Spazio a chi conosce

di Luigi Costato

Il nostro Paese è stato, in questi anni, percorso da sedicenti guru che hanno diffuso nuovi credi in ogni campo dello scibile; qui ci limitiamo ai settori sanitario ed agricolo e citiamo i propugnatori del no vax e dell’agricoltura semimedievale, travestita con nomi più accattivanti, ma pur sempre semimedievale. I sostenitori di queste bizzarre idee hanno tentato di imporsi sostenuti da argomenti fantasiosi che mostravano inimicizia per scienza e competenza.
I no vax sono stati spazzati via dal Covid – 19, sicché possiamo dire che dalla tragedia portata dal  coronavirus è sperabile che abbiamo almeno tratto un insegnamento, apparentemente arrivato a tutti, banalissimo ma necessario: la scienza deve essere ascoltata e sarebbe ora di lasciare la parola agli esperti, e cioè che a parlare di epidemia siano gli epidemiologi, di nucleare i fisici e di agricoltura gli agronomi nelle loro variegate specialità. Insomma, i tuttologi devono farsi da parte per evitare di propagare sciocchezze di ogni tipo, questa volta  in campo medico ed epidemiologico quali si sono sentite in programmi televisivi dei primi tempi dell’infezione; con il procedere del coronavirus in Italia, gli incompetenti, pur sempre chiamati improvvidamente ad esprimere le loro opinioni, hanno progressivamente attenuato la virulenza delle loro sciocchezze, anche se taluni non demordono.
L’uomo, che, negli ultimi decenni, è andato sulla luna ed ha inventato tante nuove cose importanti per migliorare la sua vita, di fronte ad un male non conosciuto si è difeso con tecniche primitive, in mancanza di meglio, e ha dovuto fermare tantissime attività, riscoprendo che a tutto si può rinunciare ma non a mangiare, cioè alla sola fabbrica indispensabile in qualsiasi circostanza: quella del cibo, che si fonda sull’agricoltura.
In queste circostanze, allontanandoci per un attimo dai cibi e tornando all’aspetto medico del problema,  si sono visti  Stati bloccare mascherine di passaggio in aeroporto anche se destinate ad altre comunità, e tenersele, con uno stile sostanzialmente piratesco; ciò significa che di fronte all’emergenza i diritti e i trattati vengono facilmente dimenticati, specie se chi compie questa operazione si sente più forte del danneggiato.
Un comportamento analogo si potrebbe verificare anche in occasione di una molto improbabile, ma pur sempre possibile, carestia alimentare (i cigni neri non appaiono solo nel cielo della sanità); pertanto, la ennesima riforma della PAC dovrebbe cambiare registro e considerare l’importanza, per UE, di possedere scorte alimentari che sicuramente costerebbero un po’, ma darebbero tranquillità e certezza ai cittadini europei che hanno mostrato, al nord e al sud, ad est e ad ovest, che quando sentono un allarme serio si affrettano a fare scorte di alimenti. Sempre che la UE riesca ad uscire da questa crisi senza indebolirsi troppo e che capisca quanto sia rilevante l’autosufficienza alimentare.
Malauguratamente l’epoca degli accordi multilaterali appare, essendo ottimisti, orientata ad un temporaneo oscuramento. Gli Accordi di Marrakech, che erano già in difficoltà per i mancati rinnovi che dovevano essere realizzati almeno 15 anni fa, sono in questi tempi messi ancora più in crisi dalla politica degli USA che, per realizzare meglio i loro fini, operano per la crisi dell’Unione europea che, per parte sua, allargatasi troppo senza approfondire l’integrazione, è oggi in difficoltà a segnare significativi passi in avanti essendo anche intrappolata da regole che essa stessa, per volontà degli Stati membri, si è data.
In un momento storico nel quale sono al centro della scena dei colossi anche dimensionali come Cina,  USA e India, il risorgente spirito nazionalistico che attraversa l’Europa è molto preoccupante: infatti che peso politico può avere la Repubblica Federale tedesca, la Francia o l’Italia, ciascuna per conto suo? Solo come UE, rafforzata e meglio integrata, queste entità sub regionali potrebbero avere voce in capitolo nella politica mondiale; in caso contrario ciascuna è già da adesso condannata all’irrilevanza.