Il genoma del pero non ha più segreti


Il Centro Ricerca e Innovazione (FEM) ha coordinato un team internazionale di ricercatori provenienti dall’Università di Ghent (Belgio), Università della California Davis (USA), l’Institute for Plant and Food Research (Nuova Zelanda), l’INRA (Francia), l’Università di Tubingen (Germania), l’Università di Wageningen (Olanda) e, per l’Italia, il CREA che ha pubblicato sulla rivista GigaScience uno studio di sequenziamento genico del pero.
Il pero non solo è una coltura di rilevanza nazionale ma anche è stata molto diffusa in passato sul nostro territorio e potrebbe rappresentare in futuro un’ulteriore ricchezza ampliando la biodiversità produttiva. Inoltre questo studio ha permesso di acquisire delle conoscenze tecnico-scientifiche che possono essere trasferite su altre specie di rilevanza economico-agricola del nostro territorio.
Il pero riveste una grande importanza fra le colture frutticole a livello nazionale con una superficie di quasi 30 mila ettari, e vede l’Emilia Romagna come principale regione di coltivazione. La coltura del pero nelle zone di fondovalle ha rappresentato per la frutticoltura trentina una realtà di tutto rispetto, progressivamente ridimensionata a favore del melo.
Il lavoro, durato due anni, ha previsto il sequenziamento dei 17 cromosomi della cv. Bartlett.
I dati sono disponibili e facilmente accessibili per l'intera comunità scientifica nel portale di riferimento per le rosacee, the Genome database for Rosaceae gestito dalla Washington State University oltre che sulla banca dati della rivista.


Da Teatro Naturale, 23/12/2019