazioni nuove, ma continuano ad essere ripetutamente diffuse, senza che nessun responsabile risponda, fornendo spiegazioni o proponendo adeguamenti. Il silenzio generale forse deriva dal reddito che viene percepito per oliveti abbandonati attraverso i contributi pubblici europei gestiti dalle Regioni. Sarebbe opportuno chiarire ai cittadini che pagano le tasse, perché e come funziona il meccanismo che forse fa giungere quattrini anche ai proprietari dei piccoli oliveti abbandonati.