La nuova PAC sta cambiando strategia

di Franco Scaramuzzi
Oggi, applicando le nuove regole della “codecisione”, la discussione sulla PAC offre maggiori possibilità di partecipazione. Il Parlamento Europeo è infatti chiamato a realizzare un bicameralismo con la Commissione Europea. L’ Accademico prof. Paolo De Castro (Presidente della Commissione Agricoltura del P.E.), l’11 gennaio scorso all’Accademia dei Georgofili ha fatto il punto della situazione, offrendoci un realistico quadro delle nuove difficoltà procedurali della politica europea. 
Il P.E. (Parlamento Europeo), nel quale siedono 72 deputati italiani, ha ampiamente discusso la nuova PAC, aprendo un negoziato sui contenuti di quattro ponderosi testi legislativi (più di 600 pagine). Sono stati presentati e discussi quasi 8000 emendamenti, raggiungendo compromessi che li hanno ridotti a meno di 200. Il 23 gennaio (cioè mercoledì scorso) sono stati definiti dalla Commissione Agricoltura del Parlamento, composta da 85 deputati. Questi emendamenti rappresentano ora le “controproposte” rivolte alla Commissione, le cui decisioni saranno poi nuovamente discusse dal P.E. in una riunione già prevista per la metà di marzo.  
Teniamo presente che, nel frattempo (7 e 8 febbraio), si terrà il vertice “multi financial framework” (MFF) dei Capi di Governo per definire il piano finanziario del bilancio europeo, che attualmente prevede un sensibile taglio al capitolo riguardante l’agricoltura. Successivamente il P.E. potrebbe introdurre altre modifiche, ma occorrerà allora che ogni emendamento venga sottoscritto da un minimo di 40 deputati, appartenenti ad almeno due gruppi politici diversi. In ogni caso, dall’Assemblea parlamentare di marzo potrebbe uscire solo un mandato negoziale, sulla cui base partirebbe un ulteriore confronto tra Parlamento, Consiglio e Commissione Europea. 
Tutto questo lavoro richiederà ancora un tempo non prevedibile. Quando si sarà raggiunto un definitivo accordo, ci sarà anche da sviluppare una fase di analisi e di decisioni applicative che comprenderà non solo il lavoro della Commissione, ma anche quello dei singoli Stati membri, per definire le norme dettagliate sulle modalità esecutive, controlli, sanzioni, ecc.. E’ molto probabile quindi che la nuova PAC non possa entrare in vigore alla data prevista del 1 gennaio 2014, ma è verosimile che slitti di un anno, al gennaio 2015, senza escludere la possibilità che si ritardi anche fino al 2016. 
Se il taglio dei finanziamenti risultasse superiore a quanto accettabile, il Parlamento Europeo potrebbe riaprire l’esame di alcuni capitoli importanti. Quello politicamente più discusso del greening potrebbe essere del tutto cancellato. Il buon senso e l’equilibrio potrebbero comunque consentire di ridurre sia i tagli che le eccessive misure agro-ambientali finora privilegiate. 
Purtroppo, non si tiene ancora adeguatamente conto della necessità di potenziare le attività agricole produttive, mentre il mondo ha bisogno di più cibo e nessuno può permettersi di perdere ulteriori superfici e produzioni agricole. La PAC dovrà prevedere al più presto strumenti che aiutino le imprese a stare sui mercati, sempre più difficili, volatili e rischiosi. A questo riguardo, De Castro si è espresso in termini preoccupati, ma con un opportuno ottimismo. Ritiene che il Parlamento non possa scrivere ora un’altra PAC. Ma lo scenario è già rapidamente mutato e si può prevedere anche una “revisione di metà percorso”, così come si è già fatto con il middle review dell’Agenda 2000. 
I Georgofili prevedono di discuterne ancora in primavera, alla luce degli ulteriori eventi, per continuare ad offrire una costruttiva collaborazione ai nostri Parlamentari in Europa ed al Presidente della loro Commissione Agricoltura, Paolo De Castro, che sta confermando le Sue doti di politico, oltre che di illustre economista.


Foto: David Glauso