Il futuro dell’agricoltura fra innovazione e protezione del suolo

di Marcello Pagliai

Non vi è dubbio che questa tragedia della pandemia da corona virus incuta paure e preoccupazioni sia nell’immediato che pensando al futuro. Mai come ora, infatti, si sta sviluppando un dibattito sui mezzi di informazione e sui social media su quale futuro ci attende, fra speranze di risollevarsi al più presto, ma anche paure di una crisi a tinte fosche e l’accentuarsi dei problemi di sempre.
Auspicando davvero che ci sia una ripartenza che ci consenta di risollevarsi è certo che anche l’agricoltura dovrà ricevere la giusta attenzione per essere ripensata e poter assolvere al meglio la sua funzione di nutrire (e bene) l’umanità in modo sostenibile, cioè proteggendo le risorse naturali.
Intanto c’è la consapevolezza dello stato di degrado di gran parte dei nostri suoli e della impellente necessità di proteggere questa risorsa. Per questo è assolutamente necessario un nuovo modo di fare agricoltura che non può essere più basata su alcuni postulati che hanno caratterizzato l’intensificazione colturale in questo ultimo mezzo secolo. Ad esempio, è evidente che nel lungo termine, alla luce anche dei cambiamenti climatici in atto, le lavorazioni tradizionali e continue del terreno non sono una pratica agricola sostenibile. Occorrerà quindi programmare la coltivazione di colture avvicendate in rotazioni adeguate con spazio alla pratica del sovescio di leguminose per contrastare il declino di sostanza organica nel suolo e la pratica dell’inerbimento nei vigneti, oliveti e frutteti. Occorrerà inoltre incrementare la progettazione di macchine per l’agricoltura conservativa, come, ad esempio, le macchine per la semina su sodo, per quei terreni più adatti a questa pratica.
Si è anche preso coscienza che oltre all’erosione e alla perdita di sostanza organica, il compattamento è una causa importante della degradazione del suolo. È quindi fondamentale la progettazione di macchine per ridurre la compattazione con sistemi di controllo della pressione, adattando la pressione dei pneumatici in base al tipo di suolo e con sistemi di guida GPS (ad esempio, Controlled Traffic Farming). Occorrerà rivedere anche i criteri di potenza e quindi di eccessivo peso delle macchine che dovrebbe essere calibrato alla dimensione delle aziende. Infine, si dovranno implementare i sistemi digitali per ottimizzare l’uso delle macchine e per interagire con una rete sensoristica che dovrà rivelare le condizioni del suolo in tempo reale.
Occorre quindi una perfetta interazione fra ingegneri meccanici, informatici, agronomi, pedologi, economisti, ecc., per lo sviluppo dell’agricoltura di precisione sostenibile.
Molta attenzione dovrà essere riposta alla biodiversità del suolo; i processi di degrado e desertificazione iniziano proprio dalla perdita di attività biologica. Oggi le conoscenze scientifiche sulla microbiologia hanno fatto passi da gigante e grazie proprio a queste conoscenze sarà possibile migliorare tale attività attraverso bioattivatori, biostimolatori del suolo al fine di migliorare, da parte delle piante, l’assorbimento di nutrienti con conseguente riduzione di apporti chimici.
In un auspicabile piano di investimenti per una corretta manutenzione del Paese, è chiaro che l’agricoltura può fare la sua parte ripensando, in chiave moderna, ad opere di sistemazione del territorio come avvenne con successo nei secoli scorsi. È chiaro che in molti casi può essere improponibile riproporre i vecchi terrazzamenti con muretti a secco se non mantenere quelli ancora esistenti con notevole valore paesaggistico. Un esempio, per i vigneti e frutteti di media e alta collina, potrebbe essere la sistemazione a piani raccordati. Si tratta di piani separati da ciglioni ciascuno con pendenza opposta in modo da raccordare ad una estremità con il piano sottostante e dall’altra con il piano soprastante in modo da consentire l’agevole circolazione delle macchine.
Nel futuro ci troveremo sempre di più a fronteggiare lunghi periodi di siccità perché non piove, o meglio piove male, quindi occorre stimolare e sostenere le aziende a raccogliere e conservare l’acqua che cade con i violenti nubifragi e che, altrimenti, sarebbe interamente perduta, per essere poi utilizzata nei momenti del bisogno per l’irrigazione delle colture con impianti irrigui che riducono notevolmente i volumi di adacquamento e massimizzano l’efficienza idrica.
Queste sono alcune delle sfide che attendono l’agricoltura del domani, con l’auspicio di poterle affrontare nel modo giusto e, se possibile, vincerle.