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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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27 ottobre 2010

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Il presidente dell’UNICEB Renzo Fossato: “Perché gli OGM vanno difesi”


“Sempre più spesso si sta cercando di demonizzare gli OGM, ormai entrati in una diatriba squisitamente ideologica, riportando sui mass media solo il punto di vista degli oppositori, senza però dare spazio ad un auspicabile contradditorio.
In effetti ritengo sia corretto riferirsi a documenti scientifici ricordando che gli OGM e, in particolare, il mais bt sono stati valutati positivamente dai più prestigiosi organismi scientifici nazionali e internazionali. Lo stesso Commissario Europeo della Ricerca, Philippe Busquin, al termine delle studio UE durato 15 anni (1985-2000) e che aveva coinvolto 400 centri di ricerca pubblici per un totale di 70 milioni di euro, è giunto alle medesime conclusioni affermando che “le ricerche dimostrano che le piante geneticamente modificate e i prodotti sviluppati e commercializzati fino ad oggi, secondo le usuali procedure di valutazione del rischio, non hanno presentato alcun rischio per la salute umana o per l’ambiente. Anzi, l’uso di una tecnologia più precisa e le più accurate valutazioni in fase di regolamentazione rendono queste piante e questi prodotti ancora più sicuri di quelli convenzionali’.
Viene spesso detto, per convincere la gente, che sono necessari 30/40 anni per rilevare effetti negativi sui consumatori di OGM (è poi vero?). Ebbene, da oltre 20-30 anni il mais bt è entrato nella catena alimentare negli Stati Uniti, in Canada, in Argentina e in altri Paesi senza mai evidenziare alcun problema nelle popolazioni, a parte la denuncia di alcune forme di allergia, poi smentite in modo assoluto da una verifica scientifica dell’evento.
Si parla di rischio di scomparsa della biodiversità, ma anche questo è un problema ininfluente se si applicano correttamente le regole della coesistenza, che la scienza ha individuato con precisione, per evitare la diffusione dei pollini alle colture non OGM. Regole e metodologie atte a garantire una reale e sostenibile coesistenza tra i diversi sistemi colturali. Regole che molte Regioni non vogliono codificare perché si sono dichiarate OGM –free, ma fanno finta di non sapere che mais e soia OGM sono presenti sotto forma di lecitina, farina, amido, olio etc., in oltre il 50% degli alimenti confezionati (prodotti da forno, merendine, salse, conserve etc.) senza che sia stato rilevato alcune effetto negativo.
L’Italia che è uno tra i Paesi più avversi agli OGM, non fa alcuna ricerca scientifica sugli eventuali rischi da OGM … I campi sperimentali sono stati ripetutamente distrutti dai dimostranti ecologisti e il risultato di queste sperimentazioni non si saprà mai e forse era proprio questo che i dimostranti volevano.
Peraltro, senza OGM l’incremento dell’uso dei pesticidi (fungicidi, battericidi, virucidi, insetticidi, erbicidi) è esponenziale … e l’agricoltura biologica (tranne alcune nicchie) ne fa uso … senza dichiararne l’impiego come scoperto ripetutamente dai NAS.
.........
E’ necessario rilevare che l’introduzione delle patate in Francia, nel XVIII secolo, è stata alla base di lotte politiche: l’opposizione al consumo di patate ha raggiunto poi il suo culmine con un proclama del Parlamento di Besançon che proibiva, a causa di un paventato rischio di trasmissione della lebbra, la coltivazione e il consumo di un prodotto che sarebbe diventato l’alimento nazionale dei francesi (anche gli anglosassoni chiamano le patatine fritte ‘french fries’). A quei tempi pertanto, nonostante l’appoggio di numerosi scienziati e dello stesso re Luigi XVI non ci fu un largo consumo di patate da parte della popolazione fino alla rivoluzione del 1789.
Come consumatori, pensando anche ai figli e nipoti, dobbiamo accontentarci di scegliere prodotti che nell’etichetta riportano la scritta ‘OGM free’, ma che non ci garantiscono automaticamente l’assenza di sostanze a provata attività tossica o addirittura cancerogena quali micotossine, pesticidi, metalli pesanti, radioattività, residui di farmaci, batteri patogeni? Forse si vuole trasmettere al consumatore il messaggio che se i prodotti alimentari sono OGM- free questi altri contaminanti perdono la loro pericolosità?”.
(da Agrapress, ANNO XLVIII - N. 325 - martedì 26 ottobre 2010)




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