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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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15 dicembre 2010

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Si aggrava una malattia del pomodoro

di Piero Cravedi - Emanuela Mazzoni

Negli ultimi anni le coltivazioni di pomodoro dell’Italia settentrionale hanno subito rinnovati e più intensi attacchi da parte dello “stolbur”, una malattia nota da tempo soprattutto negli areali più meridionali. I casi più preoccupanti si sono verificati in provincia di Parma a partire dal 2005, ma anche appezzamenti nelle province di Piacenza e Reggio Emilia sono stati seriamente colpiti negli anni successivi.
I sintomi sono più evidenti nelle varietà tardive: le piante assumono un aspetto affastellato causato dalla proliferazione dei germogli. I fiori si deformano e rimangono sterili. In alcuni appezzamenti la malattia ha colpito oltre l’80% delle piante. Le piante con sintomi, distribuite casualmente all’interno degli appezzamenti, mostrano cali produttivi che possono andare dal 50% fino al 90 % circa.
Il fitoplasma agente dello “stolbur” è lo stesso agente responsabile del cosiddetto “legno nero” della vite e può essere presente in varie piante spontanee.
Per l’importanza del pomodoro da industria nelle province occidentali dell’Emilia, sono state avviate ricerche per seguire i fenomeni e impegnarsi ad  impedirne la diffusione. La diagnosi deve essere effettuata con tecniche biomolecolari che consentono di identificare il DNA del fitoplasma all’interno della pianta infetta e dell’insetto vettore. Nel pomodoro, ad oggi, è stato individuato sempre solo l’isolato “tuf - tipo II” del fitoplasma. Lo stesso isolato è stato rinvenuto nel convolvolo (Convolvulus arvensis) e nel vilucchione (Calystegia sepium). La trasmissione da queste piante erbacee, che fungono da serbatoio del patogeno, alle piante di pomodoro avviene ad opera di cicaline. Come per la vite è emerso che è lo Hyalesthes obsoletus il più probabile responsabile della trasmissione della malattia. In particolare sarebbero coinvolti gli esemplari nati e cresciuti sulle radici del convolvolo.
La lotta chimica non appare idonea a combattere il vettore, che vive su varie piante ospiti spontanee. Più promettenti appaiono le pratiche agronomiche. Dati preliminari indicherebbero una gravità maggiore dei sintomi in tutti quegli appezzamenti succeduti a prati stabili. L’adozione di tecniche efficaci di diserbo nei confronti del convolvolo appare promettente per ridurre sia l’abbondanza delle popolazioni dell’insetto vettore, sia la presenza di piante serbatoio della malattia.
Prevenire la diffusione di questa fitoplasmosi assume rilievo per la produzione del pomodoro in Italia, che sta affrontando anche le gravi difficoltà derivate dalla concorrenza di paesi quali la Cina che invade i mercati con i suoi prodotti di trasformazione.

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