La carne in vitro è già pronta. Allevatori europei preoccupati

La nicchia della carne creata in laboratorio ha conosciuto un 2018 abbastanza florido con startup che sono riuscite a raccogliere 50 milioni di dollari (45 milioni di euro) presso diversi investitori.
Di qui a cinque anni le bistecche ottenute in vitro potrebbero arrivare sugli scaffali dei supermercati.
Già nel 2013, Mark Post, ricercatore all'università di Maastricht (Paesi Bassi), aveva presentato a Londra il primo hamburger (142 grammi) concepito in laboratorio a partire dalle cellule prelevate dai muscoli delle vacche da allevamento. Un risultato arrivato dopo 42 anni di ricerche internazionali. Il costo è proibitivo: 250 mila euro. E lo sarà ancora oggi: intorno ai 50 euro.
Il fenomeno della carne sintetica ottenuta negli incubatori è un fenomeno ancora embrionale, ma c'è un ecosistema nascente. E sta allarmando gli allevatori europei che vi ravvisano un grave pericolo, specialmente in Francia, paese dove gli allevamenti si basano sulle razze locali. Inoltre, è considerato un affronto anche per i macellai, secondo quanto ha riportato Le Figaro.
Il mercato della carne valeva all'incirca mille miliardi di dollari (908 mld di euro) nel 2018 e le stime di JP Morgan, Barclays e AT Kearney indicano che sarà di 1.400 miliardi di dollari (1.272 mld di euro) nel 2030 e 1.800 miliardi di dollari (1.635 mld di euro) nel 2040.
Per fabbricare della carne in laboratorio occorrono dalle 3 alle 6 settimane, pari alla durata complessiva di tutto il processo invece dei due anni che servono per la produzione di una vera bistecca.
Quattro le fasi principali: estrazione delle cellule dal muscolo delle mucche; deposito delle cellule per farle proliferare in una coltura propizia contenente vitamine, acqua, minerali, aminoacidi, ormoni della crescita, antibiotici. La terza fase vede la crescita delle cellule che si trasformano in miliardi di fibre muscolari. Infine, quarta e ultima fase, vengono aggiunti degli ingredienti come la mollica di pane, sale, polvere di uova, succo di barbabietola, zafferano e altro ancora.
Per il nutrizionista Jean-Michel Cohen, che l'ha provata un paio di anni fa in California, la carne ottenuta in laboratorio, sul piano del gusto, non potrà mai rimpiazzare quella naturale, né per il sapore, né per la masticazione, ha detto a Le Figaro.
Tuttavia, sulla carta, questa carne in vitro può rappresentare un'opportunità di fronte alle nuove sfide alimentari mondiali: nutrire 9 miliardi di persone di qui al 2050, con l'appetito per la carne che crescerà del 70%, secondo le previsioni della Fao (organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura). Dal punto di vista ambientale richiede un minor consumo di acqua, di energia e di superfici coltivate per nutrire il bestiame. Inoltre, ridurrebbe drasticamente l'abbattimento degli animali.
Inoltre, c'è anche da capire come si dovrà chiamare questa finta carne. Negli Usa, molti Stati hanno vietato l'utilizzo della parola carne per le bistecche prodotte in laboratorio.

da: Italia Oggi, 1/12/2019