La cocciniglia bianca dell’Actinidia

di Santi Longo
La notizia, apparsa su FreshPlaza dell’11 febbraio 2014 e segnalatami dal prof. Giulio Crescimanno, relativa alla individuazione, in Nuova Zelanda, di frutti kiwi infestati dal diaspino Pseudaulacaspis pentagona è certamente degna di attenzione; tuttavia va considerato che la cocciniglia, orginaria dell’Estremo Oriente, è ormai ampiamente diffusa nei vari Continenti compresa l’Australasia (soprattutto fra i 45°di latitudine nord e sud). In Australia è stata introdotta nel 1954, mentre in Italia è arrivata nel 1885. 
La specie è polifaga e può infestare sia piante arboree che erbacee, quali Pelargonium e persino le zucche in magazzino (foto). Inizialmente, in Italia, ha infestato i gelsi (portando a morte migliaia di piante) contribuendo alla crisi dell’allora fiorente bachicoltura e della sericoltura; grazie all'introduzione dell’imenottero parassitoide Encarsia berlesei, è stato ottenuto un efficace controllo biologico, soprattutto nei gelseti non sottoposti a trattamenti insetticidi. Il successo ottenuto con tale metodologia di lotta biologica, messa a punto nel nostro Paese, non ha avuto larga risonanza. 
Nella seconda metà del secolo scorso il diaspino è diventato nocivo al pesco (portando a morte le piante infestate, nel giro di 3 anni, a causa della immissione di saliva tossica) e marginalmente ad altre drupacee e a pomacee. 
In Calabria le prime serie infestazioni su Actinidia sono state registrate negli anni ’90, mentre, dagli inizi del secolo, vengono lamentati gravi danni alle produzioni nella zona di Latina. 
Il problema è serio e certamente, oltre all’attuazione di razionali programmi di controllo integrato in campo, vanno intensificati i controlli fitosanitari sulle partite destinate all’esportazione, che possono essere respinte dagli importatori anche  se è molto difficile che dagli esemplari presenti sui frutti possano prendere avvio infestazioni in campo. 
Maggiore attenzione va posta nel controllo del materiale di propagazione che, se infestato, può realmente costituire un pericoloso focolaio.
 
Foto: P. pentagona su zucca in magazzino