Pollini e cambiamenti climatici: correlazione di variabili climatiche con lo spettro pollinico

Le pollinosi, o allergie da pollini, che secondo i dati dell’OMS si posizionano ai primi posti delle malattie croniche, interessando tra il 10% e il 40% della popolazione a seconda delle regioni e dei periodi dell’anno, risultano negli ultimi anni in continuo aumento e in forte crescita soprattutto nelle aree urbane, dove la contemporanea presenza in atmosfera degli allergeni nei granuli pollinici e delle sostanze responsabili dell’inquinamento atmosferico, producono evidenti effetti sulla salute umana.
Sovrapponendosi a tale quadro, anche i cambiamenti ambientali, sia quelli di origine antropica sia quelli naturali, hanno sempre inciso in maniera significativa sulla presenza dei pollini nell’aria, determinata dalla modificazione e adattamento della vegetazione sulla terra (evoluzione della biodiversità), con la conseguente diffusione di nuovi pollini aerodispersi sia dal punto di vista qualitativo (specie) sia quantitativo.
Grazie al campionamento standardizzato ed alla contestuale analisi delle previsioni e condizioni meteo, le attività di monitoraggio e di produzione di bollettini periodici offrono elementi utili per valutare l’arrivo di picchi massimi ed il declino dei diversi tipi di polline nelle varie regioni del paese, fornendo preziose informazioni sanitarie e sociali.
Il Rapporto Ambiente SNPA 2020 (Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente) di prossima pubblicazione, nella sua parte dedicata alle specificità regionali e/o alle attività SNPA di particolare interesse per la collettività, contiene un articolo dedicato ad uno studio sulla correlazione delle variabili climatiche con lo spettro pollinico.
Dai dati ottenuti si deduce quali parametri climatici influenzano maggiormente la stagione pollinica per ogni singola specie nel periodo preso a campione.  

da Snpambiente.it, 20/3/2020