La siccità USA determinerà una contrazione dell’offerta cerealicola mondiale

Quest’anno, il raccolto degli Stati Uniti, il maggior coltivatore ed esportatore di mais al mondo, riporterà, con ogni probabilità, un calo intorno al 20%-25%, dopo che la siccità ha ridotto il raccolto di frumento della regione del Mar Nero, ha confermato Paul Deane, economista agricolo della ANZ, nel corso di un’intervista rilasciata a Susan Li, del programma “First Up”, della Bloomberg Television.
“Stiamo registrando due buchi molto grandi sul versante della produzione cerealicola”, ha spiegato Deane, facendo espresso riferimento alle perdite riportate negli Stati Uniti e nella regione del Mar Nero. “In linea generale, potremmo registrare ulteriori aumenti per quanto riguarda cereali e semi oleosi”.
Dal 15 giugno scorso, il mais, che è arrivato, oggi, al picco record di 8 dollari, ha riportato un incremento di oltre il 55%, determinando una forte crescita dei prezzi alimentari e un’impennata della spesa per i produttori di foraggio e di etanolo. Quello del grano è un mercato in rialzo ormai da quattro anni, e guida la crescita più lunga dal 1964. La siccità, che ha spinto gli Stati Uniti a dichiarare quasi 1.300 contee, in 29 stati, aree colpite da disastro naturale, potrebbe causare una grave carenza cerealicola in tutto il mondo, secondo la Commonwealth Bank of Australia (CBA).
Secondo le ultime stime – diffuse dal Dipartimento all’Agricoltura degli Stati Uniti, all’inizio di questo mese, prima che la siccità registrasse un peggioramento nel Midwest – la produzione cerealicola mondiale è pari a 905,2 milioni di tonnellate. Il consumo totale dovrebbe ammontare, invece, a 900,5 milioni di tonnellate, si legge nel rapporto dell’agenzia americana.
Le stime di Deane, che fanno riferimento a una contrazione dell’offerta cerealicola mondiale di 60 milioni di tonnellate, corrispondono a più di due volte il raccolto cerealicolo dell’Argentina, il secondo maggior esportatore mondiale. Nel 2012-13, l’Argentina dovrebbe produrre 25 milioni di tonnellate, secondo il Dipartimento all’Agricoltura.

Da: “bloomberg.com” (Stati Uniti) – Agrapress – rassegna stampa estera n° 992