A volte ritornano

di Santi Longo
Il titolo della traduzione italiana della raccolta di storie brevi “Night shift”, di Stephen King, mi torna in mente in presenza di infestazioni di insetti che, a torto, sono ritenuti spariti dai nostri ambienti e quindi trascurati dai programmi didattici di entomologia agraria. Ultimo, in ordine di tempo, è il caso del diaspino Chrysomphalus dictyospermi (Morgan) tristemente noto, fino alla seconda metà del secolo scorso, come Cocciniglia biancarossa degli agrumi. La specie, ritenuta di origine cinese, è stata segnalata nel 1895 a Firenze; ma già agli inizi del ‘900 era diffusa in varie regioni italiane su olivo, palme, cycas, alloro, oleandro, acacie, fico, evonimo, camelie, ligustri, annona, e soprattutto su agrumi. Il suo nome comune fa anche riferimento al fatto che le neanidi neonate, dopo essersi fissate al substrato, secernono una sostanza follicolare bianca, a forma di cappuccio, che ne ricopre il corpo; pertanto le foglie e i frutti infestati si presentano punteggiati di bianco e di rosso, colore del follicolo delle femmine adulte. I danni arrecati agli agrumi dal diaspino, che arrivava ricoprire interamente la pagina superiore delle foglie e i frutti, consistevano in ingiallimenti, filloptosi e raggrinzimento dei frutti, con conseguente deprezzamento commerciale delle produzioni. Considerata la gravità delle infestazioni registrate nei primi decenni del ‘900, con D.M. del 23 aprile 1928, fu resa obbligatoria la lotta alle cocciniglie degli agrumi in Sicilia e in provincia di Reggio Calabria e venne istituito il Commissariato Generale Anticoccidico con sede a Catania; successivamente, con D.M. 20 aprile 1956, l’obbligatorietà della lotta venne estesa alla Campania e al Lazio. In pratica la lotta, basata sull’impiego dell’acido cianidrico fatto sviluppare sotto apposite tende che ricoprivano le piante (fumigazione cianidrica), era indirizzata quasi esclusivamente contro la Biancarossa che, delle 13 specie di cocciniglie allora presenti su agrumi era la più perniciosa. Ancora poco dannosa era la Rossa-forte Aonidiella aurantii (Mask.) che, dagli anni ’70, si è ampiamente diffusa in tutti i nostri agrumeti, mentre non era ancora stato introdotto il Crisomfalo della Florida Crysomphalus aonidum (L.). Quest’ultime due specie sono attualmente ampiamente diffuse e nocive nelle aree agrumicole del mondo della fascia tropicale e subtropicale nonché in quelle italiane. Fra le cause che hanno contribuito al regresso delle infestazioni di C. dictyospermi, praticamente sparite dagli agrumeti, particolare importanza viene attribuita alla esigenza degli stadi giovanili di un livello di umidità più elevato rispetto a quello delle due specie citate. Occasionalmente, negli anni ’80 e ’90, ho rilevato la presenza della Biancarossa su edera in Toscana e nel Lazio e su Ficus benjamina coltivato in vaso a Roma. Su quest’ultima essenza, recentemente, in una via del centro urbano di Catania, è stata riscontrata una grave infestazione che ha causato il deperimento degli esemplari attaccati. Non è stato possibile risalire al vivaio di provenienza ma, in relazione alla polifagia e ai poco rassicuranti trascorsi della Cocciniglia, sarebbe opportuna una più accurata ispezione delle piante prima della loro commercializzazione poiché come Tom Mc Loughlin ha titolato il film ispirato alla raccolta di King, Sometimes They Come Back.


Foto di apertura: Stato di deperimento di Ficus benjamina infestato da C. dictyospermi

Sotto: Follicoli bianchi delle neanidi e rossi delle femmine adulte di Biancarossa dei cui stiletti boccali si nota in trasparenza; la traccia e fase avanzata dell’infestazione che ha provocato la caduta della foglia.