Nessuna abiura nei confronti degli OGM, ma uno sguardo al futuro

di Mario Enrico Pè*

Tutte le conoscenze e tecnologie genetiche applicate alle piante coltivate dal 1900 ad oggi sono state capaci di far progredire l’agricoltura e continuano a far parte della cassetta degli attrezzi dei genetisti agrari.
La SIGA ha sostenuto con continuità e coerenza l’adozione delle piante transgeniche (impropriamente dette OGM) in agricoltura, basandosi sulla solidità dell’evidenza scientifica. Lo ha fatto per più di 20 anni, senza temere di andare, a volte, controcorrente rispetto ai sentimenti dell’opinione pubblica e della politica italiana e europea, dialogando costantemente con l’una e con l’altra in ogni possibile occasione. Come Presidente della Società tengo a ribadire che questa posizione, che ho sempre sostenuto anche personalmente, non è cambiata e che la Società continua a ritenere che sia stato un errore grave e dannoso per l’agricoltura italiana ed europea aver impedito l’impiego di OGM per scelte politiche. Chi analizza i fatti senza pregiudizi ideologici non può non rilevare come la transgenesi abbia consentito di sviluppare varietà di grande successo, quali ad esempio il mais Bt resistente alla piralide, il cui divieto di coltivazione in Italia, perché transgenico, ha penalizzato e continua a penalizzare molti agricoltori italiani.
La necessità di ribadire con forza queste convinzioni deriva da una mia nota apparsa nel Notiziario dell’Accademia dei Georgofili lo scorso 29 Aprile che, a causa di un titolo probabilmente eccessivamente provocatorio, ha dato l’impressione che volessi disconoscere gli indubbi meriti dell’approccio transgenico. Al contrario, volevo manifestare la necessità di evitare che le nuove tecnologie di evoluzione assistita – TEA –, che si stanno proponendo come potenzialmente rivoluzionarie nel miglioramento genetico dell’immediato futuro, non subiscano l’ostracismo di cui sono stati oggetto gli OGM. Cosa che, anche alla luce della sentenza della Corte di Giustizia europea del luglio 2018, non è affatto scontata. Volevo inoltre sottolineare che le TEA si stanno sviluppando in un contesto di conoscenze scientifiche, derivate in larga misura dall’applicazione della genomica, più favorevole, che può farci immaginare di poter affrontare con questi nuovi strumenti il miglioramento di caratteri complessi, per i quali l’approccio transgenico non si è dimostrato così efficace.

*Presidente della Società di Genetica Agraria