Luci e ombre del capitalismo odierno

di Luigi Costato
I politici europei si affannano a disquisire attorno al problema costituito dall’arrivo di tanti rifugiati provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa, chi schierandosi dalla parte dei sostenitori della necessità di cacciare tutti, o quasi, in malo modo, chi, mostrando maggiore spirito caritatevole, parteggiando per l’accoglienza anche se con qualche non chiaro distinguo ma, soprattutto, con poche idee, e confuse sul come farlo.
Infatti, le idee che sembrano predominare (distinguere fra rifugiati politici e migranti economici) non saranno, anche se applicate, in grado di evitare quanto sta accadendo stante il fatto, ad esempio, che questi migranti non possiedono, normalmente, documenti, o li hanno falsi, e non è facile sapere da dove vengono, e perché.
A dire il vero, l’emigrazione riguarda tutto io pianeta, perché anche fuori Europa esistono esodi analoghi, come dal Messico negli USA, in Sudafrica dai paesi confinanti e dalla Nigeria, dalla Cina in Russia con il traghettamento dell’Ussuri; inoltre, ancora dalla Cina, in direzione di ogni continente, ma in quest’ultimo caso in modo soft e poco appariscente, e il termine esodo non sembra adatto a descrivere questi arrivi “striscianti”.
La terra è caratterizzata, oggi più che mai, da troppi squilibri economici e da enormi differenze nel tenore di vita mentre le notizie, che un tempo circolavano in ambienti ristretti, ora sono “mondializzate” grazie a un’elettronica che sta facendo conoscere a tutti com’è fatta la quinta strada a New York, quanto sono invitanti le vetrine di via Condotti o di via Monte Napoleone in Italia,  quali autovetture si usano e quali cibi si mangiano in Europa e negli USA,  ecc.
Orbene, oggi i profughi per fame applicano il vecchio detto “se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna”, sicché occorre che i governanti dei popoli ricchi manifestino più saggezza e considerino scopo primario della loro attività quella di ridurre le differenze di reddito fra i loro stessi cittadini e, naturalmente, fra il loro cittadino medio e i popoli dei paesi più poveri o, come si dice pudicamente, dei paesi in via di sviluppo.
Limitandoci a considerare gli immigrati, la fame e la povertà, per la stragrande maggioranza di loro, e quello che li fa muovere.
A questo proposito sarebbe necessario che Europa e USA esportassero cibo e tecnologie, per favorire la creazione di economie locali nei paesi meno fortunati, in modo tale da convincere i loro abitanti che anche nella loro terra ci può essere un futuro.
Non si può negare che la realizzazione di questi interventi potrebbe presentare difficoltà di ordine politico, a causa di dittatori che infestano proprio i paesi più poveri, ma non si vede come si possa provvedere diversamente.
D’altra parte che senso ha firmare pomposamente la “Carta di Milano” se poi ci si guarda bene dall’applicarla seriamente?

Da: ACTA CONCORDUM n° 37, ottobre 2015


Lights and shadows of today’s capitalism
Today more than ever, the earth is characterized by too many economic imbalances and by enormous differences in standards of living while news, that once circulated in restricted circles, has now been “globalized” thanks to electronics that lets everybody know what Fifth Avenue in New York is like, how appealing the window displays in Italy’s Via Condotti or Via Monte Napoleone are, which cars are used and what is eaten in Europe and the US etc.
Let us limit ourselves to thinking about immigrants, and the hunger, and poverty that, for the vast majority of them, are what compels them to move. In this regard, it would be necessary for Europe and the US to export food and technology to promote the creation of local economies in the less advantaged countries so as to convince their inhabitants that there can be a future also in their own lands.
There is no denying that implementing these measures could cause political problems because of the dictators that plague the poorest countries, but it is difficult to see another solution.
On the other hand, what sense is there to self-importantly signing the “Milan Charter” if nothing is being done to seriously implement it?