La irrazionale fobia per un serpente bello e utile

di Santi Longo

Topi, pipistrelli, serpenti, insetti e altri artropodi sono gli animali che, più degli altri, suscitano in molti un’irrazionale e persistente paura e repulsione. Singolare è quella nei confronti del Colubro leopardiano, Zamenis situla, ritenuto il più bel serpente d’Italia per la sua elegante livrea; il rettile che afferisce alla famiglia Colubridae, nella Magna Grecia, veniva considerato sacro ad Asclepio dio della medicina, delle guarigioni e dei serpenti, ed era venerato, nei santuari dedicati al dio.
Di tale specie, sono state segnalate cinque varietà, la più comune delle quali è Z. s. leopardiana, la cui colorazione e il disegno, sul corpo, sono inconfondibili; il capo è stretto con occhi rotondi di colore arancione; su tutto il corpo, presenta una fila di macchie irregolari marroni e rosse bordate di nero su una base chiara di colore grigio-beige e una fila di macchie più scure sui fianchi. Le macchie rosse nella varietà striata, sono fuse tra loro e formano due fasce longitudinali parallele orlate di nero.
Il Colubro leopardiano, le cui femmine adulte sono lunghe fino a 120 cm, mentre i maschi non superano il metro, vive in ambienti soleggiati, specialmente quelli con rocce e pietre: bordi dei campi, terrapieni lungo le strade, mucchi di sassi, ghiareti, muri a secco, ecc.; talvolta anche in paludi e rive di corsi d'acqua. Si incontra anche in giardini e attorno ai cortili, o alle case, entro le quali talvolta si introduce. Si arrampica su mucchi di pietre, pareti e cespugli, se spaventato, fa vibrare rapidamente la punta della coda, ma più spesso fugge. La sua area di distribuzione, mediterraneo orientale, include: Grecia, Turchia, Bulgaria, Macedonia, Albania, Monte Negro, Bosnia ed Erzegovina, Croazia e Malta. In Italia, è diffuso in Puglia, in Basilicata, in Calabria e in Sicilia dove la sua non rara presenza è segnalata in numerose località da Selinunte, alla Cava del Cassibile, all’Etna dai 700 m s.l.m.m. fino alle foci del Simeto e dell’Alcantara. Gli adulti si nutrono di topi e arvicole, memtre, gli esemplari più giovani, catturano soprattutto lucertole e insetti. Le vittime vengono soffocate tra le spire e ingerite dopo la morte. In maggio-giugno, avvengono gli accoppiamenti; dopo circa un mese la femmina depone 2- 5 uova che schiudono dopo circa due mesi. I piccoli, appena nati, sono lunghi circa 30 cm, e sono del tutto autosufficienti. Il Colubro leopardino, il cui numero è in diminuzione, a causa della distruzione del suo habitat e dall’ignoranza umana, è stato inserito nella Convenzione di Berna, come specie a rischio estinzione. Tale Convenzione ratificata dall’Italia nel 1982  impegna alla protezione degli habitat e vieta la cattura, la detenzione, il commercio, e l'uccisione intenzionale anche di altre specie di serpenti minacciate. In natura il Colubride viene predato da trampolieri, o dai gatti, che lo stanano nelle prime ore del mattino quando è intorpidito dalle basse temperature. Negli ambienti antropizzati, che frequenta durante il giorno alla ricerca di roditori, nonostante la vistosa livrea molto diversa da quella della velenosa vipera, viene scambiato per quest’ultima e spesso barbaramente ucciso soprattutto a causa della atavica fobia per i serpenti.
                            

Fig. sotto: Capo del Colubro leopardino Zamenis situla leopardina