Questione di evoluzione

di Giulia Bartalozzi
Sull’ultimo numero di aprile della autorevole rivista tedesca “Der Spiegel” è stato pubblicato un ampio articolo dal titolo “Im garten des Dr. Mancuso” (Nel giardino del …) che richiama l’attenzione sulle più recenti scoperte realizzate dal Prof. Mancuso dell’ Università di Firenze e riguardanti la memoria delle piante. 
Ad esempio, il fatto che piantine di mimosa pudica (foto) siano in grado di apprendere e di ricordare per un tempo abbastanza lungo (anche oltre 28 giorni, mentre per un insetto la memoria media è di 2 giorni) che uno specifico stimolo non è pericoloso, ha riacceso la discussione se le piante meritino o meno di essere considerate organismi intelligenti. 
La posizione del Prof. Mancuso e della sua Scuola, ampiamente riportata nell’articolo di “Der Spiegel” è nota: se definiamo l’intelligenza come la capacità di risolvere problemi, allora le piante, come ogni altro organismo vivente, sono da considerarsi esseri intelligenti. Lo dimostra la stessa loro diffusione sul pianeta, frutto di una straordinaria capacità di adattamento, cioè di soluzione dei problemi. 
In poche parole, non è necessario un cervello per essere di fatto classificati intelligenti. Un cervello, con i neuroni che lo formano, è uno strumento sofisticato per imparare e memorizzare. Il fatto che le piante siano prive di un cervello non deve sorprenderci, ma dovrebbe casomai sorprenderci il contrario. Basti pensare come sarebbe vulnerabile alla predazione un pianta con un cervello. Non dobbiamo dimenticare mai che una pianta non può scappare da un pericolo e che qualunque erbivoro sarebbe letale qualora ne danneggiasse l’eventuale cervello. 
Le funzioni che l’animale concentra in organi specializzati, la pianta le diffonde su tutto il corpo. Il fatto che nelle piante non si trovino gli organi analoghi a quelli che caratterizzano gli animali, non significa che esse siano prive delle analoghe funzioni. 
Si tratta di diverse forme evolutive. Tutto qui.