Il kiwi in Calabria: le problematiche del post-raccolta

di Gregorio Gullo
Il successo dell’Actinidia nella piana di Gioia Tauro, in sostituzione degli agrumi, è stato determinato prevalentemente da tre fattori: la crisi economica dell’agrumicoltura locale, l’alta redditività della coltura ed i pochi trattamenti antiparassitari a cui è sottoposta. In provincia di Reggio Calabria l’Actinidia diventa, così, una delle principali specie da frutto, per superficie e produzione. La diffusione dell’actinidia è stata caratterizzata dall’adozione delle stesse tecniche colturali adottate negli ambienti dove già si era affermata, in zone in  situazioni pedo-climatiche differenti da quella calabrese. E’ stato necessario studiare  il comportamento vegeto-produttivo, in particolare modo nella Piana di Gioia Tauro, adeguando le tecniche colturali alla risposta nella zona in parola. Va detto che lo stadio di maturazione del frutto della cv Hayward, alla raccolta, è l’elemento fondamentale, per il raggiungimento delle caratteristiche ottimali di qualità dei frutti, nel post-raccolta. A livello commerciale il residuo secco rifrattometrico (RSR) è il parametro ancora oggi più utilizzato per individuare il momento più opportuno per la raccolta. In atto per rispondere alla richiesta del mercato, si effettuano raccolte anticipate, che portano ad uno scadimento qualitativo del prodotto. In Calabria si effettuano raccolte anticipate, inizio ottobre, quando la data convenzionale per la raccolta è fissata al 10 Novembre. Durante il mese di Novembre e di Dicembre le temperature minime non scendono al di sotto di 9 °C. Ciò consentirebbe di posticipare la raccolta, ottenendo frutti che raggiungano, alla fine di novembre, una maggiore pezzatura, un maggiore contenuto in peso secco, un elevato grado brix, compatibilmente con una  durezza della polpa ancora elevata. Dato questo noto fin dalle prime ricerche sul kiwi calabrese, effettuate alla fine degli anni 80 (Inglese et al., 1988). Si registra, durante il corso della maturazione sulla pianta e durante la conservazione una variazione del colore della polpa, con un aumento del fattore a, una riduzione del fattore b e una riduzione del fattore L, che tuttavia restano stabili  tra i 60 e i 90 gg di frigoconservazione. Il contenuto in polifenoli totali subisce un leggero incremento a fine novembre, restando  stabile successivamente, mentre la capacità antiossidante totale resta stabile già dall’inizio di novembre. Esiste, nel frutto fresco, una debole correlazione tra i polifenoli totali (PT) e la capacità antiossidante totale (CAT), mentre forte è la correlazione tra acido ascorbico (AA) e capacità antiossidante totale. Dopo la conservazione non si registra alcun calo significativo del contenuto in acido ascorbico, ma alla fine di Novembre il contenuto in AA è ancora alto. Dopo la frigoconservazione i frutti raccolti tra il 28 Novembre e la prima metà di Dicembre, manifestano un alto residuo secco rifrattometrico (oltre 16 °brix), una durezza della polpa tra 4 e 2 Kg.cm-2, in funzione dell’epoca di raccolta,  un incremento del contenuto in  PT e della CAT; inoltre, la correlazione tra CAT e PT  diventa, nei frutti frigo-conservati, elevata. Un  ruolo determinante, sui parametri nutraceutici, è svolto dall’intervento di potatura verde. Un intervento corrispondente ad una riduzione del  LAI  da 5 a 4 sino a 2, migliora le performances dei frutti in termini di CAT e PT. Pertanto nella Piana di Gioia Tauro è possibile  intervenire sulle problematiche del post raccolta con le operazioni colturali. Tenendo conto di tutti i parametri sopra esposti,  è consigliabile raccogliere i frutti tra la prima e l’ultima decade di novembre,  su piante sottoposte ad una potatura verde che garantisca un LAI di 4.