Le nuove vendemmiatrici USA a scuotimento del tronco

di Cesare Intrieri
Chi lavora in viticoltura sa che esistono due tipi di vendemmiatrici: quelle operanti per “scuotimento verticale” e quelle operanti per “scuotimento orizzontale”.
 La prima tipologia è nata negli anni ’60 come evoluzione di un prototipo messo a punto presso la Stazione Sperimentale di Geneva della Cornell University (USA),  realizzato  in completa “integrazione” con un nuovo sistema di allevamento della vite a parete “doppia” e con cordoni “mobilizzati” (“Geneva Double Curtain”, noto come “GDC”); la macchina di pre-serie aveva una testa di raccolta che faceva oscillare “verticalmente” i cordoni e provocava il distacco degli acini senza contatto con l’organo di lavoro (“trasmissione indiretta di energia”); le vendemmiatrici commerciali operanti con questo principio furono prodotte in USA dopo il 1968.
La seconda tipologia, operante per “scuotimento orizzontale”, nacque anch’essa in USA dopo il 1968, ma direttamente dall’industria per “adattarsi” ai sistemi esistenti a parete “singola” (Guyot, Cordoni speronati, ecc.), nei quali era necessario colpire direttamente i grappoli con battitori per provocare il distacco degli acini (“trasmissione diretta di energia”).
Per la verità, negli anni ’70 avevano fatto la loro comparsa negli Stati Uniti anche alcune vendemmiatrici a “scuotimento del tronco” per le forme in “volume” (alberelli e cordoni verticali). Queste macchine avevano due “respingenti” che agivano sui ceppi con moto trasversale alternato, provocando l’oscillazione dei grappoli senza contatto con gli organi di lavoro e quindi operavano secondo il principio della “trasmissione indiretta di energia”; tuttavia, data la rigidità degli alberelli e dei cordoni verticali, alle macchine vennero aggiunte coppie di battitori che colpivano anche “direttamente” la chioma. Queste vendemmiatrici ad azione “mista” non ebbero successo, anche a causa della progressiva scomparsa delle forme “in volume”.
Per quanto riguarda l’Italia, l’interesse verso la vendemmia meccanica si è manifestato ai primi anni ’70, e si è inizialmente indirizzato verso lo “scuotimento verticale”: alcune macchine di questo tipo furono prodotte in Emilia-Romagna per la raccolta di vigneti derivati dal GDC (“Doppie Cortine”). Negli stessi anni furono importate dagli Stati Uniti e dalla Francia le prime vendemmiatrici a “scuotimento orizzontale” e tra il 1975 e il 1980 i due principi di raccolta furono sperimentati su tutto il territorio nazionale nell’ambito del progetto finalizzato del C.N.R. sulla Meccanizzazione Agricola. Le prove del C.N.R. misero in evidenza che l’azione “indiretta” dello “scuotimento verticale” determinava livelli di ammostamento dell’uva più bassi e perdite in mosto nettamente inferiori rispetto allo “scuotimento orizzontale”, in cui sotto l’impatto “diretto” dei battitori gli acini esplodevano disperdendo mosto.
Nonostante i positivi risultati, le vendemmiatrici a scuotimento verticale hanno avuto nel nostro Paese una diffusione limitata, e a tutt’oggi se ne contano circa 200-250, prodotte da ditte artigiane per i clienti che hanno adottato o che adottano il sistema a “Doppia Cortina”. A fronte di ciò, sono molto più numerose, in Italia, le macchine a scuotimento orizzontale (circa 2.000), costruite in serie dalle grandi aziende nazionali ed europee per la raccolta dei vigneti tradizionali a parete “singola”, già presenti in larga misura nella nostra viticoltura. 
Un interessante ritorno dell’industria al principio della “trasmissione indiretta di energia”, si è verificato negli USA dopo il 2000, con la realizzazione di vendemmiatrici a “scuotimento del tronco”, peraltro di seconda generazione. Queste macchine hanno trovato un ottimo mercato soprattutto in California, dove nei reimpianti delle migliaia di ettari di vigneto distrutti dal ceppo mutato di fillossera “B”, sono state largamente utilizzate forme di allevamento innovative (“Quadrilateral Cordon”, derivato dal GDC, e “California Sprawl” simile al Cordone Libero), sostenute da palificazioni metalliche piuttosto alte e dotate di buona “elasticità”. Per questi sistemi varie società americane (Up Right, OxBo, AGH, Cisholm Rider, ecc.) hanno costruito macchine con organi di lavoro “a pendolo”, che fanno vibrare i ceppi e trasmettono le oscillazioni fino ai grappoli, facendo distaccare gli acini per inerzia. Alcune importanti aziende californiane hanno adottato queste vendemmiatrici per il “Quadrilateral Cordon” e per il “California Sprawl”, riducendo in modo significativo l’ammostamento e le perdite e migliorando la qualità del prodotto raccolto rispetto alle macchine a scuotimento orizzontale.
Con le rinnovate tecnologie dello “scuotimento del tronco” e con i nuovi sistemi di allevamento, la vendemmia meccanica ha quindi “riscoperto” il principio della “trasmissione indiretta di energia” ed il concetto di integrazione “macchina-sistema”, che negli anni ‘60 erano stati fondamentali per la messa a punto del GDC e per la costruzione delle prime vendemmiatrici.
In definitiva si può affermare che c’è molto di “antico” in queste “moderne” metodologie di raccolta. In futuro sarà interessante vedere se gli stessi principi potranno essere recepiti ed avere un seguito nella viticoltura italiana, soprattutto considerando che nel nostro Paese è già presente da molti anni il sistema a “Cordone Libero”, che potrebbe essere vendemmiato per scuotimento del tronco in quanto presenta le stesse caratteristiche del “California Sprawl”. 


Foto 1. Una vendemmiatrice a scuotimento del tronco modello Quantum, prodotta dalla Società AGH. Si noti la notevole ampiezza del tunnel, progettato per la vendemmia di un sistema a doppia parete, derivato dal GDC (Geneva Double Curtain). 

Foto 2. Un particolare del tunnel di raccolta di una macchina a scuotimento del tronco. E' chiaramente visibile la testa di raccolta, costituita da due respingenti, che in lavoro sono animati da un moto pendolare trasversale che agisce sul tronco delle viti creando l'oscillazione che permette il distacco dell'uva.



The new American trunk-shaker grape harvesters
The people who work in viticulture know that there are two types of grape harvesting machines: “vertical shakers” and “horizontal shakers”.
The first kind was developed in the 1960s as an evolution of a prototype prepared by the Cornell University Geneva Experiment Station (USA), created to be completely “integrated” with the new double-wall system for growing grapevines with “mobile” cordons (“Geneva Double Curtain”, known as GDC). The pre-series production machine had a harvesting head that made the cordons shake “vertically” and the grapes drop without coming in contact with the working organ (“indirect energy transmission”). Commercial grape harvesters using this principle were produced in the USA after 1968.
The second type, using “horizontal shaking”, was also developed in the USA after 1968, but this time directly by the industry by “being adapted” to existing “single” wall systems (Guyot, spurred cordons, etc.), where it was necessary to hit the grape clusters directly with beaters to make the grapes drop (“direct energy transmission”).
An interesting return by the industry to the principle of “indirect energy transmission” took place in the USA after 2000 with the creation of a “trunk shaker” to harvest grapes, moreover second generation. These machines have found a very good market, especially in California.