Dantedì: il sommo poeta e l’agricoltura del suo tempo, da una conferenza di Giovanni Cherubini

In occasione del Dantedì, la giornata, che cade il 25 marzo, istituita dal governo in onore del sommo poeta fiorentino pubblichiamo un passo di una conferenza tenuta dal professor Giovanni Cherubini, accademico georgofilo e storico dell'Università di Firenze, nel 1989 a Palazzo Vecchio, sul tema "Dante e le attività economiche del tempo suo".
Il testo integrale della conferenza del prof. Cherubini, pubblicato nella Rivista di Storia dell'Agricoltura, è disponibile qui (RSA Cherubini_compressed.pdf )
"La coltivazione dei campi, come l'allevamento degli animali, non contrastano né con l'ordine divino dell'universo, né con quello sociale sulla terra, dove il poeta ci appare ancora sostanzialmente fedele allo schema 'tripartito' che divide gli uomini in coloro che pregano, coloro che combattono e coloro che lavorano la terra. Su queste attività agricole, sugli animali e sulle piante coltivate il poeta offre immagini stupende. Là è il Mincio che uscendo dal Garda scorre in mezzo ai 'verdi paschi' (Inferno XX, 75); altrove vediamo le 'pecorelle' uscire dall'ovile, a una, a due, a tre, luna addossata sull'altra (Purgatorio III, 79-84), o le capre prima 'proterve' a brucare sui dirupi riposarsi all'ombra satolle e ruminanti (Purgatorio XXVII 76-81). Altri versi evocano le brinate dell'inverno, quando il povero contadino ('lo villanello a cui la roba manca') si dispera sino a quando il calore del sole non dissipa il biancore steso sulla campagna ed egli, col suo vincastro, può  finalmente fare uscire il gregge al pascolo (Inferno XXIV 1-15); altri alludono alle pecore lasciate sole dal cattivo pastore: 'E quando le sue pecore remote / e vagabunde più da esso vanno, / più tornano all'ovil di latte volte' (Paradiso XI 127-129); altri versi ancora mostrano il pastore che pernotta all'aria aperta presso il suo gregge per difenderlo dai lupi (Purgatorio XXVII 82-84).
Di questa elementare vita dei pastori, come della vita dei campi, Dante offre altri spunti stupendi, realistici insieme e sublimati dalla sua poesia. E il sapore della vita dei campi si confonde con la fatica e la povertà degli uomini".

da: Agrapress Notiziario, 25/3/2020