Occorre coraggio per combattere ignoranza e pregiudizio

di Francesco Lechi
Quando ero studente girava dalle mie parti uno strano personaggio che ci richiamava all’uscita delle scuole e inveiva contro i professori di scienze urlando: “è il sole che gira attorno alla terra, o bestie!”. Qualcuno ne ha fatto di recente quasi un difensore della società dai pericoli del pervadere della scienza, accusata anche di vari crimini (vivisezione degli animali, inquinamenti chimici e via straparlando). 
Il relativismo che pone sullo stesso livello seri scienziati e imbonitori è emerso anche nelle recenti affermazioni di un Presidente di Organizzazione nazionale agricola che ha buttato lì il giudizio di una possibile dannosità per la salute degli OGM, inclusi quelli  accettati ufficialmente, asserendo che su questo argomento “nel mondo scientifico i pareri sono difformi”: milioni di ettari coltivati per decenni e che hanno alimentato miliardi di uomini senza danni, il parere di ricercatori di fama internazionale vale quanto il berciare di pubblicisti superficiali! E’ pur vero che la sicurezza alimentare assoluta non esiste, ma questo è allora valido anche per cibi “slow” o di  zero chilometraggio, eppure nessuno può permettersi a priori di dubitare di essi. 
Il problema di fondo non è peraltro quello degli OGM, o per lo meno non è quello il punto principale. A monte il vero dramma è la mancanza di fiducia nel metodo scientifico, la sostanziale diffidenza verso la ricerca e i seri criteri di analisi. E’ questo che ha bloccato da decenni la ricerca genetica in agricoltura. 
Come può essersi formata tale scelta distorta? Abbozziamo una analisi “politica” che ci consenta di capire, anche se in estrema sintesi e per differenza,  la particolare situazione italiana. Anche in altri paesi europei si ha opposizione agli OGM, ma nei Paesi nordici le ragioni sono sostenute da gruppi “ambientalisti”, al di fuori del mondo agricolo, e si possono fare risalire a ideologie “naturistiche” paganeggianti con radici antiche, senza però che venga inibita la ricerca scientifica. Queste ragioni non hanno radici da noi : il “naturismo” ci è ignoto, a parte casi marginali, e per di più l’interesse economico del mondo agricolo, che è qui in parte avverso, non dovrebbe opporsi alla ricerca e agli OGM: li importiamo, li consumiamo, trasformiamo, non abbiamo da difendere proprio nulla. A meno di non voler difendere i produttori di antiparassitari, che verrebbero ridotti drasticamente nel consumo, ma che non appartengono al mondo agricolo.
Allora devono esserci altre ragioni, almeno per quanto riguarda il mondo agricolo. Non resta che da pensare che alcuni si siano adeguati, per ricerca di consenso politico, a ministri ideologizzati, in una rincorsa di ricerca di consensi con creazione artificiale di paure che distorce la realtà e prospera sulla mancanza di cultura scientifica. Vi è ancora modo di rimediare e di aprire alla ricerca. Tutto il mondo agricolo e gli studiosi devono con coraggio opporsi e combattere l’incultura generalizzata. E’ tardi? Riusciranno? E’ anche da questo che sapremo se il nostro Paese riuscirà a riaversi e l’agricoltura a vendere anche oltre al mercatino del paesello.