Dal campo al consumatore

di Franco Scaramuzzi
Si continua a divulgare con enfasi che l'esportazione attuale dei prodotti alimentari italiani avrebbe raggiunto un alto valore complessivo (circa 34 miliardi di euro) e che si mira a portarlo a 50 miliardi nei prossimi 5 anni. Non si pubblicizza invece il rovescio della medaglia, cioè che la nostra complessiva produzione nazionale di alimenti primari non è più autosufficiente e continua a decrescere. Siamo infatti diventati grandi importatori (a prezzi inferiori ai nostri costi di produzione). Liberamente elaboriamo queste commodities che poi esportiamo come nostro prodotto "agro-alimentare" e anche con l'ormai equivoco e malinteso marchio "Made in Italy". 
Attualmente, il non regolamentato rapporto tra i multiformi anelli delle filiere alimentari tende a mettere in difficoltà le imprese agricole, non pagando loro prezzi adeguati. Già da tempo è stata evidenziata la mancanza di un regolamento generale e di un accordo di compartecipazione fra tutte le imprese che comunque operano in una stessa filiera, “dal campo al consumatore”. Bisognerebbe comunque realizzare un'equa ripartizione del reddito complessivo, quale il valore aggiunto finale. 
Come è tradizionalmente avvenuto e tuttora avviene, ad esempio, in buona parte del settore vitivinicolo, con le aziende (singole o consorziate) che realizzano in proprio tutte le fasi produttive, i redditi complessivi vengono utilizzati per sostenere le esigenze di tutte le fasi della produzione, non escludendo certo la cura per i vigneti. 
Un altro esempio eclatante è quello delle filiere lattiero-casearie. Dalla stalla al consumatore il prezzo del latte viene quadruplicato. Le industrie casearie vorrebbero continuare a pagarlo pochi centesimi al litro, al di sotto dei costi di produzione. Mentre è in atto una pressante offerta di latte importato e una forte concomitanza di frodi. Gli agricoltori protestano per lo squilibrio economico creato all’interno delle filiere e cominciano a chiudere anche le loro stalle.
Le industrie alimentari devono riflettere sulla situazione insostenibile delle imprese agricole. Non si può sacrificare il settore primario, senza considerare che questo sarà sempre più prezioso e indispensabile per il futuro economico dell’intero nostro Paese.

(da: La Nazione, 25/11/2015)


From the field to the consumer
We continue to spread the news with emphasis that the current exports of Italian food products have reached a high overall value (about 34 billion euros) and that we are aiming at reaching 50 billion in the next five years. However, the other side of the coin is not publicized, namely, that our overall domestic production of basic foods is no longer self-sufficient and continues to decrease. We have actually become great importers (at prices lower than our production prices). We freely process these commodities that we then export as one of our food products even with our ambiguous and misleading "Made in Italy" brand.
At present, the unregulated relationship between the food chains' multifarious links tends to create difficulties for farms, by not paying their fair prices. The lack of general regulations and of a sharing agreement among all the firms participating in the same “field to consumer” chain has already been highlighted for some time. A fair distribution of total income should be created, like the final added value.