L’Altica della vite

di Santi Longo
La messa a punto e la diffusione di protocolli di difesa della vite che prevedono la riduzione dei trattamenti insetticidi, concorrono a creare le condizioni ottimali per la pullulazione di fitofagi di norma di secondario interesse per la coltura. E’ il caso della pulce o altica della vite, Altica ampelophaga, ritenuta originaria della penisola Iberica e ampiamente diffusa nelle aree europee e nord africane di coltivazione della vite. Si tratta di un piccolo coleottero crisomelide i cui adulti, di colore verde metallico, lunghi 4,5-5 mm, hanno le zampe posteriori atte al salto per la presenza di femori ingrossati. Essi trascorrono l’inverno sotto il ritidoma, o in altri ripari, e riprendono l’attività trofica in coincidenza con la ripresa vegetativa della pianta ospite, provocando delle erosioni irregolari sul parenchima fogliare (Foto1). Dopo l’accoppiamento, e quando le temperature medie si attestano sui 15°C, le femmine iniziano a ovideporre sulla pagina inferiore delle foglie. Ciacuna femmina può deporre in media 200 uova, di forma ellittica (0,5x0,25 mm), di colore giallo, in piccoli gruppi. In relazione all’andamento termico, le uova schiudono dopo 5-15 giorni. Le giovani larve, di colore giallo, vivono gregarie sulla pagina inferiore delle foglie dove praticano caratteristiche erosini rispettando le nervature e l’epidermide superiore che dissecca e si perfora. Successivamente si disperdono sulle foglie; le larve mature (Foto2) hanno il corpo lungo 6 mm, di colore nerastro con tubercoli piliferi. Completato lo sviluppo, in circa 3 mesi, si lasciano cadere al suolo dove impupano entro una celletta terrosa. In luglio sfarfallano gli adulti della prima generazione annuale e, a fine agosto- settembre, quelli della generazione successiva. Gli adulti della terza generazione, destinati a svernare, compaiono a partire dal mese di ottobre. In Sicilia, dove gli attacchi sono sporadici, nel 2013 sono state registrate estese erosioni fogliari in vigneti del versante orientale dell’Etna. Al di là dell’appariscente sintomatologia i danni sono di trascurabile entità nei vigneti in produzione e tali da non giustificare specifici interventi insetticidi che decimano gli entomofagi rappresentati da ditteri tachinidi e da imenotteri braconidi parassitoidi, nonché da rincoti eterotteri e da neurotteri predatori. In vivaio, nei casi di elevate densità di popolazione dell’alticino, facilmente accertabili visivamente con lo scuotimento delle piante,ovvero osservando le caratteristiche erosioni fogliari, può risultare utile effettuare un intervento con spinosad bio, sostanza di origine naturale che deriva dalla fermentazione attivata dal batterio Saccharopolyspora spinosa, inserita nei disciplinari di produzione integrata.

Foto di apertura: Tipiche alterazioni causate da larve mature in attività trofica sulla pagina inferiore di una foglia di vite.


Foto sotto : Caratteristiche erosioni praticate da un adulto sulla pagina inferiore di una foglia di vite