Non ha sempre lo stesso valore tutto ciò che oggi viene battezzato "Bio"

di Franco Scaramuzzi
Non credo di aver mai incontrato Fabio Brescacin, Presidente Ecor NaturaSì, autore della nota, pubblicata sul Corriere della Sera il 31 marzo, dal titolo "Agricoltura Biodinamica una risposta alla crisi", ma sarò sempre molto lieto di farmi spiegare, quali siano le basi scientifiche innovatrici dell'agricoltura "biodinamica". L'autore lamenta che anche i giovani studenti trovano pochi elementi a riguardo dell'agricoltura biodinamica, ma nella sua nota non si fa cenno ad alcuna illustrazione tecnico-scientifica, mentre ci si preoccupa di riportare un lungo elenco di illustri partecipanti al convegno all'Università Bocconi. L'autore dimentica però che proprio da quell'uditorio è partito un parere che ha indotto il Rettore dell'Università a reagire e dichiarare sulla stampa che un convegno del genere non lo coinvolgerà più.
Non posso credere che basti la miracolosa sillaba iniziale "bio," che tanto successo ha dato all'affermazione dell'agricoltura "biologica", nonostante le autorevoli contestazioni espresse alla fine del '900 (a cominciare dal Prof. Filippo Lalatta). Unificare ora la discussione sui due "bio", biologica e biodinamica sarebbe come mettere forse allo stesso livello due cose diverse. Ciò almeno fino a quando la più recente non verrà spiegata con termini comprensibili e accettabili.
L'agricoltura "biologica" ha saputo farsi utilizzare, consentendo a produttori e consumatori rispettivamente di incassare e pagare prezzi più alti, con motivazioni credibili. Tuttora sono proprio i prezzi favorevoli a stimolare il crescente numero di aziende agricole "biologiche". Ma queste attuali differenze di prezzo dovrebbero nel tempo scomparire. Gli agricoltori allora scopriranno che l'agricoltura "biologica" altro non è stata e non sarà che una attenta attività razionale (reasonable o sustainable), comunque controllata e garantita, forse anche con prospettive più efficaci e meno costose.

(Da: QN - La Nazione, 5 aprile 2016)


All things BIO are not created equal
On Thursday, 31 March, the “Corriere della Sera” printed an opinion piece entitled "Agricoltura Biodinamica una risposta alla crisi" (Biodynamic Agriculture, An Answer To Crises), signed by Fabio Brescacin, President of Ecor NaturaSì. I do not think I have ever met the author, but I am willing to have someone explain to me what the innovative scientific bases of “biodynamic” agriculture are. I cannot believe that it is enough to add the miraculous prefix “bio”, that has so helped the success of “organic” agriculture, notwithstanding the authoritative objections, at the end of the 20th century, stating that all living organisms, animal and plant, have the right to use this word. “Organic” agriculture convinced people to use it, allowing producers and consumers, respectively, to earn more and pay higher prices, for credible reasons. Prices are still favorable to encourage the growing number of “organic” farms, but the present price differences should disappear over time. Farmers will then find out that “organic” farming is nothing more than a sustainable activity that, in any case, will have to be checked and guaranteed, also with more effective, less costly prospects.