L’impollinazione del mandorlo

di Santi Longo
Il Mandorlo, ritenuto originario dell'Asia centro-occidentale, è stato presumibilmente introdotto in Sicilia dai Fenici; gli antichi Romani ne apprezzavano i frutti che chiamavano "noci greche". Attualmente la rosacea è una delle colture tipiche del Bacino mediterraneo. L’America, dove è stato introdotto nel XVI secolo è il principale produttore mondiale. 
Uno dei problemi colturali è rappresentato dalla impollinazione; molte cultivar sono autosterili e, inoltre, sussistono casi di eteroincompatibilità; per cui è importante l’inserimento di varietà impollinatrici. L’impollinazione avviene a opera di insetti pronubi, per cui nel mandorleto, in relazione al diradamento delle popolazioni dei pronubi selvatici, molti dei quali nidificano al suolo, si rende necessario un adeguato servizio di impollinazione che viene realizzato dislocando nel mandorleto, un certo numero di alveari durante la fioritura. Tale fase fenologica, pur variando fra i diversi ambienti (da gennaio a marzo) è alquanto precoce e inizia quando la temperatura media giornaliera supera gli 8°C. In tale epoca le api mellifere raccolgono nettare e polline che utilizzano, prevalentemente, per lo sviluppo delle famiglie, le quali saranno così pronte per sfruttare gli abbondanti pascoli primaverili rappresentati da agrumi e sulla. Nei mandorleti siciliani gli insetti antofili riscontrati assommano a 44 specie diverse di insetti, nell’ambito delle quali le 23 specie di apoidei (Andreidi, Alictidi, Antoforidi e Apidi) sono efficaci pronubi selvatici in grado di assicurare elevati tassi di allegagione. In California, per impollinare i fiori dei 307.000 ettari di mandorleti, che garantiscono l'80% del prodotto a livello mondiale, sono necessari 2 milioni di alveari, 500.000 dei quali sono presenti nella zona mentre i restanti vengono trasferiti da tutti gli USA con camion e pick-up, in un imponente nomadismo finalizzato all’impollinazione. Lo spopolamento degli alveari, imputato al massiccio impiego di insetticidi neurotossici e allo stress delle famiglie, ha fatto registrare ,negli ultimi sette anni, in California, una notevole crescita della mortalità invernale che, dal fisiologico 10%, è passata a un anomalo 30%, toccando, nel 2013, un preoccupante 50%. Secondo il "Financial Times" tale situazione ha fatto lievitare il costo del servizio di impollinazione; poiché il prezzo per il noleggio di un singolo alveare, in qualche caso, ha sfiorato i 200 dollari. Per ovviare alla carenza di impollinatori, partire dal 1996, l’Agricultural Research Service ha sviluppato nuove varietà di “mandorlo autofecondante” che garantiscono una buona fruttificazione senza l’impiego di insetti pronubi. Nei nostri mandorleti, diffusi soprattutto in Sicilia (60% della produzione nazionale) e in Puglia (30%), la situazione non è al momento preoccupante e, già a partire dalla fine di gennaio, le api mellifere e i numerosi apoidei solitari indigeni sono in piena attività per assicurare una adeguata impollinazione “naturale”.

Foto:  Ape nera siciliana su fiore di mandorlo