Per l’olivicoltura siamo fermi, perfino ostili

Il grande pericolo, quello vero, è che da un lato si assiste al progressivo abbandono delle coltivazioni di olivo, anche perché l’Italia non è più al passo con i tempi e non riesce a rendere moderna la propria olivicoltura, valorizzando l’esistente. Il nostro paese sta perdendo lo spirito che animava i nostri avi: non piantiamo nuovi oliveti. Siamo fermi, e perfino ostili verso l’ipotesi di aprire a nuove piantagioni.
Gli altri paesi piantano e noi invece importiamo olio, incapaci di pensare al futuro. Non è un problema dovuto alla crisi economica, ma una questione strettamente culturale e perfino psicologica. Siamo in crisi di identità: difendiamo giustamente il passato, per non perderlo, ma non siamo più in grado di costruire il domani.

di Luigi Caricato su: www.olivomatto.it, 9/92/2916