Posizione condivisa dalla comunità scientifica agraria e richiesta di proposta di modifica articoli del DDL 988

16 June 2021

L'Accademia dei Georgofili, l'Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, l'Accademia Nazionale di Agricoltura di Bologna, l'AISSA, la FISV e la UNASA hanno sottoscritto il seguente documento per chiedere la revisione dell’attuale formulazione del DDL 988, affinché non possa costituire una legittimazione ingiustificata dell’agricoltura biodinamica e possa consentire di utilizzare gli Strumenti di Programmazione, di Ricerca e di Finanziamento inseriti nel capo V del DDL anche per quelle pratiche esoteriche e prive di fondamento scientifico, per le quali l’agricoltura biodinamica si distingue dall’agricoltura biologica.

In particolare, l’articolo 1 comma 3 del DDL 988,  prevede  un’equiparazione  tra  agricoltura biologica  e  biodinamica,  andando  oltre  la normativa  UE  che  semplicemente  consente  l’uso  di preparati biodinamici in agricoltura biologica. La  presenza  nel  tavolo  tecnico  previsto  nell’articolo  5  comma  3  di  un  rappresentante dell’agricoltura biodinamica rafforza la nostra preoccupazione ed è difficile da capire, in quanto la ratio del legislatore dovrebbe essere solo quella di rendere possibile una equiparazione di diverse forme di  agricoltura  a  quella  biologica,  quando  queste  rispettino  i  regolamenti  in  materia  di agricoltura biologica.

__________________

Scarica qui tutto il documento: Posizione condivisa AISSA_FISV_Accademie_ddl988_v2 AA (003).pdf


Vai all'articolo


Vogliamo piantare miliardi di alberi? Investiamo prima nel settore vivaistico

Francesco Ferrini 16 June 2021

Mentre ci avviciniamo a 1,5 gradi di riscaldamento planetario, cresce la consapevolezza che le foreste sono la migliore soluzione per rallentare il cambiamento climatico poiché sono, al contempo, una strategia di mitigazione del riscaldamento globale (riducono le emissioni e la concentrazione di CO2 attuale) e di adattamento, principalmente attraverso il rinfrescamento dell’aria e la prevenzione del riscaldamento delle superfici. Ma soprattutto sono una soluzione basata sulla natura.
Per questo motivo molti governi nazionali e locali stanno lanciano campagne di forestazione di massa. Se non possiamo che plaudire alle diverse iniziative (finalmente, verrebbe voglia di dire!) dei governi locali e nazionali e anche di organizzazioni private che, almeno a parole, si preparano alla forestazione/riforestazione di massa, attraverso diverse iniziative ai diversi livelli, incluso il World Economic Forum, rimane una grande domanda: dove troveremo esattamente le decine di milioni (ma si parla di miliardi) di piante per realizzare gli obiettivi? In questo momento l’offerta dei vivai nazionali, forestali o di produzione di piante per il verde urbano, si stima sia intorno ai 10 milioni di piantine (numero totale, non di quelle potenzialmente vendibili). Dobbiamo anche ricordarci che i futuri impianti necessiteranno della disponibilità di un numero di piante nei vivai almeno del 20-25% superiore alle richieste per garantire che le piante morte (una mortalità del 5% può considerarsi “fisiologica”, anche se un impianto ben pianificato e realizzato dovrebbe tendere alla “zero mortalità”) vengano rimpiazzate. Le aziende produttrici devono perciò affrontare sfide significative per soddisfare questa domanda di piantine. Ma sono pronte? Saranno pronte?
Rimanendo nel nostro Paese, possiamo tranquillamente affermare che, senza cambiamenti sostanziali, i vivai nazionali non possono e non potranno neanche avvicinarsi a soddisfare la crescente domanda di alberi.
Dovrebbero più che raddoppiare (ma, azzardo, forse quintuplicare) la loro produzione attuale per raggiungere gli obiettivi che diverse istituzioni hanno fissato ma, ovviamente, la cosa non è così semplice neppure nel medio periodo a causa dell’esistenza di numerose barriere, non solo economiche.
Infatti, mentre la maggior parte dei vivai potrebbe essere anche disposta ad espandersi, problemi seri e non facilmente superabili rendono difficile farlo. I principali tra questi sono sicuramente la carenza di superfici utilizzabili per le piantagioni, una forza lavoro non sempre adeguata, la mancanza di contratti di dimensioni e durata sufficienti per giustificare investimenti per l’ampliamento e,soprattutto, una serie di vincoli ambientali che, di fatto, frenano l’espansione delle superfici investite a vivaio. Questo nonostante che, ormai, la gran parte delle produzioni non solo sono rispettose delle normative ambientali, ma rappresentano “pozzi di carbonio”, potendo garantire l’assimilazione, il sequestro e lo stoccaggio di grosse quantità di CO2.

Vai all'articolo


Vai al notiziario


vieni a trovarci su facebook vieni a trovarci su twitter

Il blog dei Georgofili per i giovani

Prossimi eventi






Dal 14 December 2021 al 18 December 2021

International Cartographic Conference


Vedi tutti gli eventi


Fonti proteiche e impatto ambientale dei sistemi zootecnici: le alghe come fonti alternative alla soia

Giuliana Parisi 16 June 2021

Insieme a lieviti, funghi e batteri, le microalghe vengono definite Single Cell Protein (SCP), che rappresentano possibili fonti proteiche alternative, avendo un contenuto in proteina che può considerarsi elevato, potendo costituire il 45-55% nei lieviti, il 50-80% nei batteri e il 60-70% nelle microalghe.

Vai all'articolo


Alle vacche piace classica

Giovanni Ballarini 16 June 2021

Che gli animali siano influenzati e possano apprezzare la musica non deve stupire. Come nell’uomo la musica è un'espressione di stati d'animo ed emozioni, con una storia di guarigioni fisiche ed emotive per le sue azioni analgesiche e ansiolitiche, anche negli animali sono stati documentati vari effetti della musica sul loro comportamento e fisiologia, e la letteratura disponibile indica che esiste una variazione tra gli animali per la preferenza musicale e il loro comportamento.

Vai all'articolo