Il COVID-19 dimostra la necessità di un nuovo paradigma: la “Green City”

di Francesco Ferrini

La pandemia che ci ha travolto ci ha prepotentemente reso più consapevoli che un cambiamento nel nostro modo di vivere è imprescindibile. Le persone stanno diventando sempre più coscienti del fatto che importanti mutamenti sociali, economici e ambientali sono necessari e, per questo, spingono perché vengano attuate azioni al riguardo.
Lo sviluppo degli ultimi decenni ha determinato un’eccessiva pressione ambientale, ma ha anche portato straordinari miglioramenti riguardo all’aspettativa di vita in tutto il mondo e, anche grazie alle tecnologie digitali, l’umanità ha ora a disposizione un’arma in più per poter dare una risposta efficace alle sfide che l’attendono in questo secolo: da un lato l’aumento della produzione di cibo, il fabbisogno di energia e di acqua potabile per tutti e dall’altro la necessità di ridurre gli sprechi e le emissioni lungo tutte le filiere produttive.
Questa trasformazione digitale pilotata dalla tecnologia di internet applicata alle cose di uso quotidiano rappresenterà un cambiamento senza precedenti nella storia dell’umanità, con impatti ancora non completamente conosciuti.
Anche nella città “verde” del futuro, l’uso delle tecnologie digitali, l’Internet of Things (IoT) e l’uso di strumentazioni in grado di fornirci risposte in tempo reale riguardo alle condizioni fisiologiche, sanitarie e strutturali delle piante, saranno un fondamentale strumento gestionale e potranno
aiutare in quelle che saranno le scelte pianificatorie, progettuali e realizzative delle nuove aree verdi. Non c’è dubbio che Il cambiamento e l’innovazione, attraverso il collaudo e l’avanzamento di nuovi modelli, sono stati determinanti nel progresso umano e devono esserlo anche adesso.
La “crescita verde” (e di conseguenza sostenibile) è stata proposta come un modo promettente per affrontare la necessità di trovare un equilibrio e, in questo contesto, è fondamentale pensare a uno sviluppo che non può che essere “olistico”, che includa cioè la sostenibilità ecologica ed economica, l’equa distribuzione e l’uso efficiente ed efficace delle risorse.
Tuttavia, rendere le città “verdi e in salute” va ben oltre la semplice riduzione delle emissioni di CO2 e degli inquinanti attraverso misure di efficientamento e risparmio energetico o attraverso il trasporto urbano sostenibile, fattori fondamentali come strategie di mitigazione delle future “perturbazioni ambientali”, ma non sufficienti se non accompagnate da un aumento della copertura arborea delle nostre città.
Bisogna pianificare in modo che il verde non sia più al servizio della città, ma che la “nuova” città sia pensata al servizio del verde, con un cambiamento totale di paradigma. Ciò implica che, invece di considerare le piante e gli spazi verdi come un costo, questi dovrebbero essere trattati come beni comuni (e quindi investimenti) che danno valore dal punto di vista sociale, economico e ambientale e forniscono una moltitudine di benefici per le popolazioni urbane e non solo. Le aree verdi urbane possono contribuire a ricollegare la società alla natura e offrire uno spazio pubblico per la sensibilizzazione ambientale e l’educazione informale svolgendo, quindi, un ruolo sostanziale nel migliorare l’atteggiamento pro-ambientale dei cittadini.
La sfida è espandere strategicamente le foreste urbane e fornire alle nostre comunità, in particolare alle persone più vulnerabili, un ambiente più vivibile, più sano e più equo, ricordando sempre che uguaglianza è dare alle persone le stesse cose e le stesse possibilità.