Cipriani – Gli italiani, insieme a giapponesi, svizzeri e coreani, hanno la fortuna di vivere più a lungo al mondo. Bella notizia. Proprio in questi anni però i “boomers” della generazione più numerosa del dopoguerra stanno invecchiando e i più giovani fanno sempre meno figli. Già oggi un toscano o italiano su quattro ha più di 65 anni. Si annuncia una “tempesta perfetta”: più anziani significa più malati da curare e assistere a carico di famiglie e società con meno giovani produttivi e risorse che non crescono di pari misura. Gli epidemiologi del consorzio internazionale Global Burden of Disease-GBD hanno calcolato che quasi la metà degli anni di vita che viviamo in più rispetto ai nostri coetanei del passato non sono vissuti bene, per malattie o peggio per perdita dell’autosufficienza mentale e/o motoria. L’ideale sarebbe perciò vivere tutti gli anni in pieno benessere, comprimendo problemi di salute ed autosufficienza a pochi giorni prima del decesso. Ci possiamo riuscire? Chiedo aiuto a te, Luigi, che rappresenti il top a livello internazionale dei ricercatori epidemiologi sull’invecchiamento. Toscano di origine, hai lavorato da giovane a Firenze come geriatra clinico per poi affermarti in America come leader della ricerca epidemiologica sull’invecchiamento, coordinando i più importanti studi internazionali sull’argomento – di cui due in Toscana. Attualmente sei Direttore scientifico del più importante Istituto sull’invecchiamento del Sistema sanitario americano (National Institute of Aging, https://www.nia.nih.gov/). Allora, Luigi, aiutaci a capire cosa sappiamo ad oggi dei meccanismi biologici dell’invecchiamento, perché e come si invecchia.
Ferrucci - Oggi sappiamo che l’invecchiamento non è una malattia, ma il risultato dell’accumulo progressivo di danni biologici che colpiscono cellule, tessuti e organi. Questi danni derivano da processi normali della vita (metabolismo, infiammazione, stress ossidativo) e da fattori ambientali. Finché i sistemi di riparazione e compenso funzionano, restiamo in buona salute; quando si indeboliscono, emergono malattie e disabilità. Invecchiare significa quindi perdere gradualmente la capacità di mantenere l’equilibrio biologico.
Cipriani – Alcune persone sembrano più giovani dell’età che hanno o viceversa, e ricerche recenti fanno pensare che adesso si può misurare “quanto siamo vecchi”.
Chissà se Prospero Alpini, “medicus et botanicus celeberrimus” della Serenissima, quando nel lontano 1592 ha divulgato in Europa la prima tavola illustrante un ramoscello di caffè nel suo libro De Plantis Aegypti avrebbe immaginato l’importanza che questa pianta avrebbe assunto nei secoli a venire. Oggi il caffè è prodotto in gran parte dei Paesi nella zona del mondo compresa tra i due tropici, con Brasile, Vietnam, Colombia, Paesi Centroamericani, Etiopia, Tanzania ed altri Paesi africani, India, Indonesia tra i maggiori produttori e garantisce benessere a milioni di famiglie. Nel resto del mondo il caffè è consumato ed anche in questo caso rappresenta una fonte di guadagno per tutta l’articolata filiera. Si prevede che la produzione mondiale di caffè per il 2025/26 aumenterà del 2% fino a raggiungere il record di 178,8 milioni di sacchi (da 60 Kg) e si stima che nel mondo vengano consumate tra 1.6 e oltre 3 miliardi di tazze di caffè al giorno.
A fronte di questo enorme successo, qualcuno sostiene che il caffè si conferma la seconda bevanda più consumata al mondo dopo l'acqua, questo prodotto non poteva non attrarre l’attenzione del mondo della Ricerca. A partire dagli aspetti botanici, di fisiologia vegetale e agronomici, passando per ciò che attiene l’immagazzinamento, la tostatura e la trasformazione del prodotto tostato per giungere infine alle correlazioni tra consumo e salute, possiamo affermare che sono davvero poche le discipline scientifiche che non si sono occupate, anche soltanto superficialmente, del caffè.
Benché il termine caffè si riferisca tipicamente alla bevanda, declinata in una molteplicità di preparazioni delle quali, per noi italiani, espresso e moka suonano particolarmente familiari, il caffè è prima di tutto una pianta di cui noi utilizziamo i semi. La pianta, vista e descritta da Prospero Alpini e da lui nominata con gli appellativi arabi “Bon”, “Ban” e “Caoua”, era certamente quella che nel 1737 Linneo ha classificato come Coffea arabica. Il caffè è un arbusto a foglie perenni, alto da 3 a 10 m, che in coltivazione viene mantenuto ad una altezza di 2-2,5 m per migliorare la produzione e facilitare la raccolta. È adulto e produttivo verso i 4-5 anni di età e si mantiene tale per 25-30 anni.
Con circa l’80% della popolazione europea residente in aree urbane, le città rappresentano oggi il principale contesto in cui si concentrano sia le sfide ambientali sia le opportunità per la transizione verso modelli di sviluppo più sostenibili. In tale scenario, le amministrazioni urbane stanno progressivamente incrementando gli investimenti in infrastrutture verdi.
Una nuova tessera è stata recentemente inserita dal legislatore italiano nel composito mosaico delle normative, disomogenee e diacronicamente stratificate, dedicate alla tutela e valorizzazione delle zone montane: si tratta della legge 12 settembre 2025, n. 131, che reca il titolo “Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane”.