Boschi toscani e legname da lavoro. Per quale industria e per quali mercati?

di Lapo Casini
In Toscana i boschi hanno un’importante collocazione agricola, occupando 1/3 della SAU. La filiera bosco-legno toscana è  “binomiale”, cioè ad una relativa abbondanza di dati sul bosco a monte (l’offerta potenziale di legname grezzo) si contrappone una conoscenza assai più carente degli operatori a valle (la domanda reale) tradizionalmente tripartiti: ditte di utilizzazione boschiva, imprese di segagione e imprese di seconda trasformazione del legno. 
La categoria merceologica al centro dell’attenzione è il legname da lavoro, quello processato dalle imprese di trasformazione, tralasciando di proposito l’assortimento energetico ubiquitario in Toscana ovvero la legna da ardere e le biomasse sminuzzate (il cippato forestale), che hanno mercati svincolati dalle esigenze industriali, pur mantenendo e anzi incrementando in senso relativo la loro importanza economica.
Il progetto “SIStema Legno”, portato avanti in questi ultimi anni da un ampio partenariato regionale, ha constatato che senza informazioni attendibili di tipo macro, non può maturare una comune ed efficace strategia per il comparto e per il sistema legno toscano. Ma una delle prime constatazioni emerse dallo studio, peraltro già espresse in altre sedi anche a livello nazionale, è che il sistema … non è un sistema! e utilizzare concetti come “comparto” e “settore” risulta ormai inappropriato. La prima prova è fornita dalla inadeguatezza – emersa in itinere - del metodo classico di indagine cioè il campionamento statistico dell’universo, che ha dovuto fare i conti con l’inattendibilità dei dati camerali e con l’esuberante eterogeneità di tipologie imprenditoriali, organizzative e produttive.
Purtroppo detta esuberanza è da leggersi più come sintomo di debolezza dell’(ex-)sistema, che come indice di promettente vitalità: infatti i risultati del SIS.LE. sono stati confrontati con un precedente studio svolto “a tappeto” 20 anni fa, quando tutto il manifatturiero toscano e quindi anche la filiera del legno conoscevano sì trasformazioni e modifiche ma non la parola “globalizzazione” e ancor meno l’attuale perdurante crisi strutturale.
Con le cautele del caso, visto che la realtà è comunque più varia della percezione, risulta che in gran parte gli operatori del “comparto” - e in particolare della segagione - siano titolari di un’imprenditoria sempre più de-specializzata e soggetta ad erosione di competenze, con dimensioni economiche da piccola e piccolissima impresa a gestione familiare, con relativamente pochi addetti, con una dotazione conservativa di macchine e attrezzature, senza il supporto di qualificati servizi esterni né consulenziali né sindacali: insomma, quel che rimane. Esprimono una domanda quantitativamente modesta di legname grezzo, approvvigionandosene tutto sommato anche in Toscana per un forte radicamento territoriale, e non solo all’estero (castagno, pino, pioppo, abete, duglasia) e fornendo segati e semilavorati per una domanda tradizionalmente interna (regionale o nazionale) di assortimenti per impieghi vari (travi, correnti e sottotetti; tavolame da edilizia e carpenteria; imballaggi vari; e in misura molto ridotta ormai, anche per falegnameria e quindi mobilio e serramenti). La certificazione di gestione forestale sostenibile alla prova dei fatti raccoglie scarse attenzioni perché non premiata dai consumatori. Della Due Diligence, salvo pochi casi, neanche a parlarne.
Il vero punto critico è questo: il calo o il crollo della domanda interna – comune a tante altre filiere - che rappresentava il cliente principale di gran parte del “settore” e il motore di tutto. I rimedi prospettati - monitorare stabilmente il mercato, suscitare sinergie distrettuali, coltivare le filiere orizzontali ovvero la cross fertilization, rimuovere i vincoli ai finanziamenti, oppure incrementare tecnologizzazione e internazionalizzazione delle imprese - non potranno aggredire il problema. Certamente, usare il canale IKEA (di cui l’Italia – Piemonte  e Veneto - è già importate fornitore) per vendere nei 20 nuovi centri commerciali in India sarebbe utile. Opportune quindi a livello nazionale le sessioni degli Stakeholders e i Tavoli sul Legno: ma, potendo, la soluzione da adottare a tappeto sarebbe i tavoli di legno. E di legno anche seggiole, letti, armadi, oggetti, infissi, pavimenti, solai e case.